Kempes su Messi: “Ancora il più forte, ma gli anni passano. E il primo “10” a vincere un Mondiale con l’Argentina sono stato io…”

Kempes a ruota libera. L’attaccante argentino campione del mondo nel 1978 non ha, come consuetudine, peli sulla lingua. E anche sul dualismo Messi-Maradona ha idee abbastanza chiare…

di Redazione Il Posticipo

Kempes a ruota libera. L’attaccante argentino campione del mondo nel 1978 non ha, come consuetudine, peli sulla lingua e in una diretta Instagram ripresa da Olè ha affrontato diversi argomenti. In primi, Messi e le prospettive della nazionale albiceleste.

MESSI – Il campione del mondo ritiene che la Pulce abbia già dato il meglio: “Messi, come tutti i giocatori di calcio, paga il passare del tempo. Credo sia ancora il migliore del mondo, ma non so se sia ancora in grado di ripetere alcune giocate come quella contro il Getafe, quando ha dribblato tutti”. Kempes dribbla anche il paragone fra l’attaccante del Barcellona e Maradona. “Credo che la cosa più importante sia che sono sono entrambi argentini. E tutti e due hanno scalato le vette del calcio mondiale. E comunque il primo numero 10 della Nazionale sono stato io, in quella del 1978, quando ci siamo laureato Campioni del Mondo. In quella edizione, oltre che capocannoniere,  sono stato il miglior giocatore del torneo. Anche se, ancora oggi sembra che abbiamo fatto male a vincere la Coppa del Mondo nel ’78. Come se avessimo giocato per altre persone invece che per gli argentini ”

ARGENTINA – A proposito di vittorie, l’albiceleste è a secco da troppo tempo. “Credo che Scaloni possa svolgere bene il proprio compito. Ha vissuto momenti difficili, ma ha mostrato personalità nel mettere sul campo giocatori che non sono titolari nelle loro squadre. La panchina e i giocatori gli hanno risposto. Adesso deve cercare la sua squadra. Bilardo nell’86 aveva Maradona, ma era circondato da altri giocatori. Nella Coppa del Mondo del 1978 non c’erano fuoriclasse. Ora c’è Messi che può vincere una partita, da solo ma se non ci riesce come si fa? Ecco perché serve una squadra compatta anche se io non riuscirei a trovare una sintonia con i ragazzi che oggi giocano in nazionale. Si sentono degli dei”.

 

 

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