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Michele Serena: “Vi racconto la mia Inter e l’addio di Ronaldo il Fenomeno. Il 5 maggio è una ferita aperta”

Simone Lo Giudice

 Mandatory Credit: Allsport UK /Allsport

Che cosa ricorda invece di Claudio Ranieri?

Mi ha allenato per due stagioni alla Fiorentina. Era un grande nella gestione ed era molto preparato dal punto di vista tecnico e tattico. È stato uno di quelli che mi hanno trasmesso di più sotto questo aspetto. Dopo tanti anni lo vediamo ancora sulla cresta dell'onda. Sa mettere a posto le cose, in più occasioni si è definito un aggiustatore. Quando c'è qualcosa da sistemare chiamano Ranieri e vanno sul sicuro.

Che cosa le ha lasciato l'esperienza viola?

Ricordo tutto con affetto. Mio figlio è fiorentino: quando mi sveglio al mattino, lo vedo e mi ritorna in mente Firenze. Ho vissuto tre stagioni indimenticabili: due con Ranieri, una con Malesani. Coi compagni avevamo legato tanto anche fuori dal campo: questo ci permetteva di fare cose importanti anche quando giocavamo. Lo dimostra la Coppa Italia che abbiamo vinto: riuscirci con la Fiorentina non è così facile.

Che cosa ricorda invece di Cecchi Gori?

Non c'era un grande rapporto tra presidente e squadra. Nonostante questo non ci ha mai fatto mancare niente. È riuscito a portare grandi campioni a Firenze in quegli anni. Per questioni extra-calcistiche è caduto in disgrazia e mi dispiace per lui. In quegli anni però la città si è divertita grazie a Cecchi Gori.

Che compagno era Edmundo?

Non ho un bel ricordo perché ha preferito andare al Carnevale anziché darci una mano. In quel modo ha dimostrato scarso attaccamento ai compagni. Ho giocato io come centravanti al suo posto in Fiorentina-Piacenza per scelta di Malesani. Ricordo l'intervento di Vierchowod da rigore contro di me. È finita 1-1.

Come si inserisce l'Atletico Madrid nel suo percorso da calciatore?

Nell'estate '98 Malesani è andato al Parma: io e Batistuta dovevamo raggiungerlo, ma Cecchi Gori si è opposto al trasferimento. Poi è arrivata la possibilità di andare all'estero: all'inizio in Premier League, poi si è fatto sotto l'Atletico Madrid di Arrigo Sacchi e ho accettato. Sono stato bene, mi hanno riservato un'accoglienza stupenda. L'anno dopo mia moglie è rimasta incinta, mi ha chiesto di tornare in Italia e l'Atletico mi ha fatto partire. Ringrazierò sempre la famiglia Gil. Butto sempre un occhio ai Colchoneros.

 Mandatory Credit: Grazia Neri/ALLSPORT

Quando è arrivato all'Inter ha chiuso il cerchio?

Ho coronato il mio sogno di bambino. Io sono tifoso nerazzurro. Ero felice quando ho saputo che l'Inter mi voleva. Mi dispiace per i tanti infortuni: senza quelli avrei potuto dare qualcosa in più. E mi dispiace  per lo scudetto perso il 5 maggio. Avevo fatto il fioretto che avrei smesso in caso di vittoria, nonostante avessi un altro anno di contratto. Volevo chiudere con lo scudetto sul petto e con la squadra del cuore.

Lei era in panchina quel 5 maggio: che cosa ricorda di quel pomeriggio

Venti giorni prima ero rientrato dopo un anno di stop per infortunio. Ho giocato in casa con la Roma, poi a Firenze dove mi sono strappato. Avevamo stilato una tabella di rientro, contro la Lazio avrei dovuto giocare. Sono state fatte altre scelte e mi sono arrabbiato: è stata l'unica volta in cui ho perso il controllo con un allenatore. Dovevo entrare all'inizio del secondo tempo. Sono passati due-tre minuti e abbiamo preso gol. Mi sarei dovuto scaldare, ma non l'ho fatto: quando eravamo sotto sono entrati solamente gli attaccanti. Poi non ricordo niente. Ho fissato il vuoto con gli occhi sgranati per il resto del pomeriggio. Il secondo tempo mi è scivolato via così. Mi fa male perché nella vita certe cose capitano una volta sola.

Responsabilità di Cuper per quella sconfitta?

No, assolutamente no. Le responsabilità sono nostre. Pensavamo di andare a Roma e vincere facilmente. La Lazio lottava per un piazzamento Uefa. Le tifoserie delle due squadre sono gemellate. Un'ora prima della gara c'erano sessantamila persone che tifavano per noi: non avevo mai sentito i tifosi ospiti fare i cori per gli avversari. Dovevamo vincere. Probabilmente la settimana di approccio alla partita non è stata adeguata. Dopo quella sconfitta io sono rimasto, pochi mesi dopo però mi sono fatto male di nuovo e non ho più ripreso. Mi arrabbio quando vedo ragazzi che non si impegnano abbastanza. Per me il pallone si è sgonfiato dalla sera alla mattina, un brutto infortunio mi ha portato via la cosa più bella che avevo.

Quell'estate è andato via Ronaldo il Fenomeno: l'Inter come ha preso quella partenza?

Non so che cosa c'è dietro quell'addio. Penso che la società ci sia rimasta male perché aveva sostenuto e curato Ronaldo prima che andasse via. Penso ai due brutti infortuni che aveva subito al ginocchio.

Come si spiega invece la partenza dell'altro Ronaldo oggi dalla Juventus? Se lo aspettava?

Sì, tra Cristiano e la Juve si era rotto qualcosa. Era evidente. Lo stesso ritorno di Allegri mi spingeva a credere che CR7 sarebbe partito. Quando Max era andato via, Ronaldo lo aveva punzecchiato. Giocatore e società non andavano d'accordo nemmeno per questioni economiche. La separazione va bene a tutti.

Che cosa fa quando non fa calcio? Come scarica la tensione?

Ho tanti hobby. Mi piace la pesca. Purtroppo non posso più fare attività fisica, a parte andare in bici. Oggi faccio fatica a camminare. Seguo i miei ragazzi che giocano entrambi. E guardo partite: al sabato e alla domenica c'è sempre tanto calcio in televisione. Poi c'è il Cittadella vicino casa mia, da qui prima o poi passano tutte le squadre di B. Faccio quello che fanno tutti i miei colleghi che stanno aspettando.