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Keita, capocannoniere del Senegal in Italia: un legame fortissimo con il suo paese

CAGLIARI, ITALY - OCTOBER 01:  Keita of Cagliari celebreates his goal 1-0 during the Serie A match between Cagliari Calcio and Venezia FC at Sardegna Arena on October 01, 2021 in Cagliari, Italy. (Photo by Enrico Locci/Getty Images)

L'ex attaccante di Inter e Lazio racconta come abbia aiutato alcuni compatrioti che erano andati a lavorare a Lleida come temporanei, senza trovare un affitto un posto letto. 

Redazione Il Posticipo

Keita aveva permesso al Cagliari di accarezzare, sino a pochi minuti dal termine, l'idea dei tre punti con il Venezia. Al netto della serata dolceamara, la rete messa gli ha comunque permesso di diventare il calciatore del Senegal con più reti in serie A. Sono 40, uno in più di Babacar. Una rete che per l'ex giocatore di Inter e Lazio è importantissima, considerando il fortissimo legame con la sua Africa.

SENEGAL - Keita ha doppio passaporto. Poteva scegliere la Spagna, ma non l'ha fatto. Una scelta precisa, quella di giocare per il Senegal. La cultura africana di Keita è molto radicata. Un sentimento che non si riflette solo con la scelta di vestire la maglia della nazionale ma anche con gesti concreti. Ha costruito scuole e moschee nel paese natale dei suoi genitori. E due anni fa non si è dimenticato, come riportato qualche tempo fa da AS, dei suoi connazionali in Spagna. Ha offerto vitto e alloggio a dei braccianti che non riuscivano a trovare un affitto a Lleida perché nessuno era disposto a dargli un alloggio in locazione. "Non dobbiamo essere ipocriti.  Non si tratta di neri contro bianchi. Si tratta di diritti. Io ho scelto il Senegal perché sono molto orgoglioso di queste radici africane. Credo che mi abbiano trasmesso valori molto forti. Sono fiero di me stesso".

RAZZISMO - Keita è molto maturato dopo la paternità. "In molti paesi ho sentito dire che non hanno affittato appartamenti a chi proviene da certi paesi. Succede e non è giusto nasconderlo. Quando ho visto il video di Serigne, il portavoce dei lavoratori temporanei, mi è venuto da piangere. E allora mi sono impegnato per procurare ai miei connazionali un tetto. Ho fornito loro cibo e vestiti. Non ho interesse perché non voglio niente. Voglio solo che siano felici e che i loro diritti siano rispettati".  Una scelta per un futuro diverso, possibilmente migliore. "Io spero che mio figlio di abbia la speranza di essere ciò che vuole. Calciatore, cantante, avvocato. E che ci sia un mondo migliore. Se noi siamo africani e andiamo a Barcellona e  non ci affittano un appartamento a causa del colore della pelle, i nostri figli cresceranno con odio e rancore. Invece dobbiamo agire e pensare in modo positivo".