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Kuzmanovic story: “Io e la notte in cui ho fermato Ibra e Messi. Futuro? Ho un sogno”

Simone Lo Giudice

 (Photo by Claudio Villa/Getty Images)

Nel gennaio 2013 lei è passato all'Inter: come è nato il suo trasferimento?

Avevo fatto bene con lo Stoccarda, così l'Inter mi ha chiamato perché gli serviva un centrocampista e ho detto 'sì'. Volevo tornare in Italia: avevo altre due o tre proposte, ma l'Inter era una grande occasione per me. È stato un po' difficile perché andavano e venivano tanti giocatori, c'erano stati anche tanti cambi in panchina. Con 30 giocatori forti in rosa non era facile giocare nell'Inter: se sbagliavi una partita quella dopo c'era un altro al posto tuo. È stata una grande esperienza, sono rimasto a Milano quasi per tre anni. È stato bello giocare con Zanetti, Cambiasso, Milito, Samuel, Stankovic: era una generazione d'oro.

Pensa di essere arrivato all'Inter nel momento sbagliato?

Sì. E mi dispiace per questo. Abbiamo giocato anche in Europa in quegli anni, però avremmo potuto e dovuto fare meglio. C'erano giocatori importanti, ma con tanti problemi. Però va bene così: il passato non si può cambiare ed io ripenso sempre con piacere a tutto quello che ho fatto nel calcio.

Lei è stato allenato da Stramaccioni, Mazzarri, Mancini: con chi si è trovato meglio?

È stato Stramaccioni a portarmi all'Inter: si vedeva che era giovane, c'era tanta pressione intorno a lui, però era una brava persona e un ottimo allenatore. Mazzarri era un tipo tosto, molto forte tatticamente, era arrivato dal Napoli e anche per lui l'Inter era un bel salto. Mancini è un grande allenatore e lo conferma quello che sta facendo con l'Italia. Lui e Prandelli sono grandi mister: gli faccio i complimenti.

Come avete vissuto voi giocatori il passaggio da Moratti a Thohir nella stagione 2013-14?

Noi eravamo calciatori e dovevamo pensare solo a scendere in campo. In quel momento io non ho dato peso a tutto quello che stava avvenendo intorno a me. Ho accettato quel cambiamento. Ero concentrato solamente sul campo come i miei compagni di squadra: non pensavamo ad altro.

Quali sono stati i suoi compagni più "vivaci" all'Inter?

Sicuramente Icardi e Brozovic, poi c'era Guarin: erano tutti e tre un po' matti ma in senso positivo. Io facevo tanti scherzi a Ranocchia: ricordo con tanto piacere il tempo passato insieme ad Andrea. Il più "pazzo" era Cassano: scherzava sempre con tutti, in campo poi era forte forte. Sono stato davvero bene con Antonio, era un calciatore che faceva sempre la differenza. Giocare con Cassano è stato un piacere.

Che cosa ne pensa dell'eliminazione dell'Inter dalla Champions e dall'Europa?

Sono molto triste. L'Inter ha una squadra fortissima e aveva l'obbligo di passare almeno la fase a gironi in Champions. Mi dispiace, la seguo con affetto ed è stato brutto vederla uscire così. Adesso bisogna concentrarsi sul campionato. La società ha fatto grossi investimenti, come Vidal, in attacco ci sono Lukaku e Martinez, poi Conte è un allenatore forte. L'Inter ha uno squadrone e deve portare a casa almeno un trofeo. Se non vincerà niente allora la stagione sarà sicuramente negativa.

Nel 2015 lei è passato al Basilea: che cosa l'ha spinta a tornare a casa?

Ci sono andato perché mi hanno proposto un contratto lungo di 5 anni, era un'offerta importante. Ho scelto il Basilea perché avevo bisogno di qualche sicurezza in più, poi all'Inter avevo ancora solo un anno e mezzo di contratto. Sono stato al Basilea per sei mesi: a gennaio sono andato all'Udinese. Mi è piaciuta tanto la società, sono felice che mi abbiano dato l'opportunità di tornare in Serie A per sei mesi. Ho giocato quasi tutte le partite. A Udine avevo recuperato bene anche dal punto di vista fisico.

E poi che cosa è successo?

Mi voleva il Malaga e sono andato in Spagna. In una partita però un avversario mi ha rotto il tendine d'Achille, da quel momento in poi ho avuto grossi problemi, sono rimasto fuori per otto mesi. Nel 2018 sono tornato al Basilea, ma sinceramente non ero più lo stesso. Non sono più riuscito più a recuperare, ho avuto quattro operazioni ai tendini. Ho giocato sempre meno e così ho smesso. Fino a quell'infortunio ero stato sempre bene nella mia carriera. Quel brutto incidente mi ha ucciso, calcisticamente parlando.

Lei sogna un futuro da direttore: le piacerebbe farlo in Bundesliga o in Serie A?

Mi piace tanto la Serie A, capisco abbastanza bene l'italiano e apprezzo la mentalità del vostro calcio. Mi piace come lavorano le società da voi. Ho giocato nel vostro Paese quasi per sei anni e conosco tante persone. Potrei cominciare a fare il direttore in Svizzera. So che voglio rimanere nel mondo del calcio.

L'Italia le è rimasta nel cuore?

Sì! Un mio vicino di casa è italiano: siamo grandi amici e giochiamo a scopa con le carte italiane. Quando il mio bambino e mia moglie vanno a dormire, io lo chiamo e ci vediamo per giocare tutta la notte. Sono rimasto in contatto con tanti italiani. Porto il vostro Paese nel mio cuore: sempre sempre sempre.

Ha qualche altro hobby nella sua vita?

Gioco ancora un po' a calcio con gli amici: facciamo futsal, cinque contro cinque, è davvero bellissimo.  Giochiamo tanto e ci divertiamo. Faccio anche tennis, adesso voglio cominciare golf. Lo sport è sempre al centro della mia vita.

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