La famiglia Fernandes: “Mia moglie conta i palloni che perdo, papà i rigori che sbaglio. E odio perdere, anche se gioco con mia figlia”

Il centrocampista dello United è circondato da persone piuttosto severe, ma in fondo gliene è grato.

di Redazione Il Posticipo

Bruno Fernandes, guai ai vinti. Il giocatore dello United, in una lunga intervista concessa al canale tematico del club, ha parlato del suo rapporto con la sconfitta. Difficile da sopportare. A tal punto che ne fa le spese anche la… figlia di tre anni. Le sue parole sono riprese dal sito ufficiale dei Red Devils.

COMPETITIVO – Il portoghese è un ragazzo competitivo. Da sempre. “Odio perdere, a qualsiasi cosa. Anche a carte. Qualche giorno fa stavo giocando con la mia bambina. E a volte pensi che dovresti lasciarli vincere. Non ce l’ho fatta. Lei ha tre anni e mia moglie si arrabbia moltissimo. Anche in Portogallo, quando la famiglia si riunisce a Natale, non sopporto di perdere a tombola. Credo sia più forte di me, ma che derivi da una famiglia in cui tutti hanno sempre giudicato le mie partite passandole al setaccio. Solo mia madre, qualunque cosa succeda, mi dice che sono stato bravo. Mia moglie è molto più severa. Conta i passaggi che sbaglio e i palloni che perdo, mentre mi padre dopo il Newcastle, mi ha mandato un messaggio complimentandosi per il gol ma invitandomi a calciare bene i rigori”. Per la cronaca, era il primo errore dopo undici consecutivi messi a segno..

MOTIVANTE – Tanti occhi addosso, che però lo motivano: “Sono contento di come mi trattino perché il loro giudizio mi aiuta a migliorare. So di avere persone alle mie spalle che mi appoggiano, ma si aspettano anche che faccia del mio meglio. Preferisco gli amici che mi dicano di aver giocato una partita orrenda, piuttosto di gente che mi ricopra di elogi. Fra l’altro mio padre e mio fratello hanno giocato a calcio quindi sanno benissimo come e quando dirmi qualcosa. Credo che per rendere al meglio tutti abbiano bisogno di un parente o un amico che abbia il coraggio di dirti che non è stata colpa dei tuoi compagni di squadra se non hai vinto, ma solo tua”.

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