Mendes, sette volte re? Piuttosto imperatore…

Jorge Mendes si aggiudica per la settima volta il Fifa Football Awards come miglior procuratore dell’anno. Riduttivo, però, definirlo tale…

di Redazione Il Posticipo

Per la settima volta, Jorge Mendes vince il premio come miglior agente dell’anno. Il procuratore si aggiudica il titolo in un testa a testa con Alessandro Lucci e con Mino Raiola. Un riconoscimento che rende piuttosto bene l’idea della ricchezze e della potenza dell’agente portoghese. Uno capace di avere nella propria scuderia il Pallone d’Oro (CR7) e quello di piombo (Andrè Silva) e, in mezzo, un esercito pressoché infinito di giocatori e allenatori più o meno ricchi e famosi. E di affari conclusi.

Riduttivo chiamarlo agente

Mendes fa e disfa. Del resto, un ragazzo che sogna di diventare procuratore e che per far decollare la propria carriera offre premi partita utilizzando i ricavi che gli derivano dalla gestione di un night club, ha indubbiamente il pelo sullo stomaco. Nel giro di pochi anni, Mendes si trasforma in una sorta di Re Mida del calcio. Non è un procuratore. Piuttosto, amministra un enorme patrimonio che ha interessi nel calcio e, fra questi, la procura di calciatori e allenatori. La sua fortuna? Capire prima di tutti che l’attività di intermediario si intreccia a doppio filo con quello della finanza. Mendes è uno straordinario broker calcistico, capace di pilotare affari relativi sia ai calciatori che ai fondi d’investimento.

Jorge Mendes  non segue il mercato: lo crea

Mendes non segue il mercato. Piuttosto lo crea: dal 2001 al 2010 conduce il 68% delle trattative di Porto, Benfica e Sporting Lisbona. E gestisce la compravendita di calciatori così come quella di…club. Basti pensare al caso Wolverhampton Wanderers, piccola colonia portoghese in Championship. La società, che attualmente è in testa al campionato, ha ben sei calciatori portoghesi in rosa  e l’allenatore Nuno Espirito Santo. No, non è un caso, ma il frutto di una trattativa fra la società inglese, un fondo cinese e la Gestifute, che ha curato l’intermediazione. Insomma, più che intermediario, mediatore fra le parti. E corre tutta la differenza del mondo.

 

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