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Cappioli: “Vivo a Bali, mi sveglio alle 4 del mattino per seguire la Roma. Sogno Mou come Mazzone nel derby”

Una famiglia romana, romanista e semplice; un sogno grande e difficile; un'isola dove tutto è stato possibile. Massimiliano Cappioli ha 54 anni e si è messo il calcio alle spalle, ma è uomo felice in viaggio tra le sue due case: Roma e l'Indonesia

Simone Lo Giudice

Nella sua vita ha sempre cercato il mare e le emozioni. Così era quando giocava con i Pescatori Ostia negli anni '80. Così è stato a Cagliari quando tutto è cominciato davvero agli ordini di Claudio Ranieri. Così è stato ancora a Palermo, quando la sua storia con il grande calcio si è chiusa per sempre dopo l'ennesimo grande salto. Padre macellaio, madre casalinga, Massimiliano Cappioli non ha avuto mai paura di cambiare le cose: in campo con un gol dopo una lunga rincorsa, fuori con una scelta di rottura. Nella sua seconda vita ha voluto il mare con sé anche d'inverno: lo ha trovato in Indonesia, a Bali, l'ultima isola in ordine tempo dove è riuscito a dare un senso a tutto. Anche alle ore piccole che fa per seguire la Roma, lontana quasi 12mila chilometri. L'amore più grande della sua vita: quello che non conosce le distanze.

Massimiliano, com'è nata la scelta di vivere su un'isola?

Avevo questo sogno fin da bambino: volevo diventare calciatore, poi andare a vivere su un'isola. Si è avverato. Mi divido tra Bali e l'Italia, faccio metà e metà. Io sono uscito dal mondo del calcio e passo l'inverno al caldo. La mia compagna è indonesiana. Per colpa del Covid è stato complicato viaggiare. Spero che la pandemia finisca al più presto per ritornare alla normalità.

Che cosa ha fatto dopo il calcio?

Sono andato in giro per il mondo. Sono stato negli Stati Uniti in California e a Las Vegas. Ho visto New York, San Francisco e Los Angeles. Mi sono goduto il mondo e spero di godermelo ancora. Alla mia età capisci che la vita è breve e che passa tutto in fretta.

E oggi che cosa fa?

Faccio il calciatore in pensione. Sono stato un ragazzo intelligente. Quando giocavo facevo investimenti. Mia sorella gestisce tutto. Lavora per me così io posso vivere per sei al mare. Resta tutto in famiglia.

Com'è nata la passione per il calcio?

Da ragazzo sognavo di giocare nella Roma, di fare un gol alla Lazio nel derby, poi di andare su un'isola. Si è avverato. Sognavo di esordire con la Nazionale: ho giocato una partita. È andato tutto alla grande.

C'erano sportivi nella sua famiglia?

Solamente mio fratello: era bravo, ma un po' sfaticato. Si allenava poco. Se vuoi fare il calciatore a 14-15 anni devi essere disposto a fare sacrifici. Non puoi fare tardi la sera. Se ti distrai un attimo, perdi tutto.

Che mestiere facevano i suoi genitori?

Mio papà è romano di Borgo Pio e ha un fratello gemello: si chiamano Romolo e Remo. Con un padre così non potevo non essere romanista! Vendeva la carne al mercato, poi ha aperto una macelleria. Mia madre calabrese invece ha sempre fatto la casalinga.

Lei ha cominciato con i Pescatori Ostia: che cosa ricorda dei suoi inizi?

È stata la squadra con cui ho iniziato. A 16 anni ho fatto il provino alla Roma. Avevamo vinto 4-0: avevo fatto una doppietta e due assist. Alle giovanili giallorosse c'erano Francesco Scaratti e Giorgio Perinetti. Ho iniziato nel 1981-82. Sono stato chiamato in prima squadra da Nils Liedholm e Sven Göran-Eriksson.

Perché Cagliari è stata speciale?

Ci sono arrivato in un momento difficile per la società. Avevamo paura perché il club stava rischiando il fallimento in Serie C1. Andarci è stata una fortuna. Abbiamo vinto. In quattro stagioni siamo passati dalla C alla A fino alle Coppe. A Cagliari ho lasciato un pezzetto del mio cuore. Sono stato lì per sei anni.

Che cosa le ha insegnato Claudio Ranieri?

Il mister è romano e romanista come me. È stato lui a lanciarmi tra i professionisti. Aveva fiducia in me e io l'ho ripagato con tanti gol importanti. Abbiamo fatto il doppio salto, poi ci siamo salvati in Serie A. Con Carlo Mazzone ci siamo qualificati in Europa. Ho vissuto sei anni straordinari. Dopo gli anni '70 e lo scudetto di Gigi Riva non c'era più stato un Cagliari così bello. Per questo ci vogliono ancora bene.

Che cosa c'era di speciale tra lei e Mazzone?

È stato il mio padre calcistico. Quando lo facevo arrabbiare, segnavo per farmi perdonare. Siamo stati insieme al Cagliari e alla Roma, poi al Bologna e al Perugia. È stato Mazzone a riportarmi nella Capitale.

Qual è stato il presidente più vulcanico che ha incontrato?

Io ho avuto gli Orrù e Massimo Cellino a Cagliari, Franco Sensi alla Roma, Giampaolo Pozzo all'Udinese, Ivan Ruggeri all'Atalanta, Giuseppe Gazzoni al Bologna. Il più vulcanico era Luciano Gaucci del Perugia. Però erano un po' tutti imprevedibili quando si arrabbiavano.