La Juventus è sempre Signora, soprattutto del mercato

C’è una forza, quasi straripante, un ascendente della Juventus sul nostro pallone che si esplica in tante maniere. E il contesto più netto in cui si ravvisa questo trend è il mercato, tra acquisti di giovani, indebolimento delle avversarie e manovre di disturbo,

di Francesco Cavallini

Se la Juventus è considerata la Vecchia Signora del calcio italiano, c’è più di un ottimo motivo. Non ci si può infatti certo fermare ai risultati, anche se le tre stelle, le coppe nazionali e quelle europee sono in bacheca a ricordare cosa sa essere sul campo la squadra bianconera. Ma c’è di più. C’è una forza, quasi straripante, un ascendente evidente della Juventus sul nostro pallone che si esplica in tante maniere. E il contesto più netto in cui si ravvisa questo trend è il mercato, dove la Juventus si muove con giustificata…”prepotenza”. Si assicura i migliori giovani italiani, si rafforza a spese della concorrenza e, a volte, impedisce anche che le rivali riescano a mettere le mani sui calciatori che desiderano.

I migliori giovani finiscono a Torino

Sulla meglio gioventù, la strada è sempre quella: giovane, italiano, di prospettiva? Vieni alla Juventus. O meglio, la Vecchia Signora ti conquista, ti seduce, ti acquista e poi decide come gestirti. Ma quel che è certo è che difficilmente un giovane talento tricolore prende strade diverse da quella di Vinovo. Le ultime operazioni in questo senso (Caldara, Spinazzola, ma anche Orsolini e Rugani) sono illuminanti. Tra i moltissimi ragazzi di proprietà bianconera in giro per l’Italia, c’è sicuramente più di qualche colonna della Juventus del futuro, che ora sta facendosi le ossa lontano da Torino. Un segnale di forza, certo, ma anche di presenza capillare degli scout e di capacità di gestione.

Le avversarie della Juventus vanno indebolite…

Che succede però quando le avversarie si avvicinano troppo alla Juventus? Certo, i conti si fanno sul campo, ma anche il mercato è il luogo giusto per far…abbassare la cresta a chi cerca di detronizzare la Signora. E i metodi utilizzati sono due. Il primo, di cui hanno fatto le spese Napoli e Roma, è quello dell’indebolimento diretto. Le clausole rescissorie di Higuain e Pjanic non sono infatti solamente servite a migliorare sensibilmente la qualità della rosa della Juventus, ma anche e soprattutto a creare nelle due principali rivali di questi anni dei buchi difficilmente colmabili. Il Napoli è riuscito a non rimpiangere il Pipita solo dopo aver scoperto in Mertens una prima punta atipica ma letale, mentre la Roma soffre ancora della mancanza di fosforo e inventiva a centrocampo lasciata dall’addio del bosniaco.

…o gli si impedisce di rafforzarsi

L’altra via, anche questa sperimentata loro malgrado da Roma e Napoli, è quella dell’ostruzionismo preventivo. Cioè la capacita di impedire che le avversarie si rafforzino attraverso contromovimenti di mercato, volti a disturbare le trattative altrui. Niente di nuovo, si tratta di una strategia già adottata con successo nei decenni precedenti, ma che ha vissuto un revival nelle ultime due stagioni, sempre nel mercato di gennaio. Lo scorso anno l’arrivo di Rincon a Torino non è stato altro che uno sgarbo alla Roma, che cercava il centrocampista del Genoa per dare l’assalto allo Scudetto. Prova ne siano lo scarso utilizzo da parte di Allegri e soprattutto la cessione immediata a giugno del General. E ora la storia si è più o meno ripetuta con Politano, cercato e desiderato dal Napoli, ma che alla fine è rimasto a Sassuolo. “Colpa” della Juventus? Quasi certamente sì. A parte i buoni rapporti tra le due società, l’inserimento bianconero è stata la più classica delle manovre di disturbo, dato che di certo ad Allegri non serviva un altro esterno mancino oltre a Bernardeschi e Douglas Costa. E alla fine il giocatore non è finito al Napoli, per la rabbia di De Laurentiis ed il sorriso sotto i baffi di Marotta. Ma in fondo, anche nel calcio, vale la legge del più forte. E che da questo punto di vista la Juventus sia Signora nel vero senso della parola, è difficile negarlo.

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