Konsel tra sci e mountain bike: “Io come Neuer ma vent’anni prima. Ho Roma nel cuore, da Venditti un regalo speciale. Ronaldo il più forte di tutti”

Tutto è cominciato ed è ricominciato a Vienna, il suo posto nel mondo, ma Roma è Roma e per Michael Konsel resta indimenticabile. L’ex portiere austriaco oggi ha 58 anni, vive ancora di sport e per il futuro culla un sogno tra i pali

di Simone Lo Giudice

Il Rapid e quel rigore parato a Brehme

(Photo by Christian Hofer/Bongarts/Getty Images for UniCredit)

Parate, sorrisi e vasi rotti. Michael Konsel ha cominciato a sognare nel giardino di casa sua, circondato dalle montagne: suo fratello calciava, lui volava a prendere il pallone. Portiere nato e innovatore per natura, al Rapid Vienna, Konsel ha inventato anche un nuovo modo di stare tra i pali, lo stesso che anni dopo ha reso celeberrimo Manuel Neuer. Nel 1997 Michael ha preso un rischio: alle certezze di Vienna ha preferito la scommessa Roma, dove l’intesa con Zeman è stata perfetta e l’amore coi tifosi naturale. Col Venezia di Spalletti poi ha salutato il calcio giocato e dalla Laguna è ripartito verso le sue montagne. Qui oggi Konsel vive, corre e scia, scrive di calcio e culla un sogno per il futuro. Sempre tra i pali ovviamente.

Michael, lei oggi fa il giornalista: come ha cominciato? Com’è nata questa idea?
Avevo già fatto qualcosa per la nostra televisione quando giocavo. Dopo il ritiro ho cominciato come esperto per Sky Austria: l’ho fatto quasi per dieci anni. Adesso lavoro col giornale Kronen Zeitung, il più importante del nostro Paese: scrivo e parlo di portieri. Sono un esperto, commento il calcio con gli occhi di un ex giocatore. Lavoro anche al Kronen Tv, il nuovo canale televisivo aperto dal giornale. Mi piace questo mestiere perché mi ha permesso di restare dentro il calcio, l’ambiente in cui sono nato, che è stato la mia vita.

Come ha cominciato a giocare a calcio?
Ho cominciato con Christian, uno dei miei tre fratelli: è più grande di me di due anni. Abbiamo giocato tanto insieme in casa e in giardino. Usavamo palloni piccoli e grandi, qualsiasi cosa. Costruivamo una porta: mio fratello calciava, io paravo. Facevamo sempre così. Rompevamo tutto, allora i nostri genitori hanno deciso di mandarci a giocare in una piccola squadra.

All’inizio lei faceva l’attaccante: è vero?
Sì, sono stato un giocatore di movimento dai 6 anni fino ai 12. Una volta sono andato in porta perché il nostro portiere si era infortunato: giocare tra i pali mi è piaciuto tantissimo e ci sono rimasto. A 12 anni ho capito che stare tra i pali era la mia posizione naturale. Così è cominciata la mia vita da portiere. Ero nato per stare lì.

Quale è la cosa più bella dello stare in porta?
Fare il portiere non è facile, serve tanta responsabilità. Devi essere forte fisicamente, ma anche dal punto di vista mentale. Ho studiato tanto per crescere in questa posizione. Servono mentalità e testa.

Mandatory Credit: Mark Thompson /Allsport

Quale è stato il suo momento più bello col Rapid Vienna?
Ne ricordo tantissimi. Sono l’unico giocatore ad aver disputato due finali col Rapid in Coppa delle Coppe: la prima contro l’Everton, la seconda col Psg. Purtroppo abbiamo perso entrambe, ma averle giocate è una cosa indimenticabile.

Lei ha affrontato l’Inter nella Coppa Uefa 1990-91: cosa ricorda di quella sfida?
In quell’Inter c’era Andreas Brehme. Qualche mese prima aveva segnato il rigore con la Germania per vincere il Mondiale di Italia 90′. Io ho parato il suo tiro dal dischetto in Coppa Uefa a casa nostra contro l’Inter: anche questa cosa è indimenticabile. Per la mia carriera è stato importante anche sfidare la Juve in Champions League: feci partite impressionanti, anche contro Manchester United e Fenerbahce. Gli italiani mi hanno visto. Prima si chiedevano chi fosse Konsel, poi mi hanno conosciuto.

Lei è arrivato a Roma nel 97′: com’è stato l’impatto col calcio italiano?
All’inizio è stato un po’ difficile perché il calcio austriaco non è molto conosciuto in Italia. Zeman mi aveva scelto perché giocavo tra i pali un calcio moderno, come Neuer oggi: solo che io ho cominciato a farlo negli Anni ’90. Mi piaceva il calcio di Zeman, io sono stato quasi un difensore in quel 4-3-3. Ero bravo a giocare coi piedi perché da giovane ero stato un giocatore di movimento.

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