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Keane, zero rimpianti e una…filosofia tutta sua: “Io giocavo per far male alla gente, non per infortunarla!”

(Photo by Stu Forster/Getty Images)

Difficile dimenticare l'intervento dell'irlandese durante un derby di Manchester che ha messo fine alla carriera di Alf-Inge Haaland. Eppure Keane non ha rimpianti al riguardo e spiega perchè all'ex Fiorentina Richards...

Redazione Il Posticipo

Chi...vince il premio fallo più brutto di sempre? Molto probabilmente, Roy Keane. Difficile dimenticare l'intervento dell'irlandese durante un derby di Manchester che ha messo fine alla carriera di Alf-Inge Haaland, il padre dell'attaccante del Borussia Dortmund. Un tackle premeditato, fatto per vendetta, come ha rivelato lo stesso Keane nella sua autobiografia. Tutto nasce da un diverbio di tre anni prima, quando Haaland senior accusa Keane di aver simulato un infortunio. Il centrocampista, che in quella occasione si rompe i legamenti, non dimentica. E appena può, restituisce tutto con gli interessi. Rimpianti da parte dell'ex centrocampista? Macchè. Ogni volta che può, lo ripete: lo rifarebbe. E la seconda puntata di Road to Wembley non fa eccezione, o quasi.

RIMPIANTI - L'irlandese è protagonista, assieme all'ex City e Fiorentina Micah Richards, di una serie di episodi trasmessi da SkyBet che anticipano l'inizio degli Europei. E il difensore non si è fatto scappare l'occasione di parlare della...cattiveria di Keane, un qualcosa che ormai è quasi leggendario. L'ex mediano dello United, però, ci tiene a mettere le cose in chiaro. Zero rimpianti, qualsiasi cosa abbia combinato. "Posso dirti una cosa? Non mi sono mai pentito di nulla di ciò che ho fatto su un campo da calcio. Mai, neanche una volta". Beh, quasi. I cartellini rossi, quelli forse persino Keane ammette che sarebbe stato meglio evitarli. "A volte sono stato espulso e ho abbandonato la squadra e i compagni". Ma basta, ci si ferma qui.

 Mandatory Credit: Gary M Prior/Allsport

HAALAND - E quindi Richards non può non chiedere del fallaccio a Haaland. Ma neanche quello è un rimpianto, anzi. Fa parte del mestiere: per sua stessa ammissione, Keane scendeva in campo per far male alla gente, non per infortunarla! Un ragionamento assai particolare, che l'irlandese spiega all'ex collega: "Per me scendere in campo era una battaglia. Andavo sul terreno di gioco per far male agli avversari? Ma certo e non ho mai chiesto scusa per questo. Anche gli avversari cercavano di far male a me, ma non ho mai piagnucolato, 'oh, povero me'. Ma non sono mai andato in campo in vita mia con l'intenzione di infortunare appositamente un avversario. È accaduto? Ma è ovvio, quando fai un contrasto in mezzo al campo, le possibilità che qualcuno si faccia male sul serio sono tante". Una filosofia...tutta sua.