Kramer a tutto campo, tra ricordi e presente: “Mi sono costretto a chiedere la maglia a Messi. Senza tifosi non possiamo fare finta di…”

Christoph Kramer è campione del mondo…a sua insaputa. Lo scontro nella finalissima in Brasile contro Otamendi l’ha costretto a uscire dal campo ma soprattutto fa sì che il tedesco ricordi davvero poco della partita più importante della sua carriera. Ma altre cose, come racconta in un’intervista, se le ricorda eccome.

di Redazione Il Posticipo

Christoph Kramer è celebre perchè è campione del mondo…a sua insaputa. Lo scontro nella finalissima in Brasile contro Otamendi l’ha costretto a uscire dal campo ma soprattutto fa sì che il tedesco ricordi davvero poco della partita più importante della sua carriera. Il centrocampista del Borussia Mönchengladbach però non se ne cura. Anche perchè, nonostante nel 2014 abbia avuto modo di incontrare Messi sul palcoscenico più importante senza poterci praticamente parlare, un anno dopo ha potuto chiedergli la maglia. Questo, come spiega a SPOX, se lo ricorda eccome.

COSTRETTO – Anche perchè la situazione era di quelle particolari… “Le mie maglie preferite sono quelle delle grandi partite, come quelle in Champions League. In generale, associo una storia a ogni maglia. Quando giochi contro squadre come il Barcelona è sempre qualcosa di speciale. Quando ho ricevuto la maglia di Lionel Messi sono stato felicissimo, è incorniciata sul mio muro di casa. Gliel’ho chiesta durante un controllo antidoping, dopo una partita di Champions League con il Bayer Leverkusen. Ero seduto accanto a lui e mi sono praticamente costretto a chiedergli la maglia. Lui mi ha fatto cenno di sì e se l’è tolta. Io gli ho detto “grazie”, lui ha detto “prego”. Ed ecco com’è andata”.

PORTE CHIUSE – Nell’intervista Kramer parla anche della situazione attuale e delle partite a porte chiuse. “Per noi giocatori, in campo non cambia nulla. Solo si accumula meno adrenalina durante il riscaldamento, perchè mancano i tifosi. Ma si può vedere anche dalle statistiche del singolo giocatore e delle squadre che giochiamo a calcio esattamente come facevamo prima. L’unica cosa è che adesso non possiamo più fare finta di non aver sentito le indicazioni dell’allenatore. E a volte è un peccato!”

INSTAGRAM – E c’è tempo anche per un ragionamento…sociologico. Con la pandemia, molti calciatori hanno cominciato a postare meno sui social, o almeno a diminuire il numero di foto e video, spesso controversi. Un cambiamento che però per Kramer non è destinato a durare. “Secondo me, Instagram crea una sorta di trasparenza che può causare problemi ad alcuni giovani giocatori. Ma questa pandemia ha contribuito a creare una certa sensibilità, quindi molti calciatori in questo momento sono più attenti a quello che pubblicano. Ma sfortunatamente, non penso che durerà. Sembra un po’ come una vacanza in cui leggi libri su ciò che vuoi cambiare nella tua vita, e dopo due giorni che sei tornato in ufficio tutto riprende come al solito”

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