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Michele Cossato dal campo al bar: “Faccio il cassiere sul Garda. Il Chievo fuori dalla B fa male…”

Simone Lo Giudice

Che cosa le ha dato Malesani?

Tutto, sono diventato un calciatore grazie ad Alberto Malesani. Lo considero il numero uno, tatticamente non ho trovato un allenatore più forte. Italiano allena come Malesani. Tanti hanno ripreso i metodi del mister. Quando ero in campo sapevo quello che dovevo fare. È stato un grande, purtroppo i social lo hanno rovinato. Il mister è fantastico. Oggi va di moda il match analyst, Malesani lo utilizzava nel 92'. Il suo Chievo era umile, fatto di giocatori mediocri come me. Abbiamo vinto il campionato di C e ci siamo regalati tre anni di B. Malesani mi faceva giocare sempre perché trascinavo la squadra: mi ha nominato tra i suoi giocatori preferiti e lo ringrazio. Voleva che la pressione partisse sempre dagli attaccanti.

Ha un aneddoto legato a Malesani?

Quando siamo retrocessi in B, il presidente Pastorello voleva vendermi, io mi sono opposto. La squadra non stava andando bene. Un giorno sono andato al campo per vedere la partita, non avevo nemmeno il borsone, nonostante questo Malesani mi ha detto che avrei giocato anche se Pastorello non voleva. Ho fatto doppietta e abbiamo battuto il Vicenza 4-1. Non vedere Alberto in panchina è brutto: sono certo che se qualcuno lo chiamasse lui direbbe subito di 'sì'. Italiano e Maran mi ricordano Malesani in panchina.

Come vede Italiano alla Fiorentina?

Vincenzo è forte, sa preparare la squadra, non lascia niente al caso. Ha vinto a Trapani, ha conquistato quattro campionati e si è salvato lo scorso anno con lo Spezia. Sono certo che farà molto bene a Firenze.

Il derby Verona-Chievo vinto in rimonta 3-2 le fa venire ancora i brividi?

Ero in tribuna. Malesani è andato sotto la Curva: oggi lo fanno tutti, penso a Mourinho, quando lo faceva lui lo prendevano in giro. Per vincere quella gara ci siamo allenati a porte chiuse in settimana. Il Chievo applicava la tattica del fuorigioco a modo suo. Quando abbassavi la testa e stavi per crossare, iniziavano a correre verso il centrocampo, l'attaccante avversario andava in porta e finiva in fuorigioco. Malesani ha preso le contromisure prevedendo l'inserimento dell'esterno. Il terzo gol di Camoranesi è nato così. Abbiamo vinto grazie a quello che aveva preparato il mister.

Che cosa ricorda dei campioni del mondo Gilardino, Camoranesi e Oddo?

Ho sentito Gila: è rimasto il bravo ragazzo di sempre. Non ho più visto Mauro: non parlava mai, stava sempre in silenzio, era tranquillo, non amava le interviste, sul campo era un fenomeno vero. Massimo è pazzo come allora: l'ho chiamato quando è uscito il mio libro, mi ha risposto con un papiro. È speciale.

La retrocessione del 2002 ha cambiato la storia di quel Verona?

Non era mai retrocesso nessuno con 39 punti nel campionato a 20 squadre. C'erano problemi societari. Tutti se la sono presa con Malesani, ma il mister non c'entrava niente, è successo per colpa nostra. Non ci pagavano gli stipendi. Dovevamo fare un punto e non ci siamo riusciti. Malesani lavorava, ma quando tu dici una cosa e nessuno ti ascolta non si fa strada. Uno è stato venduto alla Juve, un altro al Milan. Il mister diventava matto. Si parlava solo di soldi e siamo retrocessi. Non ce ne siamo nemmeno accorti.

Di Francesco allenerà il Verona: che ne pensa?

Mi piace, la fortuna degli allenatori però la fanno i giocatori. Con Juric correvano come matti, erano ben preparati. Di Francesco è un tecnico di classe, i risultati però faranno la differenza. Se ti impegni e dai l'anima a Verona non c'è nessun problema. La città e i tifosi non chiedono nient'altro ai giocatori.

Dopo il Verona lei è passato alla Fiorentina: che cosa ricorda?

Purtroppo non ho conosciuto Mondonico: tutti dicono che riusciva a tirare fuori il meglio dai giocatori. A 35 anni sono passato al Cittadella: venivo da sei mesi di inattività a Firenze dove Cavasin non mi aveva preso in considerazione. Maran mi ha fatto giocare, ma non sono riuscito a incidere. Sono rimasto senza squadra. Il Montichiari mi ha voluto in C2: avevo 37 anni e ho accettato. C'era un gruppo fantastico. Ho segnato una quindicina di gol senza tirare nemmeno un rigore. Ci siamo salvati all'ultima giornata.

Prima di smettere ha giocato con suo fratello Federico: è stato emozionante?

Abbiamo giocato nel Domegliara in D, purtroppo ci sono stati problemi economici. Avrei giocato ancora, ma la situazione era diventata pesante. L'allenatore Vanoli pretendeva cose impossibili in Serie D, dove i ragazzi non prendono un euro e si allenano la sera. Non mi divertivo più e allora ho scelto di smettere.

Quale è stato il difensore più duro che ha sfidato?

Non ho mai visto un centrale più ruvido di Fabio Rustico dell'Atalanta: si lanciava soffiando alle spalle dell'attaccante. Era un bravissimo ragazzo, in campo però qualcosa di mai visto. C'erano giocatori forti: Totti, Del Piero, Stam, Thuram, Veron, Cannavaro. Nel 2000-01 le squadre erano piene di campioni. Nel Milan ricordo Shevchenko e Seedorf, Pirlo e Costacurta, poi Cafu. Stiamo parlando di un altro mondo.

La Serie A oggi è di un altro livello: per questa ragione Mancini ha fatto un miracolo?

A parte Luis Enrique che ci ha messo sotto con la Spagna, nessuno ha fatto correre la sua squadra meglio di Mancini. L'Italia pressava forte. L'Inghilterra era piena di calciatori fisici, ma in campo ho visto poca organizzazione. Si dice che è difficile allenare una selezione, la Nazionale di Mancini ha smentito questa cosa. I calciatori si volevano bene e si sentivano italiani. Hanno dimostrato a tutti che cosa significa giocare per la maglia. Poi c'erano anche dei campioni: Chiesa è uno di questi, ha fatto la differenza.

Che cosa si augura per il futuro?

Voglio stare bene fisicamente. Sto facendo una vita tranquilla. Spero che mi diano la pensione. Mi piace vivere sul lago. Adoro andare in giro e fotografare i posti in cui sono stato. Mi piacciono la natura, il golf e la bicicletta, la montagna. Sto in mezzo alla natura. E se c'è qualche bella partita, la guardo volentieri.