La confessione di Wenger: “Non riesco a convivere con il fatto che non sarò mai più su una panchina…”

La confessione di Wenger: “Non riesco a convivere con il fatto che non sarò mai più su una panchina…”

A settant’anni c’è chi, dopo una vita di lavoro, non vede l’ora di godersi la pensione. E poi c’è Arsene Wenger. Che un anno dopo aver lasciato definitivamente l’Arsenal, già non ne può più di stare con le mani in mano…

di Redazione Il Posticipo
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A settant’anni c’è chi, dopo una vita di lavoro, non vede l’ora di godersi la pensione. Il tempo libero, la famiglia, le proprie passioni, tutte cose che magari nel corso della propria vita lavorativa sono state trascurate più o meno consapevolmente. E poi c’è Arsene Wenger. Che un anno dopo aver lasciato definitivamente l’Arsenal, già non ne può più di stare con le mani in mano. L’alsaziano, che con 22 anni tra Highbury ed Emirates aveva con i Gunners un contratto…a tempo indeterminato, proprio non riesce ad accettare che esista una vita dopo lo panchina. E lo racconta a BeIN Sports.

NUOVO RUOLO – “Non riesco a convivere con il fatto che non sarò mai più su una panchina”. Chiaro e diretto. La consapevolezza che i giorni da manager potrebbero essere finiti sembra evidente. Ma esistono anche altri ruoli e infatti Wenger accenna proprio ad una possibilità simile. “Potrei anche pensare a un ruolo diverso, vorrei essere in grado di provare ancora una volta l’intensità di una competizione”. E in effetti un mito del calcio come Arsene potrebbe fare la fortuna di molte squadre anche solo come direttore dell’area sportiva. Ma di offerte, come quella del PSG, ce ne sono state e il fatto che il francese non abbia accettato sta a significare che l’ossessione resta sempre la stessa: la panchina.

AMAREGGIATO – Wenger spiega anche quanto sia stato complicato lasciare l’Arsenal dopo 22 anni. “Non avrei mai pensato di dover andare via dall’Arsenal e di disconnettermi totalmente dal club. Ma ho dovuto reinventarmi una nuova vita”. Nuova vita soddisfacente, ma fino a un certo punto. Ad Arsene continua a mancare qualcosa. Il brivido. “A volte ti senti amareggiato, perché non hai più quell’eccitazione che avevi prima”. Ma tutte le storie, anche una bella come quella tra il Professore e l’Arsenal, hanno una fine. “Ed io sono contento di essere sopravvissuto. Lo dico in un senso positivo, perché sono consapevole che passare 22 anni in un club è un’impresa eccezionale”.

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