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Garics e il padbol: “È lo sport del futuro, gestisco un B&B e una startup. Atalanta-Napoli da scudetto”

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Una città bomboniera piena di ricordi nel cuore dell'Europa, la terra del sole che sa di casa a più di mille chilometri di distanza, la predisposizione a stare bene ovunque. Oggi György Garics ha 38 anni ed è un imprenditore del mondo

Simone Lo Giudice

Napule è mille culure, sogno Mou, padbol e futuro

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Nessun grado di separazione tra quello che è stato, quello che è oggi, quello che sarà. Szombathely, 8 marzo 1984: il viaggio del piccolo György è cominciato qui, in quello spicchio di Ungheria che confina con l'Austria che, a sua volta, tocca l'Italia. Sono i tre Paesi dove ha giocato con continuità e passione, la stessa di suo padre, ex colonna della Nazionale Under-21 magiara e punto di riferimento costante per Garics da sempre e per sempre. Quando è scomparso nell'estate 2016, l'ex difensore di Napoli e Atalanta ha visto spegnersi quel fuoco che gli bruciava dentro e allora ha cambiato vita. Con un pizzico di fortuna in più forse György avrebbe giocato nell'Inter di José Mourinho, con la buona sorte che lo ha accompagnato però ha conosciuto la compagna migliore del mondo. Oggi Garics vive a Bologna ed è un imprenditore a tutto tondo che vive di sport, tecnologia, turismo. E tanta passione.

György, che cosa ha fatto dopo il calcio?

Ho fatto l'imprenditore. Ho investito a Castel Volturno, a 500 metri da dove si allena il Napoli. Ho comprato un pezzo di terreno per realizzare un centro sportivo con campi da padel, calcetto, tennis e padbol. Vorrei insegnare ai giovani cos'è lo sport. Non c'è solo il calcio giocato, ma anche quello che si tramanda, fatto di valori come il rispetto per il prossimo e la capacità di saper accettare le sconfitte. 

Porta avanti anche altre attività?

Io e mia moglie possediamo un affittacamere nella Costiera amalfitana, un'altra zona meravigliosa della Campania alla quale sono molto legato. Poi ho messo in piedi una start up nel settore tecnologico con un gruppetto di amici con cui a breve andremo sul mercato. Cerco di investire i miei risparmi diversificando tanto tra un settore e l'altro.

Che cos'è il padbol invece?

Un nuovo sport, una specie di padel che si gioca con i piedi. Sarà lo sport del futuro in Italia. Sono licenziatario in esclusiva per la distribuzione di padbol. Ho comprato i diritti con l'obiettivo di creare un campionato e una federazione. Siamo partiti in Austria, a breve cominceremo in Liechtenstein, nel 2023 speriamo in Germania. A chi viene dal mondo del calcio non può non piacere. È una gabbia 6x10 metri: il campo di padbol è più piccolo rispetto a quello da padel. Ci sono vetri e pallone, si gioca due contro due. La distribuzione in Italia è partita nel 2020. 

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Com'è nata la sua passione per il calcio invece?

Mia mamma faceva atletica, mio padre giocava a pallone: si sono incontrati così. Il mio papà è stato capitano dell'Under 21 dell'Ungheria, ha giocato anche nella Serie A magiara, poi in Austria. Mia sorella ha seguito le orme di mia madre, ad un certo punto ha smesso per studiare. Io ho scelto di correre dietro il pallone e mi è andata bene. 

Si sente più ungherese, austriaco o italiano?

Sono un cittadino del mondo. Mi sento subito a casa dappertutto. Sono un camaleonte. Mi sento italiano, mezzo bolognese e mezzo napoletano, ma anche quando vado a Bergamo sto bene. Provo la stessa cosa quando sono in Austria: con la maglia della nazionale ho giocato due volte gli Europei, mi manca il Mondiale. L'Ungheria è speciale. Sono curioso, mi attirano le culture nuove. Mio padre diceva che ciò che hai dentro nessuno te lo può portare via. Ciò che hai nella testa e nel cuore è tuo per sempre.

Seguiva il calcio italiano da bambino?

Sognavo di venire a giocare in Serie A. Quando mi è capitata l'occasione l'ho colta al volo e sono venuto a Napoli. Sono felicissimo di questo. La cosa più bella è riuscire a realizzare i propri sogni. Io ci sono riuscito. 

Com'è nato il suo grande amore con Napoli?

Ci sono stato per la prima volta nel 1996 per una vacanza con la mia famiglia ad Ischia. Non ci si può non innamorare di Napoli. È una città in cui regna una strana spensieratezza che serve a combattere tutti i problemi. I napoletani sanno affrontare le difficoltà più grandi. Sono persone fantastiche, sempre pronte a dare una mano.

Com'è stato l'impatto con la città?

Era l'opposto rispetto all'Austria. Io ero abituato a Vienna, una bomboniera. Non è stato facile abituarmi a Napoli. Se riesci a calarti nella sua mentalità e provi a vedere le cose come le vede la sua gente, tutto diventa fantastico. Quando sento parlare di Napoli mi metto a sorridere. Ho investito a Castel Volturno perché le bellezze della Campania sono uniche. Il cibo è delizioso, il calcio è vissuto con passione. Basta indossare la maglia del Napoli per provare un'emozione indimenticabile. Io manco da quasi 14 anni, ma quando torno la gente mi accoglie come se giocassi per loro nonostante non sia stato né Careca né Maradona e nemmeno Hamsik.

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Qual è stato il suo momento più bello al Napoli?

Il giorno del mio primo gol in Serie A contro il Milan nella mia ultima partita con il Napoli. Ricordo con piacere quando abbiamo conquistato la promozione dalla B. Io e i miei compagni abbiamo gettato le basi per ciò che i napoletani si stanno godendo oggi.

Il più bello con l'Atalanta invece?

Penso alla mia prima stagione nel 2008-09: avevamo un'ottima squadra e un grande mister come Gigi Delneri. Abbiamo chiuso nella parte sinistra della classifica. Mi sono consacrato come calciatore. Ho risposto a chi credeva che non potessi stare in Serie A. È stata la stagione più bella della mia carriera. Peccato, purtroppo non siamo riusciti a dare continuità a quella splendida annata.

Atalanta-Napoli vale davvero lo scudetto?

Se mi avessero detto, quando ero al Napoli o all'Atalanta, che nel 2022 si sarebbero giocate lo scudetto, insieme ad altre squadre, non ci avrei creduto. Mi sarei fatto una risata. Mi fa piacere per entrambe le società, simili e al tempo stesso differenti tra di loro. Sono molto orgoglioso per aver giocato con entrambe e di vederle combattere per il titolo.

Come sono cambiate negli anni?

Al mio arrivo il Napoli giocava ancora in Serie B, da allora è passato tanto tempo, tutti però hanno lavorato nella maniera giusta. L'Atalanta si è confermata ad alti livelli dimostrando che anche in provincia si può fare calcio ad alti livelli. La Dea non ha soltanto un ottimo settore giovanile che ogni anno lancia ragazzi di talento. Riesce anche a tenerli e a reggere il confronto con le big.

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C'è anche il Milan nella lotta scudetto: cosa ricorda di Stefano Pioli allenatore del Bologna?

Era un signore. Ci siamo trovati benissimo dal primo giorno, ci sentiamo ancora. Tifavo per il Milan fin da bambino, la presenza del mister è un motivo in più per supportarli. Pioli è un grande professionista che si merita di stare seduto dove sta, si è sudato tutto quello che tra le mani, sta raccogliendo i frutti. Non avevo dubbi che sarebbe diventato un allenatore di successo. Ha fatto benissimo al primo anno con il Bologna, i tifosi rossoblù lo ricordano. Con un pizzico di esperienza in più il suo valore sarebbe saltato fuori prima del Milan. È una persona perbene. Sta cercando di limare i suoi difetti. Poi ha uno staff davvero incredibile.

Il suo rapporto con la fortuna invece?

Ne ho avuta tanta incontrando la mia attuale moglie a Napoli.  È una ragazza intelligente e con i piedi per terra che mi segue da 14 anni. Nel calcio mi è mancata la buona sorte: dopo la stagione 2008-09 all'Atalanta, José Mourinho si innamorò di me. Se fosse rimasto all'Inter nel 2010 lo avrei raggiunto, invece è andato al Real e non ha potuto portarmi con sé. Avessi fatto il passo a 24-25 anni sarebbero cambiate alcune cose. All'Atalanta giocavo con Costinha che Mou aveva avuto al Porto. Ogni mercoledì andavo a seguire le partite di Champions League dell'Inter. L'Atalanta è anche retrocessa. Le cose non sono andate come speravo.

La vedremo mai in panchina?

Assolutamente no. Ero innamorato del calcio e lo sono ancora. Purtroppo ho perso mio padre molto presto cinque giorni prima che cominciassero gli Europei 2016. È stata una brutta botta. Lui aveva seguito tutta la mia carriera. Quando sono tornato a casa ho deciso di chiudere. Se ne è andato via per un brutto male. Con la sua scomparsa quel fuoco che avevo dentro si è spento. 

Che cosa ha rappresentato il calcio per lei?

Passione. Non ho mai firmato un contratto solo per guadagnare qualcosa in più. Ho sempre cercato delle sfide. I soldi sono stati una conseguenza piacevole della mia passione. Mi sono ritirato a 32 anni lasciando sul tavolo un contratto in Bundesliga perché avevo perso gli stimoli. Non riesco a vedere il calcio come un business. Ho cominciato a investire quando ero ancora un calciatore. Dopo il ritiro mi sono dedicato alle aziende. Per fortuna stanno andando bene, nonostante le difficoltà che condizionano tutti.