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Ametrano story: “Io, Maradona e la notte da campione del mondo con la Juve. Ribery a Salerno scelta d’amore”

Simone Lo Giudice

 (Photo by Juventus FC - Archive/Juventus FC via Getty Images)

Spalletti sfida Allegri questo weekend: che uomo ha conosciuto ad Empoli? 

Spalletti era più aggressivo rispetto ad oggi. Negli spogliatoi Luciano si faceva sentire. Era un vulcano ed un grande allenatore. Ci faceva giocare bene. È una persona schietta, dice tutto in faccia, a qualcuno può dare fastidio. Il mister è fatto così e lo apprezzo per questo. Vedo bene il suo Napoli. La squadra è forte, non le manca niente per far bene. Il mister è bravo nel capire le situazioni, è esperto e sa trovare il giusto equilibrio tra le due fasi in campo. Le squadre di Spalletti sono equilibrate. Il Napoli può fare bene.

Al San Paolo ha più da perdere la Juve?

Sì, perché viene da un pareggio e da una sconfitta. Dovesse perdere a Napoli diventerebbe tutto difficile. I punti di svantaggio diventerebbero otto e qualcuno inizierebbe a parlare della partenza di Ronaldo. Ci sarebbe un po’ di pesantezza a Torino. Otto punti significherebbero già tre partite di distanza dalle altre.

Lei ha giocato nell’ultima Salernitana che è stata in A: che cosa ricorda di quell'anno? 

Sono stato benissimo a Salerno. I tifosi sono stati fantastici, ho cercato di dare il massimo e lo hanno capito. Ci tenevo tanto. Se fosse arrivata la salvezza all'ultima giornata sarei rimasto e magari avremmo aperto un ciclo. Quella squadra era fortissima, c'erano tanti ragazzi forti. Abbiamo sbagliato la partenza. È stata una stagione anomala perché con 41 punti di solito ci si salva, noi invece siamo retrocessi. Nel calcio serve un pizzico di fortuna. Mi è dispiaciuto per la tragedia avvenuta dopo la partita di Piacenza e per i ragazzi che sono morti: è una ferita che mi porto dentro. Spero che la Salernitana riesca a salvarsi.

C’era Gattuso: che ragazzo ha conosciuto?

Un tipo semplice e determinato. Un uomo passionale. Tutti avevamo intravisto già le sue grandi qualità. Rino ha fatto una stagione straordinaria, poi è andato al Milan e ha aperto un ciclo. Ricordo il ragazzo d'oro che sento ogni tanto. Tra Rino e il Napoli non c'è mai stato un problema tecnico, ci sono state incomprensioni a livello relazionale. Ha fatto un ottimo lavoro a Napoli, nonostante il Covid che gli abbia portato via tanti giocatori. Rino predilige il rapporto umano, non lo ha trovato e ha scelto di andare via.

Cosa ne pensa della coppia Simy-Ribery? 

Non mi aspettavo l’arrivo di Ribery. Credo che abbia scelto Salerno per la passione. Si sentirà ancora tanto giocatore. Giocare all'Arechi è bello. A Ribery non interessano i soldi. Nella sua carriera ha vinto tutto. Salerno è una bella sfida da vincere. Se ci riuscirà poi resterà scolpito nei cuori della gente. Può trovare un po’ di amore. In altre piazze uno come Ribery magari viene considerato un giocatore finito perché lì sono abituati ai campioni. A Salerno le aspettative sono alte: è un altro stimolo per fare bene.

Che cosa si aspetta da Simy invece?

Simy è stato la sorpresa dello scorso anno. Ha fatto tantissimi gol in una squadra che è retrocessa, cosa non facile. Ha grandi qualità, è un giocatore d'area di rigore. Sa leggere le situazioni in anticipo, si mette sempre bene col corpo per fare gol. Mi aspetto il giocatore che abbiamo ammirato col Crotone. Un uomo che lavora, che è umile e che è decisivo. La squadra dovrà metterlo nelle condizioni giuste per colpire.

Lei ha giocato anche con Avellino e Juve Stabia: come ha vissuto i tanti derby campani?

Ne ho giocati tanti duri. Uno dei derby più sentiti è Avellino-Salernitana, anche Napoli-Salernitana lo è, un po' meno Napoli-Avellino. Mi sono divertito a giocare queste partite. L'ho fatto anche con la squadra della mia città. Ci devi mettere sempre qualcosa in più per soddisfare la tifoseria che vive di queste cose.

Che cosa hanno di speciale i calciatori campani?

Il calcio spesso dà un'opportunità al ragazzo campano. Non tutti vivono in belle situazioni, ci sono molti posti difficili. Per un giovane talentuoso della mia regione il calcio è un mezzo per cambiare la propria vita. Ci mette dentro tutto se stesso perché sa che è un percorso che un giorno può salvargli l'esistenza.

Lei ha giocato con Danilo D'Ambrosio nel finale di carriera: che ragazzo era?

Splendido. Nel 2008 è passato dalla Primavera della Fiorentina al Potenza dove giocavo io. D'Ambrosio è napoletano, ma non lo sembra. Era molto timido, parlava poco. Mi sono affezionato e gli sono stato vicino. Ho cercato di dargli consigli. Io ero a fine carriera, lui stava cominciando. Poi io sono passato alla Juve Stabia e ho chiesto al mio direttore sportivo di acquistare D'Ambrosio. Avevo intravisto in lui un potenziale enorme. Doveva crescere nella testa, fisicamente e tecnicamente era già molto forte. Poi ho chiamato qualche amico in Serie A e gli ho chiesto di dare un'occhiata a D'Ambrosio. Ero sicuro che avrebbe fatto strada. Con l'Inter sta facendo il suo cammino. Ho cercato di aiutarlo fuori dal campo.

Che cosa fa quando non fa calcio? È appassionato di musica?

Vado in palestra, cerco di tenermi in forma, preparo gli allenamenti per i miei ragazzi. Mi piace la musica italiana. Pino Daniele rappresenta la mia adolescenza, è stato il mio compagno di viaggio. Quando ero in trasferta con la squadra ascoltavo le sue canzoni e cercavo di rilassarmi. Ricordo questo del grande Pino.