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Tavano: “Io e la Roma di Totti e Spalletti. Sarri all’Empoli ha rischiato l’esonero. Gioco ancora perché…”

Genitori operai, il pallone tra i piedi da sempre, la Toscana una seconda casa che ormai sa persino di prima. Oggi Francesco Tavano ha 42 anni e non ha smesso di correre nei campi di provincia, dove tutto è cominciato e ricomincia

Simone Lo Giudice

Passione nel cuore e tecnica tra le mani, poi tanto lavoro senza tirarsi indietro. Così era al tabacchificio di Caserta dove lavoravano i genitori di Francesco Tavano nel cuore degli Anni '70. Da loro "Ciccio" ha imparato l'arte del sacrificio, un giorno l'ha portata in campo e ha realizzato il suo sogno. La Toscana gli ha cambiato la vita, Empoli lo ha fatto sentire a casa sempre. Poi, quando Roma ha chiamato, Francesco ha risposto presente e ha vinto al fianco di Totti e agli ordini di Luciano Spalletti. Fantasia al potere e numeri sempre tra le mani. Come quelli di Maurizio Sarri, l'allenatore che Tavano ha visto rinascere in un Lanciano-Empoli del 2012: la partita in cui per entrambi è cominciato tutto. Oggi "Ciccio" corre e si diverte nei campi di provincia. E immagina il suo futuro ancora con il pallone tra i piedi.

Francesco, che cosa la spinge a giocare ancora?

La passione: quando c'è e quando stai bene fisicamente è bello andare avanti. Gioco in Toscana al Ponsacco, siamo in Eccellenza, stiamo andando così e così. Sono compagno di squadra di Claudio Coralli: ho accettato questa sfida per fare l'ultimo anno insieme. Porto la mia esperienza per far crescere i giovani.

Dove si immagina in futuro?

Spero di restare nel mondo del calcio, non so con quale ruolo. Ho giocato a pallone per tutta la mia vita. A giugno ho seguito il corso da allenatore UEFA B. Intanto penso ancora a divertirmi un pochino. 

Chi ha portato il pallone a casa nella sua famiglia?

Mio padre ha sempre amato il calcio: lo ha portato lui. Sono nato con il pallone tra i piedi. Ho iniziato come difensore da piccolo, poi sono diventato centrocampista e infine attaccante. Sono andato sempre più avanti nel campo con il passare degli anni. Quando sono arrivato davanti è arrivata la svolta.

Per lei sacrificarsi in campo non è mai stato un problema?

No, assolutamente. Poi io vengo da un posto in cui c'era poco. Ho fatto la gavetta per arrivare in alto. La mia famiglia ha fatto tantissimi sacrifici per sostenermi. Sono figlio di operai e sono abituato a lottare. I miei genitori lavoravano entrambi in un tabacchificio, in un'azienda giù a Caserta.

Com'è il suo rapporto con Napoli?

Non c'è mai stato niente tra me e la città. Io sono cresciuto negli Allievi delle squadre giovanili del paese. Mi ha preso il Nola ai tempi della Serie C1: lì ho iniziato a fare il professionista. L'anno dopo è arrivata la chiamata della Fiorentina e mi sono trasferito a Firenze per giocare in Primavera. Ho vissuto più in Toscana che in Campania. È una terra di calcio, ci sono tante squadre. Si sta davvero bene.

Lei ha giocato con un giovanissimo Andrea Barzagli: che ragazzo era?

Siamo stati compagni di squadra alla Rondinella. Era un bravissimo ragazzo, aveva già grandi qualità. Era centrocampista, poi l'allenatore Marco Baroni lo ha messo in difesa ed è cominciata la sua carriera.

Tra lei ed Empoli c'è un legame speciale?

Sì, fortissimo. Sono stato lì per nove anni della mia vita. Devo tanto alla società, ai tifosi, all'ambiente. Ho vissuto il grande calcio con l'Empoli. Ho esordito in Serie B e in A. Abbiamo vinto tanti campionati. Ho provato tante gioie, a volte qualche dolore. Fa parte del gioco. 

In quell'Empoli c'era tanta fantasia in attacco, vero?

Antonio Di Natale e Tommaso Rocchi: da loro ho imparato tantissimo. Totò palleggiava con qualsiasi cosa, aveva una tecnica strepitosa, faceva quello che voleva con il pallone. Quando sono andati in club più importanti io ho preso il loro posto. L'Empoli ha creduto in me e sono esploso.

C'era anche Paolo Zanetti in quella squadra: che giocatore era?

Un bravissimo ragazzo. Sta facendo bene come allenatore e sono felice per lui. Abbiamo vinto insieme ad Empoli con Mario Somma in panchina. Paolo è molto preparato: sta dimostrando di avere grandi qualità ed è molto giovane. Lui e Vincenzo Italiano stanno facendo benissimo, fanno un calcio propositivo.

Che cosa ricorda di Aurelio Andreazzoli invece? Sorprendente il suo Empoli?

L'ho conosciuto come allenatore quando faceva il secondo di Luciano Spalletti alla Roma. Era preparato, aveva le qualità per fare il primo. Ad Empoli si lavora benissimo, c'è un ambiente molto tranquillo, per un giovane è il posto perfetto per crescere. Sta facendo un buon calcio. Merita quello che sta ottenendo.

Domenica c'è Napoli-Empoli: sarà un incrocio particolare per entrambi?

Si affronteranno Spalletti e Andreazzoli, due amici che hanno fatto grandi cose alla guida della Roma. Sarà una partita molto bella da vedere.

Prima di andare alla Roma, lei ha giocato al Valencia nel 2006: che stagione è stata?

La squadra giocava la Champions League, il club era importante. Le cose non funzionavano purtroppo allora sono stato costretto ad andare via. Mi dispiace per non aver dato quello che si aspettavano da me.