Klopp fra calcio e diritti umani: “Ok ai cinque cambi, spero sia l’ultima volta che parliamo di Black Lives Matter”

L’allenatore del Liverpool fra ripresa della Premier e impegno civile. Il tecnico dei reds teme gli infortuni e vorrebbe che il Black Lives Matter non servisse più perché significherebbe aver raggiunto l’obiettivo dell’uguaglianza sociale.

di Redazione Il Posticipo

Il Liverpool torna in campo per vincere un titolo che sembrava beffardamente sfuggitogli a causa della pandemia. Dopo 30 anni non è questione di “se” ma di “quando” i reds torneranno ad essere campioni d’Inghilterra. Klopp in conferenza stampa ha parlato di tutto. Le sue parole sono riportata dal Liverpool Echo,

ADEGUARSI  – La parola d’ordine è adeguarsi. A convivere con il virus, a difendersi, e ad accettare la nuova situazione. “Per noi sarebbe un grosso problema se uno dei nostri ragazzi si infettasse, quindi dobbiamo mantenerli in buona forma. Loro lo sanno. Sono fortunato ad avere questo gruppo. Sono sempre preoccupato per gli infortuni”. Il calcio è totalmente cambiato rispetto a tre mesi fa. Era impossibile da prevedere. “Credo sia da stupidi dire che era meglio prima, è talmente ovvio. Tuttavia trovo qualcosa di interessante anche in questa situazione. Non avrei mai pensato che mi sarei di nuovo allenato in una palestra sotto una tenda, ma la situazione è questa, quindo dobbiamo prenderne atto e non soffrirne”.

RIPRESA – Ci siamo assicurati di arrivare all’appuntamento nella forma migliore possibile. I ragazzi si sono riposati, ma devono riabituarsi alla partita. Stiamo bene ma  probabilmente non al 100% . Per questo sono contento della possibilità di apportare cinque cambi. La sfida con l’Everton è e resta ancora un derby importante per entrambe le squadre. Il nostro avversario sarà fortemente motivato. Iniziare con un derby in una stagione normale sarebbe stato davvero interessante, ma questa partita assume un valore speciale per diversi motivi. Abbiamo cercato di abituarci a  cosa ci aspetta in allenamento nell’amichevole con il Blackburn. Sembrava qualcosa di simile al calcio. Spero che il pubblico possa tornare presto”.

IMPEGNO CIVILE – Molti giocatori hanno utilizzato il lockdown anche per farsi portavoce di diritti civili. “Sono orgoglioso ma non sorpreso. I calciatori hanno sempre aiutato moltissima gente senza che ci fosse clamore e o hanno fatto anche in un momento difficile. E quello che ha fatto Rashford è di assoluto e totale rispetto”. Spazio anche per il Black Lives Matter. “Spero sia l’ultima volta che ne parliamo. Significherebbe raggiungere l’uguaglianza e se il calcio è modello per la vita, deve esserlo anche per i diritti. Credo sia stupido non essere a questo punto, non riesco a capire ma faremo quello che dobbiamo fare per risolvere questa situazione. Possiamo e dobbiamo cambiare il futuro.  Si tratta di mostrare finalmente e si spera per l’ultima volta che siamo tutti uguali. È incredibile parlare ancora di qualcosa del genere, ma dobbiamo”.

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