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Strasser tra calcio e design: “Il Milan mi ha cambiato la vita. Ibrahimovic-Onyewu, lite da paura. E quel gol di Muntari…”

Simone Lo Giudice

 (Photo by Enrico Locci/Getty Images)

Lei ha giocato e vinto con Ibrahimovic: che tipo è?

È un leader, vuole essere sempre il primo in campo, ci mette sempre la faccia. Con la sua esperienza sta trascinando il Milan. Coi suoi gol e col suo atteggiamento ha cambiato la squadra. Ibra è un campione e mi ha insegnato tanto. Quando si parla di calcio con Zlatan non si scherza. Fuori dal campo ride e si diverte come tutti, è simpatico.

Che cosa ricorda della rissa Ibra-Onyewu in allenamento? Avete avuto paura quel giorno?

Io c'ero. Per fortuna la rissa è durata pochi minuti. Vedere due giganti fare a pugni fa paura. Qualcuno ha provato a separarli, non è stato semplice. Per fortuna poi tutto è tornato come prima.

Il gol al Cagliari è stato il suo momento più bello nel calcio?

Sì, ma è stato un momento speciale anche per il Milan. Quando si parla di Strasser, la prima cosa a cui i tifosi pensano è il mio gol contro il Cagliari: è stato importante per me e per la squadra. Sono entrato in campo e ho segnato. Allegri era contentissimo quel giorno. Mi aveva detto che ero stato bravo e che ero sulla strada giusta.

Lei è passato al Lecce nell'estate 2011: cosa ricorda di quel pazzo 3-4 contro il Milan?

Eravamo in vantaggio 3-0 alla fine del primo tempo, poi abbiamo perso 3-4. Non mi era mai successa una cosa del genere nel calcio, è capitato proprio contro il Milan. È stato strano giocare contro la mia ex squadra, però quando succede è bellissimo. Sfidare il proprio passato fa venire voglia di fare sempre qualcosa in più.

Lei è tornato al Milan durante la stagione 2011-12, quella del gol annullato a Muntari: quell'episodio ha cambiato la storia del club in negativo?

Ha cambiato sicuramente la storia di quella stagione, poi la Juventus ha vinto lo scudetto. Con quel gol forse avremmo vinto noi il campionato: questo sì. Quel Milan era ancora tanto forte. La storia del Milan però è impossibile da cambiare.

 (Photo by Maurizio Lagana/Getty Images)

Nel 2013 lei è andato al Parma in prestito: rimpianti per aver lasciato il Milan?

Nessuno vuole lasciare il Milan, ma il calcio è fatto così. Ci sono momenti in cui devi cambiare aria e squadra. Ho scelto di andare via in prestito perché volevo giocare. Non sono uno che vuole stare in panchina. Poi ero giovane ed era giusto cambiare.

Lei segue il Milan oggi? Vincere lo scudetto è ancora possibile?

Seguo sempre il Milan. Adesso sta passando un momento così e così. Speriamo che possa conquistare almeno un posto in Champions League per il prossimo anno. Con Ibra però tutto è possibile: sta facendo benissimo, alla sua età è tornato anche in Nazionale. Indossare la maglia del proprio del Paese è sempre qualcosa di speciale.

Dopo il Milan lei ha giocato in altre squadre italiane e all'estero in Croazia e Portogallo: quale avventura ricorda con più piacere?

Mi basta giocare e dimostrare quello che posso fare: è la cosa più importante per me. In tutti i Paesi in cui sono stato ho dato il massimo e sono contento di questo.

A quale numero di maglia è più legato?

Il 14: lo portavo sulle spalle quando abbiamo vinto lo scudetto col Milan nel 2011. Con la Sierra Leone invece gioco con l'8: è un altro numero speciale per me.

Che cosa fa quando non fa calcio?

Housing e interior design. Mi affascinano le case e l'architettura degli interni. In futuro mi piacerebbe fare qualcosa del genere. Poi mi diverto ad andare sullo scooter, a volte anche sulla spiaggia: mi fa rilassare.

Ha un sogno per il suo futuro?

Voglio continuare a giocare. Dopo il ritiro, mi vedo bene a fare scouting in giro per il mondo. Io allenatore? Non saprei. Per fortuna è presto per pensarci. Ci vuole ancora tanto tempo.

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