La disperazione di Dani Alves di fronte al dramma di Abidal: “No, non può succedere un’altra volta”

Uomini prima che calciatori. Nei momenti di difficoltà, quando c’è in gioco una vita, non tutti sono in grado di caricarsi i compagni sulle spalle. Dani Alves, da vero fuoriclasse, era pronto a tutto per aiutare Abidal a guarire dal tumore al fegato.

di Redazione Il Posticipo

Calciatori sì, ma prima di tutto esseri umani. Un gol, un’esultanza ed una vittoria cambiano una domenica di calcio, ma capita, a volte, fortunatamente di rado, che in gioco ci sia la vita. Protagonista della storia Dani Alves, che nel documentario “Take the Ball, Pass the Ball” ricorda gli anni al Barcellona, ed in particolar modo la malattia di Abidal, colpito da un tumore al fegato.

PASSATO – Che Dani Alves non sia un calciatore come gli altri lo si capisce immediatamente. Va bene il calcio, ma rimane essenziale e di primaria importanza la parte umana. Sui social network o semplicemente nelle interviste, si capisce come il brasiliano veda la vita sempre con ottimismo. Risulta facile capire quindi quanto la malattia di Abidal abbia scosso il terzino, che ha rischiato di perdere un altro compagno di squadra: “Abidal era una delle grandi persone che nello spogliatoio ammiravamo per il suo modo di essere, per la sua allegria”, dice il brasiliano, “avevo già perso un compagno al Siviglia (Antonio Puerta), e mi ripetevo che no, non poteva succedere di nuovo”.

REAZIONE – “La prima volta non ho potuto aiutare, però questa volta sì, era alla mia portata”, continua il calciatore ex Barcellona, che ha dimostrato tutta la sua umanità nella vicenda Abidal. “Se potevo aiutarlo, continuare a farlo vivere, non mi sarebbe importato della mia carriera”. A concludere la storia, raccontando più minuziosamente i dettagli, è Abidal, che spiega al mondo intero l’enorme gesto che Dani Alves era intenzionato a fare: “(Dani Alves) venne da me e mi disse “Abi, abbiamo lo stesso gruppo sanguigno, ti do una parte del mio fegato”. Conclude il terzino brasiliano: “Se non lo avessi aiutato non me lo sarei mai perdonato, non potevo permetterlo”. Un gesto che, alla fine, non è servito, ma in questo caso, va detto, è il pensiero che conta realmente.

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