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Amantino Mancini: “Io, la Roma e il “tacco di Dio”. Capello mi voleva alla Juventus. Derby? Dico Inter”

Simone Lo Giudice

Sotto quale aspetto Spalletti è cresciuto come allenatore?

Nella vita più si cresce più si migliora. Si diventa più tranquilli e più sereni. Non vedo il mister da tanto tempo. Penso che sia più calmo. Spalletti è stato l'allenatore migliore che ho incontrato. Mi ispiro a lui perché capisce di calcio e prepara benissimo le sue squadre. Spalletti mi ha insegnato tante cose che porterò in panchina. Non voglio fare copia-incolla però. Cercherò di trasmettere quello che ho imparato.

Qual è stato il momento più bello che ha vissuto con Spalletti?

Ho vissuto sempre bellissimi momenti insieme al mister, dal giorno in cui l'ho conosciuto fino all'ultimo. Abbiamo avuto un rapporto eccezionale dentro e fuori dal campo.

Che cosa ha significato il gol al Lione agli ottavi di Champions League nel 2007?

Quel gol è stato una conferma per tutto quello che avevo fatto di buono in quegli anni. In Europa poi non è mai facile fare bene. Quel Lione era davvero una bella squadra.

Ai quarti di quella Champions la Roma ha perso 7-1 contro il Manchester United: come si spiega una sconfitta così?

Alla Roma è capitato più volte in Europa di perdere così. Non ho mai saputo trovare una risposta. È una cosa stranissima. Forse bisognerebbe cambiare l'atteggiamento. In Europa le partite vanno affrontate diversamente. Se in Champions ti addormenti, ti svegli e sei già sotto 3-0, poi prendi altri gol ancora.

Sabato c'è Inter-Milan: che cosa hanno rappresentato queste due squadre per lei?

Sono contento di aver giocato nell'Inter: all'epoca vinceva sempre, c'erano grandi campioni. Quel trasferimento ha confermato tutte le cose belle che avevo fatto. Ho avuto qualche difficoltà, nonostante questo è stata una grandissima scuola per me.

Che tipo era José Mourinho? Le è piaciuta la sua Roma finora?

Un comunicatore eccezionale, un grandissimo allenatore. Mourinho lavora molto dal punto di vista psicologico. La Roma oggi non è continua: fa una bella partita, poi due brutte magari. Serve equilibrio. Possiede una bella rosa, ci sono giocatori interessanti e giovani talentuosi. L'arrivo di Mou ha cambiato comunque la storia della Roma: è una figura importante in Italia.

Com'era Zlatan Ibrahimovic all'Inter invece?

Fortissimo, un giocatore eccezionale con grande tecnica e tanta forza. Un ragazzo tranquillo, non l'arrogante che tanti credono. Ibra all'inizio è un po' chiuso, poi si apre: è un ragazzo perbene.

Lei era in panchina la sera di Dinamo Kiev-Inter (1-2) ai gironi di Champions nell'anno del Triplete: che cosa aveva di speciale quella squadra?

Campioni! C'era gente che faceva la differenza, ricordo una qualità tecnica sopra la media. Per vincere il Triplete servono qualità eccezionali che quella squadra possedeva.

Com'è stato giocare con Ronaldinho al Milan nel 2010 invece?

Speciale! C'erano tantissimi brasiliani in quella squadra: Leonardo in panchina, in campo Pato, Dida e Thiago Silva. Però era un Milan che stava perdendo piano piano i suoi campioni.

Chi è favorito nel derby di Milano sabato?

L'Inter perché sta giocando meglio del Milan, è una squadra più organizzata, i giocatori si conoscono. Simone Inzaghi alla Lazio ha fatto benissimo e si sta confermando all'Inter. Penso che i nerazzurri siano in vantaggio oggi.

Le manca l'Italia?

È la mia seconda casa. Possiedo un appartamento a Roma, prima della pandemia ci andavo almeno un paio di volte all'anno. Mi è rimasta nel cuore. Sono grato all'Italia e al vostro calcio. Mi manca tanto la cucina italiana, soprattutto la pasta. Non ci vengo da due anni. Quest'anno tornerò sicuramente.

Sogna di allenare in Serie A?

Voglio fare una bella carriera in panchina in Brasile, poi venire in Italia come ho fatto da calciatore. Allenare la Roma poi sarebbe un sogno.

Lei ha qualche hobby?

Gioco a footvolley sulla sabbia tutti i giorni: è uno sport brasiliano che mi piace tanto. Faccio lavorare ancora i miei piedi quando posso.