calcio

Proto: “Dopo la Lazio ho rischiato di morire. Tuchel ha sbagliato con Lukaku, Inzaghi perfetto per lui”

Una vita tra due legni. Uno si chiama Sicilia ed è dove è cominciato tutto, l'altro Belgio ed è la terra dei suoi figli. Silvio Proto ha 39 anni e ha smesso di volare da un po'. Tra le mani non stringe più il pallone, ma un bene più prezioso

Simone Lo Giudice

Proto: “Dopo la Lazio ho rischiato di morire. Tuchel ha sbagliato con Lukaku, Inzaghi perfetto per lui”- immagine 3

Un gigante a terra colpito da una pallina da golf. All'improvviso è tutto nero, i suoni sono vaghi, non ci si muove più. Silvio Proto ci è passato e oggi per fortuna lo può raccontare. Quando si è rialzato è iniziata la sua seconda vita fatta di piccole cose, di mille viaggi con i figli, di belle cene con gli amici. L'ex portiere dopo l'addio alla Lazio e al calcio è tornato nel suo Belgio, la terra dove ha messo radici la famiglia di suo padre originaria del comune siciliano di Leonforte in provincia di Enna. Silvio è un uomo felice che racconta il calcio e condivide i suoi ricordi: uno su tutti quando ha conosciuto il 16enne Romelu Lukaku, già gigante in cerca d'amore. Nella sua vita Proto vede ancora il pallone, ma non ha fretta. Aspetta il momento giusto per allungarsi e andare a prendersi tutto quello che desidera. Come faceva in campo.

Silvio, che cosa fa oggi?

Gioco a golf, ma ho iniziato a lavorare anche nella mia scuola calcio. Sono giornalista per la televisione belga Eleven Sports. Racconto Serie A, Liga e Ligue 1. Sto facendo un po' quello che Marco Parolo sta facendo in Italia con Dazn. Mi piace lavorare in tv. Ho un podcast tutto mio. Sto facendo cose belle qui.

Come si vive in Belgio?

Bene! Abbiamo costruito una casa tutta nostra a Waterloo. Abbiamo i bambini. Po ci sono tanti amici. Potevamo andare a vivere al sole, ma la vita in Belgio è veramente bellissima.

Lei però ha origini italiane...

La famiglia di mio padre è siciliana originaria di Leonforte. Ci sono stato da piccolo. Mio nonno è venuto in Belgio per costruire case. Oggi ho più tempo e posso sfruttarlo per andare a riscoprire le mie origini.

E lei come è diventato calciatore?

A scuola facevo casino, così i miei insegnanti hanno detto ai miei genitori di farmi fare sport. Volevano che mi stancassi perché avevo troppa energia. Ho cominciato come attaccante, poi sono passato tra i pali. Mancava il portiere: ci ho provato, mi è piaciuto. Nessuno voleva i guantoni, io li ho messi per giocare. Sono stato tra i pali per trent'anni. Ero predisposto: saltavo alto e coi piedi non ero un fenomeno.

Dove ha cominciato?

Con La Louvière in prima divisione. È il club di una piccola città con l'80% della popolazione italiana. I loro antenati erano emigrati in Belgio per fare i minatori. Sono cresciuto in fretta tra i pali: dopo quattro anni sono diventato il primo portiere della nazionale. Così andato all'Anderlecht, la squadra più grande del Paese. Potevo scegliere un top club come l'Arsenal, ho avuto dubbi, poi ho preferito restare qui.

I suoi inizi però non sono stati facili...

Dopo il primo anno all'Anderlecht mi sono rotto il legamento crociato del ginocchio sinistro. Quando sono tornato ho perso il posto, così la dirigenza mi ha chiesto di andare via in prestito al Germinal Beerschot ad Anversa. L'allenatore dei portieri mi ha fatto lavorare tanto per tornare al mio livello. Ho segnato di testa all'ultimo minuto con il Gent e ho vinto il premio per il gol dell'anno. Sono tornato all'Anderlecht per fare il titolare. In dieci anni ho vinto sei scudetti, sei Supercoppe del Belgio e una Coppa nazionale.

Che cosa ricorda di Vincent Kompany suo ex compagno?

A 17 anni non aveva paura di nessuno. È un ragazzo molto intelligente che conosce il calcio, è sempre stato un leader. Ci siamo divertiti insieme. Oggi allena: per due anni è stato all'Anderlecht, dal prossimo anno guiderà il Burnley.

Allenerà anche lei un giorno?

Quando i bambini saranno più grandi, mi piacerebbe farlo. Loro giocano a golf in Belgio e devo portarli ovunque. Mia moglie lavora e mi devo occupare della famiglia. Al momento non ho molto tempo libero.

Come è nata la passione per il golf?

Ho cominciato in Grecia: l'ho provato e mi è piaciuto. In Italia ho continuato a farlo con i miei amici tifosi della Roma tra cui Alessandro Trillini maestro all'Olgiata Golf Club. Mi ha insegnato tutto. Dico sempre che il suo unico difetto è tifare per i giallorossi. È venuto a trovarmi in Belgio. Quando torno in Italia ci vediamo sempre.

Tornando al calcio: lei ha conosciuto un giovanissimo Romelu Lukaku, cosa ricorda?

La prima volta che l'ho visto: era sabato, il mister ci aveva chiesto di dare un'occhiata all'allenamento dei più giovani. Romelu era impressionante: il più alto di tutti. Uno di fianco a me mi ha detto che sarebbe diventato fortissimo. Tre mesi dopo Lukaku è venuto ad allenarsi in prima squadra. Lavorava sempre, in campo e in palestra, non smetteva mai. Dopo l'allenamento tirava in porta. Sapevo che avrebbe sfondato. Aveva la testa sulle spalle. Dopo un mese è diventato titolare. A 16 anni Romelu era già un fenomeno.

Che cosa non ha funzionato tra lui e Thomas Tuchel?

Tuchel ha sbagliato e se ne accorgerà. Simone Inzaghi all'Inter darà amore a Lukaku. Lui ha bisogno di sentirsi amato da allenatori e compagni. Quando Romelu è arrivato in Inghilterra, Tuchel ha detto che il suo acquisto non era una sua scelta. Non si dicono queste cose. Anche io non sarei riuscito a giocare per un allenatore che non mi ama. Romelu è lo stesso attaccante che ha vinto con Antonio Conte, bravo a farlo sentire importante. Lukaku ha solo bisogno di fiducia. Tuchel ha sbagliato a considerarlo un calciatore come tutti gli altri.

Quindi Lukaku ha fatto bene a tornare in Italia?

Alla Lazio il mister mi ha impressionato per come riesce a far sentire tutti importanti, compreso chi gioca poco o niente. Inzaghi trasmette amore a tutti ed è l'allenatore perfetto per Romelu. Dovesse arrivare anche Paulo Dybala non ci sarebbero problemi per farlo coesistere con Lukaku e Lautaro. Alla Lazio tutti giocavano gli uni per gli altri. Ha un grande staff che sa come costruire un grande gruppo.

Lei ha giocato anche con Jordan Lukaku, fratello di Romelu: che tipo è lui?

Ci siamo ritrovati alla Lazio dopo l'Anderlecht. Jordan è più giovane di testa rispetto al fratello, questo lo penalizza un po'. Però ha grandi qualità, quando è in forma è impressionante, uno davvero devastante.