Juventus – Inter, derby d’Italia fatto anche di parole al pepe…

Juventus e Inter, amiche mai. Una rivalità che è cresciuta con gli anni. Dalle battute ironiche di Prisco e Agnelli sino alle “bordate” recenti…

di Redazione Il Posticipo

Juventus–Inter, il Derby d’Italia per antonomasia. Non esiste una rivalità più netta. Due universi paralleli, destinati a non incrociarsi mai, se non in rare occasioni. Di solito, accade due volte l’anno. E quando capita, non è mai un appuntamento banale. Juventus e Inter rappresentano lo spaccato dell’Italia, nel senso pieno del termine. Divide. Chi ama una, odia l’altra. Sportivamente, s’intende. In un secolo di storia, tanto pepe.

Peppino Prisco e Gianni Agnelli

Juventus-Inter, lotta di classe fra due avvocati. Uno principe del foro di Milano. L’altro, d’Italia. Giuseppe “Peppino” Prisco e Giovanni Agnelli. Stoccate dallo humour memorabile, senza mai scadere nell’insulto o nella volgarità. Si detestavano con classe. Memorabile la definizione da parte dell’interista del tifo juventino, inteso come “malattia”. La Juventus è una malattia che purtroppo la gente si trascina dall’infanzia” . E Prisco impartiva anche  lezioni di “galateo”. Quando stringo la mano a un milanista la lavo, quando la stringo a uno juventino conto le dita”.

Giovanni Agnelli e Peppino Prisco
  Ovviamente Agnelli non si è mai sottratto al dibattito: anche l’Avvocato entra nella storia con un’ironia corrosiva, al limite dell’irriverente, verso Ernesto Pellegrini. L’imprenditore che aveva il monopolio della ristorazione collettiva italiana diviene presidente dell’Inter. Fra i milioni di clienti, anche la FIAT. E l’Avvocato non perde l’occasione. Ormai in Italia non c’è più ritegno se anche il mio cuoco può comprare una squadra di calcio”. Agnelli rivendica anche la netta superiorità bianconera anche sul campo dei successi. “La vera gara tra noi e le milanesi sarà a chi arriverà prima: noi a mettere la terza stella, loro la seconda”.

Dalla rivalità all’acredine

Il famoso contatto Iuliano – Ronaldo
Con il passare del tempo, e il cambiare degli usi e dei costumi, anche la rivalità si è modificata. E la punta di sarcasmo si è trasformata in chili di acredine. Decisivi, in questo senso, il rigore di Iuliano su Ronaldo, il 5 maggio e Calciopoli. Il primo evento Peppino Prisco lo prende con la consueta ironia: “Il rigore negato a Ronaldo? Non è stato assolutamente un furto, si è trattato di ricettazione”. Luciano Moggi risponde con meno garbo. “Non ci doveva proprio essere la partita: l’Inter doveva essere in serie B visto che aveva tesserato Cordoba come comunitario e comunitario non era”. Youri Djorkaeff, che vincerà i Mondiali “casalinghi” del 1998 respinge cosi al mittente le critiche sui presunti favori ai padroni di casa e non dimentica una stoccata alla Juventus: “La Francia favorita dagli arbitri perché gioca il Mondiale in casa? C’è una sola squadra in tutto il mondo che è favorita dagli arbitri e non è ai Mondiali, ma gioca in Italia”.

Dall’acredine all’odio sportivo

Agnelli e Moratti, in un freddo saluto in tribuna
Il rigore di Ronaldo e il 5 maggio sono però barzellette rispetto a quanto accade nel 2006. Il calcio italiano è sconquassato da Calciopoli. La Juventus, Campione d’Italia sul campo, è retrocessa in serie B e il titolo dell’anno precedente viene revocato. Il tricolore del 2006 va però all’Inter, che si laurea Campione d’Italia arrivando terza. Giacinto Facchetti lo definisce “lo scudetto della correttezza e del rispetto delle regole”. Moratti ci va giù pesantissimo: “Senza quella banda di farabutti, non ci sarebbe stato il 5 maggio”. Pavel Nedved reagisce male: “Quello non è uno scudetto. Uno strano fregio che vedo sulle maglie dei giocatori ai quali comunque non appartiene”. La Juventus espia la sua pena. E torna a vincere: l’Inter non è più in corsa per lo scudetto e quando riesce a battere la Juventus i calciatori esultano come se l’avessero vinto. Al punto da irritare John Elkann “All’Inter non sapevano perdere e non hanno imparato a vincere”. Juve-Inter si giocherà ancora a lungo su Calciopoli. Lo scambio di vedute è sempre piccatissimo. Andrea Agnelli e Massimo Moratti si “salutano cosi” : “Moratti su Calciopoli mi annoia” (Andrea Agnelli). “Mi spiace per il Giovin Signore. Non volevo annoiarlo”. (Massimo Moratti). Ciliegina sulla torta? “Lo scudetto del 2006 assegnato all’Inter oggi potremmo definirlo al massimo lo ‘scudetto dei prescritti’, altro che quello degli onesti”. (Andrea Agnelli). E di certo non è finita qui… Basterà aspettare il big match dello Stadium per le prossime puntate?

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