calcio

Kuzmanovic story: “Io e la notte in cui ho fermato Ibra e Messi. Futuro? Ho un sogno”

La Svizzera nel destino, la Serbia e l'Italia nel cuore. Oggi Zdravko Kuzmanovic ha 33 anni ed è tornato dove tutto è cominciato dopo una carriera fatta di tante gioie ma anche molti sacrifici. L'ex Inter e Fiorentina si è ritirato da poco...

Simone Lo Giudice

 (Photo by Valerio Pennicino - Inter/FC Internazionale via Getty Images)

Un pallone che rotola ancora, il sorriso sempre stampato sulle labbra, un mazzo di carte sul tavolo che gli ricordano l'Italia quando la nostalgia è canaglia. Per Zdravko Kuzmanovic il calcio ha significato troppo e continua a significare troppe cose: è stato la maglia della Serbia indossata con orgoglio, poi quella dello Stoccarda che gli ha permesso di giocare in Bundesliga, il sogno che tutti i nati in Svizzera cullano. Ma nella vita di Kuzmanovic c'è stata anche tanta Italia: il feeling naturale con Firenze, la grande bellezza all'Inter nonostante fossero anni difficili. Poi Udine, perfetta per stare ancora bene. Un brutto infortunio lo ha messo fuorigioco anzitempo: così Kuzmanovic oggi si dedica alla famiglia, gioca a calcio con gli amici e a carte nelle lunghe notti in cui si fa sentire la nostalgia dell'Italia, dove vorrebbe tornare.

Zdravko, lei ha smesso di giocare da pochi mesi: che momento sta vivendo?

È una situazione nuova per me. Quando smetti non ti alleni e non giochi più. Faccio una bella vita: ho un figlio di nove mesi e ho tanto tempo libero da passare insieme a lui. Adesso sto al cento per cento con la mia famiglia. Sono sempre a casa, posso dare una mano anche a mia moglie: è un bel momento. Mi piace tanto la mia nuova vita, anche se il calcio mi manca, ma è normale che sia così.

Quest'estate lei è stato davvero vicino a ritornare in Italia?

Sì, avevo due-tre proposte in Serie B per giocare ancora, ma il progetto non mi è piaciuto e allora ho lasciato perdere. Ho indossato le maglie di squadre molto importanti e non volevo accettare qualcosa tanto per giocare a calcio, così ho smesso. Vivo in Svizzera, ma vado spesso a Belgrado dove è nata mia moglie. Spostarsi è difficile per via del coronavirus adesso quindi sono spesso a casa con la mia famiglia.

Lei ha iniziato e finito la carriera col Basilea: c'è un rapporto speciale tra lei e la società?

Sì, c'è un rapporto bello e difficile allo stesso tempo perché quando sei uno di casa si aspettano sempre qualcosa in più da te. Nei mesi scorsi ho parlato con la società per comunicare che volevo smettere. Fare qualcosa insieme in futuro è un'opzione. Sogno di lavorare come direttore. Mi piacerebbe far parte di una squadra, al momento mi sto guardando intorno: vediamo che cosa succede nei prossimi due anni.

Lei ha giocato al Basilea col vicecampione del mondo Ivan Rakitic e Felipe Caicedo oggi alla Lazio: che cosa ricorda?

Avevo un bel rapporto con Ivan, si capiva che sarebbe diventato un giocatore molto importante. Avevo intravisto le sue qualità come quelle di Felipe. È stato bello essere loro compagno di squadra al Basilea, anche se abbiamo giocato insieme solo per sei mesi: nel 2007 io sono passato alla Fiorentina. 

Le ha preferito la Fiorentina al Palermo: perché?

All'inizio dovevo andare al Palermo, poi è arrivata l'offerta della Fiorentina e ho detto sì. È stata la scelta migliore che potessi fare. A Firenze c'erano grandi tifosi e una bella società. Abbiamo vissuto momenti indimenticabili anche in Champions League. Abbiamo disputato anche ottimi campionati in Serie A. Mi piace guardare la Fiorentina, seguo tutte le partite: lo faccio con tutte le altre squadre in cui ho giocato.

Lei è stato allenato da Prandelli: è l'allenatore giusto anche per la Fiorentina di oggi?

Sì: faccio i complimenti alla società per questa scelta. Mister Prandelli è un grande uomo, ha una forte personalità, è l'allenatore migliore che ho avuto nella mia carriera. Sono sicuro che porterà la Fiorentina in alto. La squadra sta vivendo un momento difficile, però se c'è Prandelli io sono tranquillo perché il mister lavora tanto e sa quello che fa. Però serve un po' di tempo perché la squadra adesso sta soffrendo.

 (Photo by Paul Gilham/Getty Images)

Nel 2007 lei è stato convocato dalla Serbia per la prima volta: fino ad allora aveva giocato con le giovanili della Svizzera. Che emozione è stata?

Sì, ho esordito contro la Finlandia: è stato bello, abbiamo vinto 2-0, così è iniziata la mia storia con questa nazionale. Tutta la mia famiglia è originaria della Serbia ed io volevo giocare per il mio Paese: quando è arrivata la loro chiamata, ho detto subito di sì. Indossare quella maglia era il mio sogno. Ho preso la scelta giusta, non la cambierei mai. Ho giocato 51 partite e poi ho disputato anche il Mondiale 2010, una delle esperienze più belle della mia carriera: purtroppo non abbiamo superato la fase a gironi, era il risultato che speravamo, ma abbiamo battuto la Germania 1-0 e questo resta nella storia del calcio.

A Firenze lei ha giocato con grandi attaccanti: chi era il più forte?

Mutu era un fenomeno, poi ho giocato con Vieri e Toni: erano tre grandi campioni, ma io dico Adrian!  A Firenze ricordo anche Pazzini, poi Jovetic e Santana. Nel 2008 è arrivato anche Gilardino. Ho giocato con grandi attaccanti: è stato un piacere per me. Adrian era qualcosa di speciale: matto, ma forte forte.

Felipe Melo è stato suo compagno di reparto alla Fiorentina: che tipo era?

Era forte: fuori dal  campo era un bravissimo ragazzo, quando giocava... un animale. È bello avere al proprio fianco compagni così: tu puoi giocare con tranquillità, lui pensa a recuperare palloni e a tutto il resto. Eravamo una coppia perfetta. Anche Liverani era fortissimo in quel centrocampo: aveva un piede strepitoso. Quella Fiorentina era veramente una bella squadra.

Nel 2009 lei ha lasciato Firenze ed è passato allo Stoccarda: come è nata questa scelta?

Volevo avvicinarmi alla mia famiglia che viveva a Basilea: da lì Stoccarda è distante solamente due ore di macchina. Poi sognavo da sempre di giocare in Bundesliga: tutti i calciatori nati in Svizzera desiderano provare il campionato tedesco e giocare in quegli stadi pieni di gente. Quando è arrivata la proposta dello Stoccarda ho deciso di lasciare la Fiorentina con cui avevo vissuto tre anni splendidi: era il momento giusto per cambiare. Poi nel 2010 con lo Stoccarda abbiamo giocato gli ottavi di Champions contro il Barcellona di Messi e Ibra. Mi sono trovato bene: ci sono rimasto quasi per tre anni e mezzo.

Che cosa ricorda della notte in cui il suo Stoccarda ha fermato Ibra e Messi?

È stata una bella partita. Penso che Ibra abbia sbagliato ad andare al Barcellona perché in Italia era un fenomeno. Guardate come sta giocando adesso in Serie A! Ibra ha segnato tanti gol col Barça, ma non ha giocato sempre. Messi allora era il numero uno al mondo. Sfidarli è stato bello ma difficile. Ibra fisicamente era un animale: lo considero tuttora il migliore attaccante che ho affrontato. Mi piace la sua mentalità vincente. Zlatan sa di essere forte e lo dimostra ogni partita: è davvero tanta roba.

Potresti esserti perso