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Mister Giannichedda “studia” da Allegri: “Inter divorata dalla tensione il 5 maggio. Rimini-Juve… surreale”

Simone Lo Giudice

 (Photo by New Press/Getty Images)

Quale è stato il problema più grande della Juve quest'anno?

La mancanza d'identità. La formazione base di una squadra vincente deve essere facilmente riconoscibile. Tutti sanno quali sono i titolari dell'Inter, della Juve non possiamo dire altrettanto quest'anno. Questa mancanza ha pesato sui risultati. La squadra ha avuto troppi alti e bassi per essere la vera Juve. Nelle stagioni passate, quando la incontravi, sapevi che prima o poi ti avrebbe fatto gol e andavi in campo un po' titubante. Quest'anno tutte le squadre hanno provato a batterla. Lo spirito Juve si è visto pochissimo.

La vittoria della Coppa Italia e quella con l'Inter in campionato cambiano qualcosa?

Quando vinci un trofeo cambia sempre qualcosa. Però non basta il risultato di una partita per progettare il futuro. Arrivare quarti o meno cambia. Bisogna aspettare il risultato della partita col Bologna prima di tirare le somme. Vincere un trofeo però è sempre bello. Mi fa piacere per Pirlo che è riuscito a portare a casa un'altra coppa dopo le critiche. Ma la Juve deve aspettare il finale di campionato per prendere una decisione.

La Juve è la squadra favorita per il quarto posto?

Il Milan sfida l'Atalanta e sulla carta ha la partita più difficile della giornata, però se guardiamo i punti è davanti in classifica. La Juve deve fare il suo a Bologna e poi sperare, sa che dipende tutto dalla squadra di Pioli. La vittoria con l'Atalanta fa venire qualche rimpianto in più ai bianconeri. Nel secondo tempo in Coppa Italia si è rivisto il carattere della Juve. I giocatori di Pirlo volevano vincere e ci sono riusciti.

Lei è stato alla Juve per due stagioni e nel 2006 è scoppiata Calciopoli: ha qualche rimpianto?

Abbiamo pagato per colpe non nostre. Ma sono stati lo stesso due anni fantastici: nel primo abbiamo fatto più di 90 punti ed è stata bella anche la stagione della Serie B perché ci ha fatto prendere confidenza con un mondo che non conoscevamo. Gli stadi erano sempre pieni. Tutti ci volevano bene perché eravamo rimasti in Serie B per riportare la Juve in A. Facemmo un gesto d'affetto nei confronti della società. A qualcuno ha fatto bene, penso soprattutto ai giovani, a qualcun altro invece ha arrecato qualche danno.

Che cosa ricorda di Rimini-Juve? Quanto è stato difficile preparare quella partita?

Pareggiamo 1-1, come esordio non andò benissimo. Era tutto surreale. Settimane dopo la vittoria dello scudetto abbiamo saputo che era stata richiesta la nostra retrocessione in C, poi la B con penalizzazione. Il ritiro fu surreale. Siamo passati dall'idea di giocare in Champions League a quella di dover giocare Rimini-Juve e si è sentito il contraccolpo. Però quando c'è la partita poi uno entra in campo, stacca da tutto e cerca di vincere. Cosi abbiamo fatto per tutta l'annata. Tornare in A è stata una liberazione. Avevamo perso tanti campioni, molti per fortuna erano rimasti e con loro si è creata un'alchimia speciale. Andavamo in campo consapevoli di dovere vincere tutte le partite perché eravamo la Juve.

Abbiamo parlato di Pirlo allenatore: quanto è importante per lei la parola 'gavetta'?

La gavetta è importante sempre, in tutte le situazioni. Ti aiuta a capire quando stai sbagliando e a saper gestire l'errore. La cosa peggiore è rendersi conto di quello che è successo quando è troppo tardi. Secondo me è quello che è capitato a Pirlo. Gestire il mondo Juve poi è molto difficile. Forse nemmeno la società si aspettava di dovere affrontare tutte queste difficoltà, ma nel calcio non ti regala niente nessuno.

Che idea si è fatto del progetto Superlega?

Se partiamo dal principio che il calcio deve essere riformato allora va bene. Se fare la Superlega però significa cancellare la meritocrazia e le favole come quelle dell'Atalanta o del Leicester allora dico di no. Verrebbe meno il principio dello sport. Come era stata impostata non era giusta. Se pensiamo che serva per creare appeal ed introiti e fare sì che i soldi vengano distribuiti in maniera eguale allora se ne può parlare.

 (Photo by Emilio Andreoli/Getty Images)

Come vede Mancini Ct dell'Italia?

La gestione del gruppo finora è stata eccezionale, l'allenatore è internazionale e ha grandissima personalità. All'inizio tutti si chiedevano come Mancini avesse potuto convocare determinati giovani, poi questi ragazzi sono esplosi e si sono rivelati fortissimi anche nei loro club. Poi il Ct sta facendo tantissimo per il calcio italiano. Speriamo che questa Nazionale faccia un bell'Europeo.

Parlando di centrocampisti italiani: chi le piace di più oggi?

Verratti: è migliorato tantissimo, gioca in Champions e in Nazionale con una tranquillità che mi ricorda Xavi del Barça. Condividono una gestione della palla perfetta e una grande personalità. Verratti non ha paura di farsi dare il pallone dai compagni. Un altro nazionale che mi piace e che ho avuto la fortuna di conoscere è Locatelli: può fare tutti i ruoli del centrocampo e questo lo rende un giocatore internazionale.

E a livello europeo chi le piace di più invece?

Il centrocampista internazionale per eccellenza è De Bruyne: lo considero il più completo di tutti. Più andiamo avanti e più è fondamentale sapere fare tutto nel calcio sia a livello fisico che a livello di gioco, di inserimento e di interdizione.

Che cosa si augura per il suo futuro?

Tante volte le cose succedono quando meno te lo aspetti. L'importante è farsi trovare pronti, tenersi aggiornati, lavorare e vedere le partite. Il calcio è in continua evoluzione, ogni partita insegna qualcosa. Più allenatori uno riesce a seguire e meglio è. Aspetto la chiamata giusta.

Fa ancora coppia con Stefano Fiore?

Io e Stefano siamo ancora grandi amici. Facciamo coppia a padel: dopo l'Udinese e la Lazio abbiamo deciso di giocare ancora insieme. Però non ci unisce solo questo. I nostri bambini hanno più o meno la stessa età e sono cresciuti nella stessa scuola.

Che cosa le piace di più del padel?

Che il campo è piccolo: vista la nostra età, è una buona cosa per noi. Poi il padel è uno sport divertente e si riesce a giocare facilmente, è veloce ed è facile organizzare una partita tra amici. Ti fa stare in forma perché una gara dura un'ora e mezza. È bello allenarsi in compagnia.