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Facundo Quiroga: “Io, Napoli e il dolore per Maradona. Vi racconto quando accompagnavo CR7 all’allenamento…”

Una terra dove il calcio è ancora tutto: gioia e dolore, vita. Poi un viaggio lungo dieci anni tra ragazzi promettenti diventati fenomeni e città che dimenticare è impossibile. Oggi Facundo Quiroga ha 43 anni e ancora tanta voglia di fare calcio

Simone Lo Giudice

È forse l'unica città sudamericana fuori dal Sud America. Maradona è stato il suo ultimo re che, a un anno dalla sua scomparsa, ricordare è dolce e doloroso allo stesso tempo. Facundo Quiroga condivide con Diego tre cose: l'amore per Napoli, quello per l'Argentina, la maglia del Newell's Old Boys, penultimo club del Pibe de Oro e primissimo di Lionel Messi. L'altro con lo scettro ancora in testa è Cristiano Ronaldo, l'ex vicino di casa talentuoso e ambizioso che Quiroga accompagnava agli allenamenti quando era solo un ragazzino allo Sporting Lisbona. Sono passati quasi vent'anni da allora e Quiroga vive dove tutto è cominciato. Lavora per cominciare una nuova grande avventura. Magari ancora nella sua amata Italia.

Facundo, che cosa fa oggi nella sua vita?

Sono in Argentina. Ho lasciato il calcio otto anni fa. Vivo a Buenos Aires da dodici anni. Faccio l'allenatore. Sto aspettando che qualcuno mi dia una possibilità in panchina. Sono rimasto nel mio mondo. Seguo tantissime partite. Il calcio mi fa stare bene.

Si ispira a qualche allenatore in particolare?

Ne ho avuti tanti in gamba. Mi sono trovato benissimo con Marcelo Bielsa nella nazionale argentina: per me è un punto di riferimento. Ha fatto grandi cose ovunque. Apprezzo molto anche Diego Simeone: il Cholo è stato il mio allenatore al River Plate.

Perché tutti dicono che Bielsa è 'Loco'?

Lo dicono perché è 'Pazzo' nel senso buono del termine. Oggi forse è un po' cambiato. Ai miei tempi Bielsa non parlava troppo, ma sapeva dire le cose giuste al momento giusto. Desiderava da noi al 100%.

Com'è nata la sua passione per il calcio? Chi ha portato il pallone a casa?

In Argentina quasi tutte le famiglie seguono il calcio. Mio padre ha giocato per tanti anni ad alti livelli, mio fratello ha fatto lo stesso. Nella mia famiglia erano pazzi per il pallone. A quindici anni sono andato via di casa: ho lasciato la mia città San Luis per andare a giocare in Prima Divisione al Newell's Old Boys, la squadra dove è nato calcisticamente Lionel Messi. E dopo una stagione sono partito per il Portogallo.

Anche Maradona ha giocato nel Newell's Old Boys: si parla tanto di Diego in Argentina?

Se ne parla tantissimo. Lo ricordiamo sempre. È stato il calciatore più importante di sempre nella nostra storia. Diego ci manca tantissimo. Di un idolo come lui si parlerà sempre. Maradona è stato un calciatore popolare. Ha portato l'Argentina a vincere il Mondiale nel 1986: è stato il massimo per noi. Diego poi ha avuto tanti problemi sul piano personale, si parla ancora della sua vita privata. A me interessa quello che ha fatto per noi come calciatore. Ci siamo conosciuti quando giocava nel Napoli: lo ricordo con piacere.

E di Messi che cosa ricorda invece?

Ho visto Leo per la prima volta quando ha esordito con l'Argentina: avevamo giocato un'amichevole contro l'Ungheria. Era giovane. Io e Leo ci siamo appena incrociati. Invece ho conosciuto meglio Cristiano Ronaldo: siamo stati compagni allo Sporting Lisbona.

Lei è arrivato allo Sporting prima di Ronaldo: com'è stato l'impatto con il Portogallo?

Sono stato poco in Argentina: ho giocato con il Newell's Old Boys solamente per una stagione. Nel 1998 ho firmato con lo Sporting un contratto di cinque stagioni, una l'ho trascorsa in prestito al Napoli. A Lisbona mi sono trovato benissimo. Avevo tanti amici in Portogallo. Ho avuto anche un brutto infortunio al ginocchio, il club mi ha aspettato. Mi manca tantissimo lo Sporting. Sono un grande tifoso del club.

 DIGITAL IMAGE. Mandatory Credit: Grazia Neri/ALLSPORT

Tifa anche per il Napoli?

Sempre. Ho indossato la maglia azzurra solamente per un anno, per me è come se fossero stati dieci. Ho provato emozioni forti. La stagione 2000-01 è stata difficile, siamo retrocessi in Serie B. Io sarei rimasto, però la società non aveva le possibilità per trattenermi. L'esperienza coi tifosi è stata stupenda, la città mi piace tantissimo. Grazie a Diego mi hanno accolto come un figlio. C'è un trattamento speciale a Napoli per tutti gli argentini.

Le piace il Napoli di Spalletti?

Molto. Ha perso le ultime due partite con l'Inter e Spartak Mosca, ma è una squadra forte. Spero che possa fare bene anche in Europa. In futuro mi piacerebbe tornare. Vorrei vedere come è cambiato il club rispetto ai miei tempi. Mi piace tanto anche la maglia che il Napoli ha dedicato a Diego: ne voglio una.