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Turci: “Io e la Cremonese in A… Dovevo andare allo United. Ho allenato Donnarumma, profilo unico al mondo”

Un amore a prima vista tra i pali, una mosca bianca che a Cremona gli ha insegnato a volare, il tempo speso in campo oggi insieme ai nuovi fenomeni. Luigi Turci ha 52 anni e tanta voglia di tornare a fare quello che gli piace di più: stare sul campo

Simone Lo Giudice

Turci: “Io e la Cremonese in A… Dovevo andare allo United. Ho allenato Donnarumma, profilo unico al mondo”- immagine 3

Un foglio che racconta ciò che sarebbe potuto essere e non è stato. Estate 1999, fax su carta intestata, l'Inghilterra chiama. Luigi Turci aveva 29 anni, i guanti un po' consumati, ma il cuore pieno di sogni. Lo voleva Alex Ferguson al Manchester United, alla fine lo ha trattenuto l'Udinese. Nessun rimpianto, nessun rimorso. Solo che certe volte il pensiero vola fino a lì con la stessa agilità con cui il portiere volava tra i pali. I suoi gestivano una tabaccheria, lui le difese. Il suo cuore resta grigiorosso, la sua pelle è bianconera come l'Udinese di Alberto Zaccheroni, un coltivatore di sogni nelle terre in cui raggiungerli è più difficile. Turci insegna l'arte della porta ai fenomeni. Con Gigio Donnarumma lo ha fatto nella stagione in cui è nato il Milan di Pioli. Un'esperienza enorme per Luigi che non vede l'ora di ripartire.

Luigi, come sta andando la sua carriera da allenatore? Che momento sta vivendo?

Sono in cerca di una nuova avventura. Sono fermo ai box dopo qualche anno intenso e sto aspettando una nuova opportunità. Sono pronto a tornare in pista. Cerco una società seria. Sto facendo l'opinionista per Udinese Tv. Ora va bene così, ma spero di tornare a fare ciò che mi piace di più, cioè stare sul campo.

Lei ha lavorato con il Milan 2019/20: è capitato in un anno sfortunato?

È stato un periodo straordinario, fuori da qualsiasi previsione, per il mondo intero. Tutto si è fermato per due mesi. Il Covid ha condizionato la nostra vita e la sta condizionando ancora. Il Milan mi ha dato tantissimo. Penso ai rapporti interpersonali che ho costruito con squadra e membri dell'area portieri: da Gigio Donnarumma a suo fratello Antonio, all'inizio c'era Pepe Reina poi è arrivato Asmir Begovic.

Com'è Gigio Donnarumma in allenamento?

Un fenomeno! Fa cose che altri fanno fatica solo a pensare. Per me è un profilo unico al mondo. Non c'è un altro come Donnarumma in questo momento: un ragazzo del '99 che vanta già 250 presenze al Milan è passato al Paris Saint-Germain con cui ha vinto la Ligue 1, prima ancora ha conquistato gli Europei con la Nazionale italiana.

Da ex-portiere c'è qualcosa che invidia a Gigio?

A 16 anni e mezzo ha debuttato a San Siro con la maglia del Milan e da quel momento in poi non ha più lasciato la porta e si è guadagnato anche la maglia azzurra. Oggi gioca in un top club europeo. Gli invidio tutto! Stiamo parlando di una macchina con una cilindrata superiore a tutte le altre.

Che ne pensa dell'errore di Gigio contro il Real in Champions? Troppe critiche?

Chiunque al Psg pensa che vincere il campionato sia una formalità perciò manca tensione durante tutte le partite. In Champions è diverso: lì si percepisce la paura di poter perdere qualcosa. Essere usciti con il Real dopo due grandi gare ha lasciato qualche strascico. L'episodio legato all'errore parte da un fallo subito: bisognava fischiare la punizione. Il massimo sarebbe stato non ritrovarsi in quella situazione.

Che cosa ricorda del 21 luglio 2020 il giorno in cui al Milan è stato confermato Stefano Pioli ed è tramontato definitivamente il nome di Ralf Rangnick?

La squadra è sempre stata con Pioli. Il mister aveva seminato convinzione, credibilità e competenza. Poi abnegazione e professionalità. Quando è stato confermato alcuni sono rimasti sorpresi, ma la scelta della del club è stata accolta bene da tutti i membri della squadra.

Che cosa ha Pioli di speciale? Qual è il suo pregio più grande?

La capacità di essere credibile agli occhi di tutti. Sa come rapportarsi come persona prima di tutto, poi come professionista. Riesce sempre a toccare le corde giuste per motivare l'uomo e poi il calciatore.

Che cosa il Milan in più rispetto all'Inter?

È stato più costante negli ultimi due anni. Nella scorsa stagione ha vinto il titolo di campione d'inverno, poi però l'Inter di Antonio Conte ha fatto un finale di campionato super e si è messa le rivali alle spalle. Quest'anno il Milan ha avuto la forza di non mollare mai, di crederci sempre. La squadra è andata oltre le sue possibilità. In questo momento si respira una convinzione difficile da trovare in altri club.

Lei è arrivato al Milan con Marco Giampaolo dopo l'esperienza alla Sampdoria: come vede il ritorno del mister? Salverà la squadra?

La Samp ha tutto ciò che serve per salvarsi in qualsiasi momento. È una squadra di spessore, possiede un grande staff tecnico, può battere chiunque. Nessuno si aspettava che a due giornate dalla fine non fosse ancora salva. Le manca qualche punto, ma ci sono le basi giuste per essere estremamente ottimisti.

Com'è nato il feeling tra lei e i pali? Quando ha scelto di diventare portiere?

Stare in porta è la mia grande passione dall'età di 11 anni. È stato amore a prima vista. Ho cominciato nella squadra del mio paese. Ricordo il mio provino con la Cremonese il giorno del mio compleanno.

Che cosa la attraeva di più del ruolo del portiere?

Tutto! È eccezionale in tutti i sensi. Mi piaceva il colore della maglia, differente rispetto a quella di tutti gli altri, e il fatto di avere regole tutte mie. Poi il fatto di essere l'uomo che può determinare il risultato.

C'erano sportivi nella sua famiglia? Che mestiere facevano i suoi genitori?

Mio padre è sempre stato appassionato di calcio, ma non c'erano atleti in famiglia. Sono orgoglioso dei miei genitori. Per 35 anni hanno gestito una tabaccheria. Lavoravano 16 ore al giorno per far funzionare quella piccola azienda a conduzione familiare. Si sono rimboccati sempre le maniche, hanno fatto tanti sacrifici per portare avanti le cose e crescere i loro figli.

Gli ha mai dato una mano in tabaccheria?

Mai! A 11 anni ho cominciato a fare una vita completamente diversa dalla loro. Andavo ad allenarmi e studiavo. A 18-19 anni sono diventato professionista a Treviso e da lì è cominciata la mia carriera.

Quanto le fa piacere rivedere la Cremonese in Serie A?

Immensamente! Mancava da 26 anni. L'ultima stagione nella massima serie l'ha disputata con me tra titolare in porta. Sono contentissimo che sia tornata. Io sono originario di Cremona, sono cresciuto nelle giovanili grigiorosse e ho disputato quattro anni clamorosi con Gigi Simoni che rappresentano ancora il periodo d'oro del club. Sono felicissimo. La piazza di Cremona merita un grande palcoscenico.

Dove può arrivare la Cremonese?

Il Cavaliere Giovanni Arvedi ha investito tutto quello che c'era da investire in termini economici, di energie e di passione per conquistare la promozione. Sono certo che investirà ancora pur di restare in A. La società vuole togliersi grandi soddisfazioni.