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Nista: “Io, amico di Buffon, l’Inter di Julio Cesar e Handanovic. Quella doppia volta contro van Basten…”

Simone Lo Giudice

Che cosa ricorda dell'esperienza all'Inter? Com'è stato allenare un'altra big?

Chi lavora nel calcio è una persona fortunata. Io ho realizzato i sogni che avevo da bambino. Esordire in Serie A è stato incredibilmente emozionante. Era ancora il periodo in cui c'erano trasmissioni come "90° minuto", la "Domenica sprint" e "Domenica sportiva": quando finivano, di calcio se ne riparlava la settimana dopo. L'esperienza all'Inter è stata bellissima. Il presidente Moratti gestiva il club in maniera speciale, era il padre di tutti noi, sia dei giocatori che degli allenatori. Era una persona squisita e dolcissima, davvero un uomo per bene.

Lei ha vissuto il passaggio consegne tra Julio Cesar e Handanovic: che cosa ha significato sul campo?

Quando sono arrivato io c'era Julio Cesar, un grandissimo portiere che aveva appena vinto da poco il Triplete e veniva da stagioni eccezionali dal punto di vista dei risultati. Allora si contendeva il ruolo di migliore con Buffon. Poi era un ragazzo spassosissimo, sempre allegro e sorridente che però sapeva quando c'era da lavorare. Qualche eccesso faceva parte del suo personaggio: Julio era bello anche per quello.

E com'era Samir invece?

Caratterialmente l'opposto: un ragazzo incredibilmente inquadrato e serissimo, con una volontà di ferro, poi un portiere fortissimo. Quando è arrivato al primo anno Samir ha fatto cose straordinarie, nonostante la squadra non fosse riuscita a fare bene. Poi Julio Cesar ha lasciato l'Inter e puntare su Handanovic è stato naturale. Sul campo è stato un cambio importante perché sono due portieri completamente molto diversi quindi il vestito cucito addosso per Julio non andava bene per Samir. Ho dovuto trovare la quadra il più velocemente possibile.

Parlando di attualità, lei ha allenato anche Meret convocato da Mancini ad Euro 2020: che portiere è?

Dopo l'esperienza all'Inter ho lavorato all'Udinese per un anno. Quando sono arrivato Alex aveva 16 anni. Un giorno uno dei nostri portieri non poteva allenarsi così Meret si era aggregato alla prima squadra. Credo che Alex sia un predestinato. Il Napoli lo ha scelto per sostituire un altro grande portiere come Pepe Reina: non è poco. Al primo anno purtroppo il primo giorno di ritiro si è rotto il braccio ed è stato fuori per tutta la prima parte della stagione. L'anno dopo tutto il Napoli ha risentito delle difficoltà di Ancelotti. Nell'ultima stagione Meret ha fatto prestazioni straordinarie, ma non ha avuto grande continuità. Nonostante questo, a riconoscimento del suo valore, è stato convocato dal Ct.

Lei ha lavorato anche con Jorginho: al Napoli era già un uomo spogliatoio?

Jorginho è un ragazzo fantastico ed umilissimo. È esploso nel Napoli di Sarri: il mister lo ha schierato davanti alla difesa e quella posizione lo ha consacrato. Ricordo un giocatore fantastico sempre sorridente. Aveva una parola gentile per tutti. Ricordo un ragazzo davvero splendido.

Anche Lorenzo Insigne è finalmente esploso?

Lorenzo è sempre stato un talento straordinario. Seguire il lavoro quotidiano di un calciatore dà una percezione più ampia di ciò che sa fare. A Insigne non è mai mancato il carattere. Credo che abbia sentito il peso della maglia, della sua città e di essere napoletano. Oggi ha trovato il suo equilibrio e in questo Europeo lo stiamo vedendo prendere per mano l'Italia. Sul campo corre come un pazzo, riesce a fare entrambe le fasi di gioco, è straordinario davanti ma spesso utilissimo anche in difesa.

L'Italia può vincere questo Europeo?

Siamo una di quelle quattro-cinque squadre che possono arrivare in fondo e che sono sempre le più accreditate per il successo finale. Penso che questa Nazionale abbia qualcosa in più rispetto a quelle precedenti. Il gruppo sta facendo la differenza. Mancini ha fatto un lavoro molto importante: ha preso una squadra demoralizzata e un Paese depresso dopo l'esperienza traumatica dell'ultimo Mondiale e tra mille difficoltà è riuscito a trasmettere una grande identità ai giocatori e a portare avanti un gruppo giovane.

Nel finale di Italia-Galles, Mancini ha fatto esordire Sirigu: come ha visto questa mossa?

Questo Europeo potrebbe essere l'ultima cavalcata di Sirigu con la Nazionale. Contro il Galles non c'era l'ansia del risultato e Mancini si è potuto permettere un cambio anomalo come quello del portiere: io ho avuto questa sensazione. Allo stesso tempo però Sirigu è un uomo di grande esperienza: mandarlo in campo potrebbe essere stato un segnale, così Mancini ha potuto dare importanza ad un uomo spogliatoio.

Lei ha subito il primo e l'ultimo gol segnato da van Basten nella nostra Serie A: le brucia oppure le fa piacere?

Ho preso gol  anche da Maradona, da Matthäus e da Gullit. Non c'è nessuna differenza tra subire una rete dal giocatore più forte o da quello più sconosciuto: brucia da morire, a posteriori però diventa un ricordo e allora pensi di essere stato battuto da giocatori fortissimi. Io e van Basten abbiamo esordito in Serie A nello stesso giorno, io col Pisa e lui col Milan, e ha segnato su rigore. Poi c'è stata la sfida contro il mio Ancona prima della finale di Coppa dei Campioni, la sua ultima gara coi rossoneri. Abbiamo perso 2-1 e Marco mi ha fatto di nuovo gol.

Lei è tornato nella sua Livorno oggi?

In questo momento vivo a Parma, la città di origine della mia compagna. Cerco di godermi Livorno il più possibile nel periodo estivo. Sono stato via dalla mia città per tantissimi anni, l'ho vista sempre di passaggio. C'è una buona qualità della vita e soprattutto c'è un bel clima.

Tornerà nel mondo del calcio, magari in giacca e cravatta?

Adesso non ci penso, mi sto occupando di tutt'altro. Nella vita mai dire mai. Non mi piace pensare a cosa succederà fra sei mesi o un anno. Il calcio è stata la più bella cosa della mia vita. Ad un certo punto però l'età ti gioca contro. Per fare il preparatore dei portieri serve una grande fisicità e questo problema alla schiena mi sta condizionando troppo. A prescindere da tutto, quando tagli certi traguardi in termini anagrafici devi avere la forza di alzare la mano e smettere.

A che cosa si dedica oggi?

Sto provando ad occuparmi di immobiliare. Il calcio è cambiato negli ultimi anni e richiede più tempo. Ci sono più strumenti a disposizione. Tra filmati, clip e preparazione della partita oggi ti assorbe per dieci ore al giorno sette su sette. Mi è sempre piaciuto dividere il mio tempo fra l'impegno lavorativo e tutto il resto. Ho sempre provato a guardare un po' oltre. Ho adorato il calcio, ma non l'ho mai vissuto come l'unica cosa importante della mia vita. Mi è sempre piaciuto andare a vedere una bella mostra oppure fare un viaggio e conoscere qualcosa di nuovo.