calcio

Cristian Zenoni tra trekking e panchina: “Io e mio fratello vogliamo allenare in A. Conte passionale come quando giocava. Che battaglie con Ibra”

Gemelli si nasce, compagni e avversari si diventa, grazie anche allo zampino di papà. Oggi Cristian ha 43 anni come suo fratello Damiano: i due gemelli bergamaschi corrono ancora insieme dopo il calcio giocato, uno a fianco dell'altro, per...

Simone Lo Giudice

"Un piccolo paesino, un papà operaio che avrebbe fatto qualsiasi cosa per la sua Dea, due fratelli gemelli venuti al mondo per sognare in grande. Così è nato il mito degli Zenoni, la risposta bergamasca in A ai Filippini bresciani con cui hanno condiviso il campo tante volte e spesso il ponte che separa Bergamo e Brescia, così distanti eppure unite dal calcio e dalle sue storie. Quella di Cristian e Damiano è fatta di sacrifici comuni ma anche di strade che si sono separate dal 2001, quando il primo è andato alla Juve mentre il secondo è rimasto nella sua Bergamo ancora per un po'. Cristian ha vinto a Torino e quando non ce l'ha fatta comunque ha imparato qualcosa. Oggi, tra camminate all'aria aperta e montagne da scalare, studia per il futuro. Fare fatica è ancora il suo sport preferito e Damiano il compagno perfetto.

"Cristian, lei ha cominciato allenare con Damiano: che momento state vivendo?

Un po' critico, ma stiamo cercando di tenerci aggiornati. L'annata scorsa è andata male l'avventura alla Feralpisalò, ad ottobre siamo stati esonerati. Poi non abbiamo trovato un altro club. Vogliamo allenare una prima squadra anziché un settore giovanile, dove entrambi abbiamo già fatto quattro-cinque anni. L'emergenza Covid ci ha un po' frenato. Aspettiamo il prossimo anno per tornare in pista.

"Lei fa il vice di Damiano in panchina?

Sì, anche se con mio fratello c'è una situazione particolare. Siamo in famiglia e fare il secondo è stato un po' come fare il primo. Con Damiano ho un rapporto aperto. Ci siamo dati consigli a vicenda. In campo e negli allenamenti avevo la mia parte. Da giocatori abbiamo fatto tutta la trafila nel settore giovanile dell'Atalanta e siamo arrivati a giocare in Serie A con la squadra della città in cui siamo nati. I nostri percorsi poi si sono divisi. Ognuno ha preso la sua strada e non siamo più riusciti a riunirci nelle categorie che contano. A fine carriera abbiamo giocato insieme in Eccellenza alla Grumellese. Resta la soddisfazione di aver debuttato in Serie A e di essere stati convocati insieme in Nazionale.

"Siete partiti da un piccolo paese bergamasco: com'è stata la vostra infanzia?

Sì, da Trescore Balneario, un paesino di qualche migliaio di abitanti. Papà ci portava al campetto a giocare con gli amici. Abbiamo cominciato nella squadra di un paese vicino Trescore: in quella società lavorava un osservatore dell'Atalanta e tramite lui siamo riusciti a fare i provini con la Dea e l'anno dopo siamo stati presi nelle giovanili nerazzurre. Nostro padre non ha mai giocato in grandi categorie, ma amava il calcio. Oggi è in pensione. Faceva l'operaio e non riusciva a conciliare calcio e lavoro. Noi abbiamo portato avanti lo sport con passione dal settore giovanile dell'Atalanta fino alla prima squadra. Abbiamo anche condiviso la prima esperienza fuori casa in Serie C alla Pistoiese.

"Avete giocato con Pioli alla Pistoiese: che calciatore era?

Abbiamo avuto l'onore di giocare col mister del Milan. Pioli era arrivato nel mercato di gennaio per darci una mano. A Pistoia lottavamo per i playout. Stefano era abituato a palcoscenici diversi: quella era una realtà piccola anche per lui. Ci ha dato una mano a salvarci. Da calciatore era un po' come oggi: una persona molto tranquilla che però sa farsi rispettare, uno che viene seguito. Eravamo al primo anno di C e avevamo 19 anni, Pioli andava per i 35-36. Era disponibile, un uomo alla mano e molto tranquillo quando c'era la partita, una persona ragionevole.

"Lei ha esordito contro i gemelli Filippini in Serie A: cosa ricorda?

Ho debuttato in Serie A contro il Brescia. Mio fratello non c'era: lui è arrivato all'Atalanta l'anno dopo. Purtroppo abbiamo perso il derby 1-0, ma per me resta una giornata indimenticabile. Fu speciale debuttare davanti ai miei tifosi. Quelle emozioni mi sono rimaste dentro.

"Più bravi voi oppure i gemelli Filippini?

Più di una volta nel derby c'è stata la sfida tra i gemelli bergamaschi e quelli bresciani. Abbiamo scattato parecchie foto sul ponte che divide Bergamo e Brescia. Uno di loro ha frequentato con noi il corso da allenatore a Coverciano. Li abbiamo sfidati sui campi. Penso che entrambe le coppie abbiano fatto una dignitosa carriera. Loro sono stati più fortunati sotto l'aspetto del ricongiungimento: hanno cominciato a Brescia, poi si sono divisi, ma si sono ritrovati al Palermo, alla Lazio e al Livorno. Io e Damiano abbiamo giocato insieme solo a Bergamo.

 Mandatory Credit: Grazia Neri/ALLSPORT

"Qual è stata la sua giornata più bella con l'Atalanta?

quella dell'esordio: debuttare a vent'anni con maglia della squadra della propria città è stato speciale. Sugli spalti c'erano i miei amici. Poi è avvenuto sotto gli occhi dei miei genitori che sono bergamaschi: è stato un onore. Poi in panchina c'era un monumento come Mondonico.

"Qual è stato il momento più brutto con la Dea invece?

Nella stessa annata siamo retrocessi. Quella stagione non è stata positiva. In squadra c'era gente importante come Gallo, Carrera, Sgrò: tanti giocatori abituati a giocare in Serie A. La loro presenza però non è bastata per salvarci.

"Cos'ha di speciale l'Atalanta di oggi? La sorprende ancora?

Non sorprende più nessuno vederla competere contro le big. La partita di San Siro contro l'Inter ha dimostrato che la Dea è diventata una grande. Fare la gara contro la prima in classifica a Milano non è da tutti. Da due-tre anni l'Atalanta sta facendo bene in Italia ed Europa. Sta dimostrando di poter stare a certi livelli. Merito della società, di Gasperini e dei giocatori. Il club ha puntato sui giocatori che servivano. Poi l'allenatore ha fatto la differenza: il suo modo di vedere il calcio applicato in campo con questi giocatori porta a grandi prestazioni.

"Cosa manca all'Atalanta per vincere?

Trovarsi tra le prime in classifica per l'Atalanta ormai è un dato di fatto. Per vincere però serve ancora qualcosa, bisogna fare uno step in più. Probabilmente servirà ancora del tempo. La società ha cominciato un percorso da tre-quattro anni. Se andrà avanti lungo questa strada, penso che l'Atalanta sarà presto una delle candidate a vincere lo scudetto. Nei prossimi due-tre anni potrà dire la sua in questo senso.

"

Potresti esserti perso