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Konsel tra sci e mountain bike: “Io come Neuer ma vent’anni prima. Ho Roma nel cuore, da Venditti un regalo speciale. Ronaldo il più forte di tutti”

Simone Lo Giudice

 Mandatory Credit: Allsport UK /Allsport

In quella Roma c'erano tanti campioni: chi ricorda?

Zeman aveva costruito una bellissima squadra con grandi giocatori: Aldair, Cafu, Candela, Di Francesco, Delvecchio, Totti. Francesco era giovanissimo e faceva il capitano. Non è facile portare quella fascia a Roma e in Italia. Io mi sono ambientato quasi subito: ho giocato belle partite e tutti hanno capito chi era Konsel. Mi sono trovato benissimo coi tifosi della Roma. Oggi tramite Internet e i social media sono in contatto con loro. Abitavo un po' fuori, vicino all'Eur e al campo sportivo. Era la posizione ideale. Stare in centro era un po' complicato per noi. Vivendo fuori avevamo più spazio e privacy. Poi mi ricordo il mare: andavo ad Ostia, avevo tantissimi amici a Santa Marinella.

La chiamavano 'Er Pantera' a Roma: perché?

Sì, in dialetto, ma non ho mai capito il significato di quel 'er' davanti al nome. Però è motivo di orgoglio. Anche in Austria mi chiamavano così: il Pantera di Rapid. A Roma non lo sapevano, ma mi ha battezzato allo stesso modo. Dopo due-tre gare i giornalisti mi hanno soprannominato così per come giocavo. Seguo sempre la Roma perché è stata qualcosa di eccezionale. Società e tifosi sono entrati nel mio cuore. È la mia seconda casa. Ci sono andato con gruppi, con aziende, con 15-20 persone per vedere la partita e la città. Siamo rimasti lì per due-tre giorni. Sono stati momenti speciali. Roma mi manca tantissimo.

Le piace Fonseca?

L'ho conosciuto personalmente quando la Roma ha giocato contro il Wolfsberger a Graz nel 2019 in Europa League. Mi piace il suo modo di giocare. Ha grande professionalità, sa come funziona il calcio. Fonseca ha carisma: è una cosa importante per un allenatore della Roma, serve sempre.

Lei ha conosce anche un altro ex allenatore giallorosso, Luciano Spalletti: com'è nato il vostro rapporto?

Dai tempi del Venezia, l'ultima squadra della mia carriera. Spalletti mi aveva chiamato per andare a giocare lì. Il suo stile di gioco era simile a quello di Zeman e cercava un portiere moderno. Alla Roma anche lui ha fatto un bel 4-3-3. Qualche volta ci sentiamo: è rimasto un bel rapporto tra di noi.

Come è andata a Venezia?

Sono arrivato lì alla fine della mia carriera, però mi è piaciuta come esperienza. Nella mia vita ho scelto tre squadre fantastiche. Il Rapid quella più famosa in Austria e Vienna è bellissima. Anche Roma lo è, la squadra è eccezionale, la piazza importante. La terza squadra della mia carriera è stata il Venezia: sono stato bene, purtroppo ho avuto qualche infortunio e c'è stato qualche problema, ma ero vicino al ritiro.

 (Photo by Claudio Villa - Inter/FC Internazionale via Getty Images)

La nostra Serie A le è rimasta nel cuore?

Non ho dimenticato le partite contro la Lazio, quelle con la Juve: lo Stadio Olimpico era strapieno, la Curva Sud era fantastica. Alcuni giocatori hanno paura di quelle situazioni, a me invece piaceva giocare partite importanti. Ricordo anche quelle col Rapid in Champions. Le grandi partite erano fatte per me. Io sono nato per giocare grandi sfide. Ero pronto mentalmente per le partite più importanti.

Quale è stato l'avversario più forte che ha incontrato?

Ho giocato in un periodo in cui c'erano grandissimi giocatori. Da portiere era molto difficile giocare contro Ronaldo il brasiliano, non quello di oggi. Sfidarlo era dura. Ma anche affrontare Del Piero non era facile. Mi ricordo Inzaghi, contro di lui mi sono divertito: non credo sia mai riuscito a farmi gol.

Cosa ricorda della sfida Austria-Italia a Francia '98?

Era l'ultima partita del girone. Per me era stato strano giocare contro Totti e contro tanti amici però è stata una cosa bella. Non dimentico la mia festa d'addio al calcio a Vienna: era venuta tutta la squadra della Roma, alcuni giocatori con l'aereo privato. C'era anche Antonello Venditti: io non ne sapevo niente, era una sorpresa di mia moglie. Abbiamo cantato la sua canzone più famosa "Grazie Roma" in Austria. Lui ha cantato per me anche "Grazie Michi". Pelle d'oca. Sento spesso Venditti.

Quali sono i suoi hobby oggi?

Sono ancora molto sportivo. Vado in mountain bike e a sciare. Mi piace tanto la montagna. Ho una casa vicino alla pista di Saalbach nel Salisburghese, dove è prevista una tappa del Mondiale di sci alpino. Vivo fuori Vienna, più o meno come a Roma ai tempi dell'Eur, però a 20 minuti sono al centro di tutto.

C'è un sogno che vuole ancora realizzare?

Oggi sono anche il presidente di una piccola squadra, ho fatto il direttore tecnico dei portieri. Secondo me ho ancora tanto da dare ai giovani. Sogno di fare qualcosa in questo ambito. Posso fare qualcosa per il futuro di questo ruolo. Sarebbe bello tornare in Serie A per fare il direttore tecnico dei portieri. Io sono un uomo aperto a tutto. Ho rischiato andando in Italia da giocatore: il Rapid mi aveva fatto un contratto lungo con tante certezze, ma ho scelto la Roma perché volevo fare qualcosa di più. Mi è andata bene. Mi piace prendere qualche rischio, provare a fare qualcosa nella vita. Da giocatore volevo vincere sempre.

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