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Castellazzi: “Io, le lacrime di Baggio e le strigliate di Guardiola. Inter? Dopo il Triplete non è andato…”

Simone Lo Giudice

 (Photo by Vittorio Zunino Celotto/Getty Images)

Che cosa è stata l'Inter per lei? 

Il coronamento della mia carriera. Sono arrivato a 35 anni, stavo ancora bene, venivo dall'anno da titolare alla Samp. All'Inter non si poteva dire di no, è il massimo per qualsiasi giocatore. La squadra aveva appena vinto il Triplete. Arrivare l'anno prima sarebbe stato meglio, ma non mi lamento. Al mio primo anno abbiamo conquistato tre titoli: la Supercoppa italiana, il Mondiale per Club e la Coppa Italia.

Che cosa ricorda del Mondiale per Club vinto nel 2010?

Tutti si aspettavano la finalissima con l'Internacional di Porto Alegre. Nella semifinale il Mazembe ha fatto un miracolo battendo i brasiliani. Il 3-0 dice che la finale non è stata combattutissima, però la coppa rimane. L'Inter non vinceva un trofeo così prestigioso da tantissimi anni. La famiglia Moratti era entusiasta. I miei primi due anni sono stati pieni di grandi soddisfazioni. Julio Cesar ha avuto problemi fisici, di conseguenza ho giocato tanto. Da secondo mi sono ritrovato protagonista di annate positive.

In quell'Inter si parlava ancora di Mourinho?

Se ne parlava tantissimo. Mi dispiace di non aver potuto lavorare con José. Al mio arrivo nell'estate 2010 c'era un'euforia esagerata. Tutti parlavano di Mourinho. Giocatori, staff e dipendenti della Pinetina ne erano ancora innamorati. José faceva sentire tutti importanti. Tutti erano protagonisti. Il mio contratto con la Sampdoria era in scadenza, nella primavera 2010 ero già d'accordo con l'Inter, Mourinho aveva avallato l'acquisto. Speravo che rimanesse, però il suo addio era scontato dopo una vittoria del genere.

Che cosa è mancato all'Inter per aprire un ciclo di vittorie che andasse oltre il Triplete?

Il 2010 è stato logorante per la rosa sotto il profilo fisico e mentale. Ogni mese Julio Cesar rischiava di farsi male, ma succedeva a tanti miei compagni di squadra. Poi la carta d'identità cominciava a farsi pesante per la maggior parte dei senatori. Alla fine della mia ultima stagione all'Inter nel 2014 c'è stato un ricambio generazionale. Penso all'addio di Zanetti e Cambiasso, di Milito e Samuel. C'è stata una grossa rivoluzione. A livello societario il passaggio da Moratti a Thohir non ci ha aiutato in campo.

Lei ha vinto il derby col Torino nel 2015: com'è stato battere Allegri? Come vede il suo ritorno alla Juve?

È una grande sfida per Max. Nella sua prima esperienza aveva una squadra con identità e carattere, c'erano giocatori consolidati. Forse era più facile allenarla. Sembrava che vincesse in automatico. Negli ultimi due anni ci siamo accorti che conquistare lo scudetto non è scontato. Tornare in mezzo alla rivoluzione non è facile. La Juve ha cambiato tanto e Allegri dovrà trovare risorse personali per cercare di inventarsi qualcosa. Negli anni precedenti bastava mettere la squadra in campo, adesso serve altro.

 (Photo by Marco Luzzani - Inter/FC Internazionale via Getty Images)

Come vede il Toro?

Con Juric ha fatto un grosso colpo. Era l'allenatore ideale per dare solidità alla squadra. Il suo Verona è stato un miracolo calcistico. Dopo un inizio difficoltoso, nelle ultime partite si è rivista una bella identità.

Che derby si aspetta?

La Juve ci arriva dopo la vittoria col Chelsea e con le assenze di Dybala e Morata. Sarà incerottata. Deve ancora trovare la sua dimensione. In questo senso il Toro è più avanti. Entrambe hanno otto punti: in questo derby si parte alla pari, è una partita da tripla. Noi abbiamo vinto nel 2015 coi gol di Darmian e Quagliarella: è stata un'impresa. Quest'anno vedo la Juve meno favorita rispetto agli anni precedenti.

Che cosa sogna per il futuro? Vorrebbe lavorare in un club?

Dopo il ritiro per due anni ho fatto il team manager del Toro: è stata un'esperienza molto formativa, mi sono messo al servizio di società e giocatori. Ho fatto il corso da allenatore dei portieri a Coverciano, ora posso lavorare in qualsiasi categoria. Mi sono arrivate richieste dai professionisti. Al momento però la mia zona comfort è il calcio giovanile. Ho trovato stabilità dopo tanti anni di viaggi. Mi godo Milano. La vita ci mette sempre di fronte a nuove sfide. Mi piace molto anche l'esperienza in televisione. Tante cose belle nascono per gioco. Ci sono margini di crescita in quello che sto facendo. Ci metto anima e corpo.