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Orlandini: “Coronavirus? A Bergamo situazione terribile, mio padre sta lottando. Ho aperto una scuola calcio in Puglia”

Simone Lo Giudice

"Che cosa ne pensa dell'Atalanta di oggi?

Io sono tifoso dell'Atalanta e vederla in alto in classifica, ai quarti di Champions e giocare così è un motivo di grande orgoglio per tutti i suoi tifosi. È tutto merito della società. Negli ultimi anni la squadra ha regalato tante soddisfazioni. Quattro anni fa nessuno pensava che l'Atalanta sarebbe potuta diventare una squadra importante anche a livello europeo, oggi ha dimostrato di poterci stare. Questo significa che l'organizzazione, la programmazione e la serietà alla fine pagano. A Bergamo sono davvero molto bravi in tutto questo.

"Lei ha giocato nell'Atalanta sotto la prima presidenza di Antonio Percassi: che cosa ricorda?

Nel passaggio dal settore giovanile alla prima squadra ho avuto come presidenti Cesare Bortolotti, Ivan Ruggeri e Antonio Percassi che all'epoca forse aveva poca esperienza, ma si vedeva già che era una persona ambiziosa e lungimirante. Il presidente conosce il calcio perché ci ha giocato, però non mette becco nelle scelte. Questa cosa è molto importante. Penso sia indispensabile fidarsi degli altri. Se non arrivano i risultati poi è giusto prendere delle scelte, ma bisogna dare fiducia alle persone con cui si lavora: questo vale per gli operatori di mercato, per gli allenatori e per i giocatori. Dobbiamo essere giudicati per quello che facciamo, non ha senso fare l'allenatore se poi si viene in qualche modo manipolati. Ciascuno deve mettere in campo le sue idee. La meritocrazia è importante. Bisogna sapersi fidare dei propri collaboratori.

"Pensa che l'Atalanta possa fare un'impresa in Champions?

Questa squadra ci ha abituato a cose incredibili, niente è precluso. Dire che ce la possiamo giocare ci farebbe passare da presuntuosi, dire che non siamo all'altezza significherebbe ridimensionare tutto quello che è stato fatto finora. L'Atalanta ha le carte in regola per giocarsela con chiunque, l'entusiasmo potrebbe fare la differenza, il fatto stesso di non essere obbligata a vincere potrebbe essere un punto a favore. Adesso però è successa una cosa troppo grande. Penso che il sole tornerà a splendere a tutti i livelli quando finirà questa emergenza, ma bisognerà vedere come saranno le cose in quel momento. Penso che questa esperienza segnerà il nostro futuro.

"Pensa che ne usciremo migliori?

Non lo so, lo spero. Conosco le bellezze di Bergamo e quelle dell'Italia: tutto questo resterà perché non stiamo vivendo una guerra in cui vengono gettate bombe. Quando usciremo da questa situazione vedremo tutto con occhi diversi perché questa emergenza ci ha messo in ginocchio. Come popolo abbiamo dimostrato sempre di saper ripartire più forti di prima.

"Il mondo del calcio non ha capito il problema per tempo? Si è parlato tanto dei rinvii in Serie A...

Non è stata compresa in generale la pericolosità di questa situazione. Se avessimo capito tutto in tempo non avremmo debellato questa cosa, ma avremmo ridimensionato il problema. Bergamo è sulle pagine di tutti i giornali. Mi fa paura l'ignoranza della gente che da altre parti non riesce a percepire questa situazione: per alcuni di loro è come se Bergamo fosse su Marte. Non si scherza: basta che una persona si metta a contatto con un'altra per diventare un veicolo di trasmissione. Impazzisco quando vedo gente correre insieme per strada: le persone che vanno a correre in gruppo sono un problema, come quelli che escono a chiacchierare alla sera oppure vanno a fare la spesa e stanno a contatto. Oggi ci sono gli smartphone e i social e potremmo stare in casa e usare la tecnologia per parlare tra di noi. All'improvviso invece si sente il bisogno di parlare con gli altri dal vivo e di stare fuori in compagnia. Ho visto ragazzi in pizzeria che non si guardano in faccia perché hanno sempre gli occhi sul telefonino, in questo momento di grande emergenza però sentono il bisogno di stare insieme.

"Chi è responsabile di questa situazione?

Noi genitori che non riusciamo ad essere genitori. Ai miei tempi bastava uno sguardo in famiglia per capire che cosa fare, oggi bisogna combattere. Io mi sono messo in casa l'8 marzo quando tutta l'Italia è stata dichiarata zona rossa e da quel giorno non sono più uscito. Mio figlio ha 19 anni e la sua fidanzatina abita a 20 chilometri da casa nostra: va a trovarla in macchina. Lunedì voleva andarci, io gliel'ho impedito e gli ho detto di restare in casa finché le cose non si aggiusteranno. Se non rispetti le regole poi piangi e fai piangere gli altri. Se uno va a cercarsi i guai da solo ed è l'unico a pagare è libero di farlo, se invece sei un potenziale veicolo di trasmissione del virus devi restare a casa. Purtroppo c’è molta ignoranza. La gente pensa di essere immune, ma non è così: possiamo essere colpiti tutti quanti. Io abito a 1000 chilometri da Bergamo e vorrei tornare dai miei genitori, ma non posso farlo. Mia mamma è stata messa in isolamento e la sento solo per telefono: facciamo qualche videochiamata. Bisognerà soffrire. Speriamo che arrivino tempi migliori in cui poterci rivedere e abbracciare.

"Che rapporto ha con la città di Milano?

Io ci sono arrivato quando ero un ragazzo. Milano è la città dei giovani ed è piena di divertimenti, ho bellissimi ricordi. L'ho vissuta da calciatore: i giocatori sono ben visti ovunque vanno e possono fare la bella vita. Io ho vissuto Milano a pieno: a volte è un po' caotica, ma è una città davvero molto bella.

"Lei ha giocato all'Inter e al Milan: dove si è trovato meglio?

Sono stato di più all'Inter, ma a livello di società ai miei tempi il Milan era tutta un'altra cosa. Quando sono arrivato a Milanello ho capito perché la società aveva vinto così tanto in passato, lì c'era grande organizzazione. All'epoca il Milan era molto avanti rispetto all'Inter.

"Lei da bergamasco ha giocato anche nel Brescia di Roberto Baggio: che esperienza è stata?

A livello calcistico aver giocato con campioni simili è stata una fortuna. Dovessi tornare indietro però non rifarei mai quella scelta. I calciatori vanno dove gli danno la possibilità di lavorare e guadagnare. Però se ti fermi un attimo e ti metti a pensare comprendi che ci sono anche altri aspetti che bisogna valutare. La gente di Brescia sa che sei bergamasco e tifoso dell'Atalanta e non ti perdona niente, né una mezza frase né una parola sbagliata, e quando sei in campo non aspetta altro che un tuo errore. I miei ultimi due anni in Serie A sono stati sbagliati. Dopo Brescia sono ritornato a Bergamo e c'è stato il rovescio della medaglia: non ci sono arrivato più da bergamasco atalantino, ma da ex giocatore del Brescia. Sono stati due anni brutti in cui ho perso la voglia di giocare e l'entusiasmo. Poi è arrivata la Puglia ed è cominciata un'altra vita.

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