Karembeu in vena di ricordi: “La finale con la Juventus ha riaperto un’era per il Real”

ll centrocampista Campione del Mondo nel 1998,  ha giocato per il Real Madrid tra il 1997 e il 2000, ed ha parlato della sua esperienza come inquilino della casa bianca.

di Redazione Il Posticipo

L’ex calciatore e vecchia conoscenza del nostro campionato Christian Karembeu ha rivissuto  la propria carriera un’intervista rilasciata su France Football. Il centrocampista francese Campione del Mondo nel 1998,  ha giocato per il Real Madrid tra il 1997 e il 2000, ed ha parlato della sua esperienza come inquilino della casa bianca.

REAL – Karembeu ha ricordato il periodo antecedente al suo trasferimento in Spagna. Sei mesi senza giocare alla Sampdoria. “È stato molto difficile passare sei mesi senza giocare. Ho dovuto lavorare da solo, senza l’intensità delle partite o delle sessioni di allenamento e non sapevo neanche a che livello fossi.  Non era facile scommettere su di me ma il Real Madrid lo ha fatto”. E con la maglia dei blancos ha vinti la sospirata settima Champions del club interrompendo un digiuno lunghissimo. “Sapevamo che la Juventus era la grande favorita. La conoscevo molto bene la Juve, per il suo modo di giocare e la sua mentalità. Ma nel gruppo c’erano tante persone che avevano avuto esperienza in Italia come Panucci, Seedorf, Roberto Carlos”.

FINALE – Karembeu ritiene che quella finale sia stata la svolta della sua carriera al Real: “Ci mancava una grande vittoria, per cambiare la storia. Sapevamo che dovevamo affidarci al talento dei vari  Raúl, Mijatovic e Morientes, ma soprattutto non dovevamo aver paura. E in quei primi quindici minuti è quello che abbiamo fatto. Abbiamo fatto in modo che non arrivassero nella nostra area. E quando abbiamo segnato sapevamo che potevamo anche fare il catenaccio. Vincendo abbiamo aperto una nuova era, quel Real era una squadra fantastica. Ho giocato con dei compagni di squadra che mi hanno aiutato: c’era tantissima qualità, anche dal punto di vista umano. Di Suker, ad esempio, dicevano fosse indolente, ma è stato capocannoniere. E Redondo era il mio idolo, è stato bellissimo poter giocare con lui”.

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