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Klopp, “no” alle nazionali. “I giocatori sono pagati dai club, dobbiamo rappresentare la priorità”

Il tecnico tedesco restio a lasciar andare i giocatori in vista delle convocazioni per la finestra di marzo. E il regolamento è dalla sua parte.

Redazione Il Posticipo

Jurgen Klopp non le manda a dire alle nazionali. Il tecnico tedesco, che già ha dovuto fare i conti con i tantissimi infortuni che hanno pesantemente condizionato la stagione dei reds, chiarisce il suo punto di vista in vista delle finestra di fine marzo dedicata alle nazionali. Il diktat è chiaro: se sarà prevista la quarantena obbligatoria dopo il rientro, cercherà di non consegnare i propri giocatori alle nazionali in zona rossa. Le sue parole sono riprese dal Liverpool Echo.

PREOCCUPATO - Klopp è abbastanza preoccupato della situazione che potrebbe generare una trasferta legata a una quarantena obbligatoria al rientro in Inghilterra. "Penso che tutti i club concordino sul fatto che  non possiamo semplicemente lasciare andare i ragazzi per poi risolvere la situazione quando tornano lasciandoli in quarantena dieci  giorni in un hotel. Semplicemente non è possibile. Capisco le esigenze delle diverse federazioni, ma questo è un momento in cui non possiamo rendere tutti felici e dobbiamo ammettere che i giocatori sono pagati dai club, quindi significa che dobbiamo essere la prima priorità. Purtroppo non possiamo accontentare le richieste in questo periodo in cui nessuno è sicuro al 100%. Anche perché non è chiaro dove andranno a giocare perché alcuni paesi potrebbero cambiare le sedi. Ci piacerebbe avere più informazioni possibile al riguardo".

POLEMICHE - Klopp è consapevole che il "no" potrebbe generare più di qualche polemica, ma il regolamento è dalla sua parte. "La FIFA è stata chiara. Possiamo rifiutare di mandare un giocatore in nazionale. Fra l'altro, non è facile viaggiare da e per l'Inghilterra. Vi sono diversi paesi che sono in zona rossa, quindi non possiamo lasciar andare a cuor legger un calciatore. Siamo tutti molto preoccupati, perché quando i giocatori hanno lasciato la bolla è sempre un pensiero in più. Il Liverpool non registra casi da un bel po' di tempo e anche l'Inghilterra sta viaggiando nella giusta direzione ma è lecito restare preoccupati".

CHELSEA - C'è modo anche per parlare di calcio giocato considerando la sfida con Tuchel. Derby tedesco in Premier. "È sempre bello incontrarlo. Il Chelsea con Jurgen e il City con Pep sono le due squadre che fungono da  punto di riferimento. Non ci incontriamo per giocare una partita di tennis. Per me è una sfida giocare contro di lui e ovviamente il nostro obiettivo è vincerla".

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