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La caduta di Scott, dal Manchester United ai cantieri: “Mi sono ritrovato senza un centesimo, bevevo e scommettevo. Penso che tutti mi ritengano un fallito”

Charlie Scott, classe 1997, centrocampista inglese del Newcastle Town. Un illustre sconosciuto, che sembrava destinato ad altri palcoscenici dopo anni al Manchester United assieme a Rashford. Ma quando il club lo ha lasciato andare, la sua vita ha...

Redazione Il Posticipo

Charlie Scott, classe 1997, centrocampista inglese del Newcastle Town, club che si trova all'ottavo livello della piramide calcistica di Sua Maestà. Un illustre sconosciuto, che sembrava destinato ad altri palcoscenici. Assieme a Marcus Rashford, ora stella del Manchester United, il ventiduenne ha fatto tutte le giovanili con i Red Devils sin da quando aveva sei anni. Poi però il club lo ha lasciato andare e la sua vita ha preso una piega molto diversa. Ora si sveglia alle 5:30 e fa oltre 80 chilometri per andare a lavorare in cantiere. Scott lo ha raccontato a The Athletic, spiegando le ripercussioni che può avere chi viene scartato dai grandissimi club.

DEPRESSIONE - "Sono stato allo United per tre-quarti della mia vita, ma poi è finita. Ed è in quel momento che sono andato in depressione. Sono passato dalle stelle, fare parte di un club come lo United, alle stalle, senza assolutamente nulla. Mi sono ritrovato senza un centesimo, ho speso tutti i miei soldi in stupidaggini. Bevevo, ma soprattutto scommettevo e andavo al casinò, quelle str***ate lì". Una storia come tante. Si sogna il successo ma poi la dura realtà colpisce forte. A cercare di aiutare Scott c'è Rashford, con cui il centrocampista ha condiviso tutta la trafila nel club. "Abbiamo fatto tutte le giovanili assieme e siamo ancora buoni amici. Marcus mi manda sempre messaggi per sapere come sto e ci vediamo una volta a settimana. Per lui non è cambiato nulla, quando aveva 15 anni era esattamente come ora che è una superstar. Ed è stato sempre molto comprensivo, mi dice spesso 'non capisco come tu sia finito in questa situazione'. Ma me lo dicono talmente in tanti che a volte rende la situazione persino peggiore".

FALLITO - Una situazione del genere, racconta l'ex dei Red Devils, crea problemi enormi. E soprattutto colpisce in pieno l'autostima. "L'addio allo United mi ha colpito, in tutti gli ambiti. Continuavo a pensare cosa avrebbero pensato le persone di me. Mi sentivo come se tutti mi ritenessero un fallito, essere allo United per 14 anni e poi andare a finire a giocare a calcio a livello locale. Il Newcastle Town è la squadra del posto dove vivo, ma ero preoccupato che mi guardassero come 'quello che poteva diventare qualcuno, ma ha buttato tutto all'aria'. Dentro di me so che non lo pensa nessuno, ma è un pensiero che ho e non riesco a togliermelo. I miei amici e la mia famiglia mi dicono di non pensarci, ma ecco gli effetti che questo ha avuto su di me". E ora, tra un cantiere e l'altro, forse Scott sogna ancora di giocare con il suo amico Marcus...