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Klopp a cuore aperto: “Quando giocavo ero mediocre, ma ero già allenatore. Sono il capo, ma tra una decisione e l’altra posso essere amico dei calciatori…”

Chi ha lavorato con lui sottolinea sempre un punto cardine del metodo Klopp: con il tedesco si può parlare davvero di tutto. Uno di quegli allenatori che vengono definiti "amici dei calciatori". Ma è davvero così? Alla domanda risponde lo...

Redazione Il Posticipo

Essere Jürgen Klopp. Il titolo perfetto per una biografia del tecnico del Liverpool, che proprio per il suo modo di approcciarsi al calcio e ai suoi calciatori è considerato un maestro del mondo del pallone. Chi ha lavorato con lui sottolinea sempre un punto cardine del metodo Klopp: con il tedesco si può parlare davvero di tutto. Uno di quegli allenatori che vengono definiti "amici dei calciatori". Ma è davvero così? Alla domanda risponde lo stesso tecnico campione d'Europa in carica al JD In The Duffle Bag podcast.

MEDIOCRE - Partendo dai tempi in cui era ancora in campo, al Mainz. Non sarà stato un fenomeno, ma aveva già chiaro quale fossero le sue caratteristiche principali..."Ero un giocatore mediocre. Ovviamente non ero fortissimo. Ma giocavo sempre con la mia squadra in seconda divisione. E per diverse ragioni, ogni allenatore pensava che io fossi un elemento importante della rosa. Ero il motore della squadra, se qualcosa non andava io lo dicevo a tutti e, se possibile, spiegavo a ognuno come migliorare e quello che tutti dovevamo fare per andare in quella direzione. Avevo questo ruolo già ai tempi in cui giocavo".

AMICO - Dunque, allenatore già prima di diventarlo. Poi, quando la cosa è diventata ufficiale, Klopp si è dovuto adattare. E considerando che è passato dal campo alla panchina in poco tempo, comprensibile che sia uno che i calciatori...li capisce. "Io sono il capo, decido chi gioca, quando ci alleniamo e quello che si fa in allenamento. Tutte queste cose le decido io. Ma tra una decisione e l'altra, posso essere amico dei miei calciatori. Spiego sempre così il mio rapporto con loro. Sono loro amico, ma non sono il loro migliore amico. Non sarò un tipo che capisce sempre qualsiasi cosa, ma cerco di fare esattamente questo".

MOTIVAZIONI - Molti calciatori lo definiscono come un secondo padre. Ma qualcuno lo accusa di fingere di essere interessato alla vita dei suoi calciatori. Peccato che per Klopp si tratti di un punto focale del suo essere manager. "Non faccio finta di essere interessato alla loro vita privata, lo sono davvero. Loro sanno tutto di me, di mia moglie e dei miei figli. È importante sapere con chi hai a che fare ed è importante sapere cos'è che tiene qualcuno determinato e motivato. Da dove vieni? Sei qui per guadagnare soldi, il che mi va benissimo, o sei qui per rendere orgogliosa la tua famiglia? O addirittura tutta la tua nazione? Ci sono molte risposte diverse e io penso di doverle conoscere. Sono queste cose che creano un rapporto. Loro sanno che possono sempre parlare con me e che ogni cosa che hanno da dirmi è importante".