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Javi Martinez: “Pep perfezionista, ma dà troppe informazioni. Ancelotti sa quando parlare e quando tacere…”

Lo spagnolo Javi Martinez ha giocato a lungo al Bayern Monaco e ha avuto l'opportunità di essere guidato da entrambi i tecnici protagonisti della semifinale di Champions League. E dovendo sceglierne uno...vota Re Carlo!

Redazione Il Posticipo

Pep e Re Carlo raccontati da...chi li conosce molto bene. Lo spagnolo Javi Martinez ha giocato a lungo al Bayern Monaco e ha avuto l'opportunità di essere guidato da entrambi i tecnici protagonisti della semifinale di Champions League tra Manchester City e Real Madrid. In Baviera è andata decisamente meglio a Guardiola, considerando che Ancelotti ha terminato la sua esperienza a Säbener Straße con l'esonero, ma l'iberico ha ottimi ricordi anche del periodo con il tecnico italiano. E ha raccontato alla Cadena SER cosa rende simili due allenatori così vincenti e cosa invece li separa, sia dal punto di vista umano che da quello calcistico...

VECCHIO E NUOVO - "Pep è un perfezionista. Ti fa studiare gli avversari fino allo sfinimento, ti spiega tutto e poi quello che ti dice effettivamente succede in partita. Ma penso che per qualche calciatore il suo metodo possa portare a un sovraccarico di informazioni. Però è il tecnico da cui ho imparato di più. Ancelotti invece mi trasmetteva fiducia in me stesso giorno dopo giorno, sa che i calciatori danno il loro meglio quando sono felici". Due approcci diversi, ma entrambi vincenti. "Carlo e Pep sono i due rappresentanti del calcio. Ancelotti è il calcio classico, quello con cui noi siamo cresciuti, mentre Pep è quello nuovo. Quindi ho sempre dubbi quando mi chiedono con chi mi sono trovato meglio. Alla fine però dico Carlo, ha sempre avuto molta fiducia in me e per un calciatore questo conta".

GESTIONE - A conti fatti, la capacità di Ancelotti di gestire i calciatori dal punto di vista umano vince anche davanti al genio tattico di Guardiola. Almeno per Javi Martinez... "È una scelta molto soggettiva. Con Carlo ho più rapporti perchè sono diventato amico di suo figlio Davide. Qualche volta quando eravamo a cena assieme lo abbiamo chiamato, ma lui era già a dormire e non ci ha detto nulla. Davide è quello che mancava a Carlo, perchè si occupa del 'nuovo' calcio, quello con i video e le statistiche. Gli dà qualcosa in più". Insomma, nonostante un approccio che molti cominciano a ritenere datato, Ancelotti continua ad affascinare ogni calciatore che si ritrova a giocare per lui. Come? "Sa quando è il momento di dirti qualcosa e quando invece deve stare zitto". Non esattamente una capacità che tutti gli allenatori hanno...