Juventus, Eriksson incorona Kulusevski: “È come Ibra, può decidere le partite da solo”

Juventus, Eriksson incorona Kulusevski: “È come Ibra, può decidere le partite da solo”

Il tecnico, che con la Lazio a fine secondo millennio ha fatto benissimo sia in Italia che in Europa, ha rilasciato un’intervista sul calcio italiano. E, tra qualche aneddoto che riguarda il suo passato, ha anche parlato del calciatore che rappresenta il futuro della Svezia…ma non solo.

di Redazione Il Posticipo

Nel corso dei decenni, la Svezia ha sempre avuto un rapporto privilegiato con il calcio italiano. Sono arrivati in Serie A grandissimi campioni, che hanno scritto la storia del torneo. E anche allenatori di livello internazionale, che hanno saputo innovare il pallone tricolore lasciando un segno indelebile. Della seconda categoria fa certamente parte Sven-Goran Eriksson. Il tecnico, che con la Lazio a fine secondo millennio ha fatto benissimo sia in Italia che in Europa, ha rilasciato un’intervista a The Italian Football Podcast. E, tra qualche aneddoto che riguarda il suo passato, ha anche parlato del calciatore che rappresenta il futuro del calcio svedese.

KULUSEVSKI – Dejan Kulusevski, classe 2000, è approdato alla Juventus, dove ha già saputo conquistarsi sia la fiducia di Pirlo che la considerazione di Cristiano Ronaldo. Un’impresa non da poco, che però per il tecnico del secondo scudetto biancoceleste rappresenta solo l’inizio di una carriera che si promette stellare e che può portarlo a raggiungere un altro mito del calcio svedese. “Zlatan Ibrahimovic è uno dei pochi giocatori che può inventarsi un gol da solo. In Svezia non abbiamo giocatori così, ma adesso ce n’è uno che è appena arrivato alla Juventus, Kulusevski. Ha vent’anni, penso che abbia qualcosa di speciale, sa decidere una partita da solo. La Svezia ha bisogno di un giocatore così”.

SAMPDORIA – Del resto di campioni Eriksson se ne intende. Ai tempi della Sampdoria il tecnico ha avuto la possibilità di lavorare con Mancini e Vialli. Che, in un certo senso, lo hanno scelto per guidare quella squadra. “Ero al Benfica, ma il mio contratto stava per finire e mi arriva una chiamata per un incontro a Montecarlo. Vado lì, in un bellissimo hotel, e incontro il presidente Mantovani e due giocatori: Mancini e Vialli. Ero sorpreso, di solito non incontri i giocatori quando vai a negoziare con un club. Mantovani mi dice ‘non capisco molto di calcio, ma questi due qui mi hanno detto che l’unico allenatore con cui vogliono lavorare il prossimo anno è lei’. Quindi mi hanno scelto Vialli e Mancini, anche se sfortunatamente Vialli è stato ceduto alla Juventus prima di iniziare. E quindi, anche se mi ha scelto lui, non abbiamo potuto lavorare assieme”. Ma quella Samp resta storica comunque.

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