calcio

Belardi: “Io, la Juve in B e le notti con Chiellini a studiare. Ecco perché Buffon ha scelto il Parma…”

Simone Lo Giudice

 (Photo by Valerio Pennicino/Getty Images)

Lei ha lasciato la Juve nel 2008: ci sarebbe rimasto ancora volentieri?

Avevo rinnovato il contratto per due anni. Dopo il ritiro mi dissero che avrebbero preso un altro portiere. Chiesi informazioni sul nuovo arrivato: volevo sapere quanto fosse grande come giocatore. Mi risposero che il profilo era simile al mio e che avrebbe fatto il secondo. Si faceva il nome di Cudicini dal Chelsea: di fronte ad uno come Carlo io avrei fatto un passo indietro. Volevo che ci giocassimo il ruolo di secondo, non trovai un accordo con la società su questo. Poi si è fatta sotto l'Udinese: avevano lanciato un giovane portiere e gli serviva un uomo esperto al suo fianco. Nel 2008 giocavamo l'Europa League. Ho preferito andare via in prestito, a gennaio l'Udinese mi ha riscattato e ho firmato un contratto di quattro anni.

Lei si è allenato con un giovanissimo Handanovic: che tipo era allora?

Era un ragazzo dell'est Europa. Un lavoratore instancabile, un po' introverso, ma di compagnia. Spesso andavamo fuori a cena insieme. Samir ha lavorato sodo. Si capiva che possedeva le qualità giuste per fare bene. Anno dopo anno è cresciuto, è diventato più forte. Lavorava tanto ed è arrivato dove è arrivato.

Che cosa ha trovato ad Udine?

Una società lungimirante, sempre a disposizione dei calciatori. Con visioni avanti anni luce. Penso a Giampaolo Pozzo e a suo figlio Gino. Nel 2010-11 siamo arrivati in Champions League con una squadra strepitosa. Avevamo almeno 15-20 ragazzi di 21-22 anni nazionali. Penso ad Asamoah, Isla, Sanchez, Di Natale, D'Agostino, Basta, Handanovic, Zapata, Inler. Era un gruppo pazzesco. La squadra era cresciuta in tre-quattro anni ed era diventata una macchina perfetta. Il cammino quell'anno fu impressionante.

Era allenata da Guidolin: manca uno come lui nel calcio di oggi?

Io l'ho sempre catalogato tra i più grandi conoscitori di calcio. Forse gli è mancato qualcosa dal punto di vista caratteriale. Era molto introverso, però onesto con tutti, poco propenso a farsi conoscere di più. Gli ho visto fare cose che ho visto fare a pochi allenatori. Sapeva ritagliare nuovi ruoli ai giocatori. Chi era terzino con lui è diventati mezzala o trequartista. Guidolin è stato un grande allenatore e manca perché nel calcio, come nella vita, più persone per bene ci sono e meglio è. Il mister è una persona per bene.

Nel 2014 lei ha giocato in India con Cirillo e mister Colomba: che esperienza è stata?

Credo che a fine carriera tutti i calciatori debbano accettare proposte allettanti che possano aprire i loro orizzonti. Io l'ho fatta volentieri. In India ho conosciuto un popolo straordinario, di gente per bene, fatto di grandi lavoratori e di persone umili e serie. Sono stato in India per quattro mesi e mezzo. È stata un'esperienza molto formativa e divertente. Per noi è stata una vacanza.

A proposito di vacanze finite: che idea si è fatto del nuovo campionato di Serie A?

Credo che la Juve sia tornata davanti a tutti. Mourinho darà il suo contributo alla Roma. Spalletti farà la stessa cosa al Napoli perché, come Allegri, ha idee un po' rivoluzionarie con cui riesce ad ottenere quello che vuole anche quando gli manca qualcosa. Sarà un bel campionato. L'Inter ha perso un po' di terreno, ma ha ancora una buona squadra. Bisogna capire quanto la società riuscirà a stare vicina ai giocatori e all'allenatore. Il Milan ha fatto un grande mercato, ha preso uomini giusti e ha un mister in gamba.

Lei è stato allenato da Pioli al Modena nel 2005: com'era allora il mister?

Era giovanissimo, ma si vedeva che poteva fare una grande carriera e così è stato. Pioli ha fatto gavetta, alla fine anche lui adesso è al posto giusto. Merita di stare al Milan.

 (Photo by Tullio M. Puglia/Getty Images)

Anche lei oggi è al posto giusto o vorrebbe rientrare nel mondo del calcio?

Mi piace lavorare coi giovani e scovare quelli bravi sul campo. Però dovrei trovare anche la squadra che fa per me e le persone giuste. Il calcio è un mondo complicato, come tutti gli ambienti in cui girano molti soldi. Dovrei trovare il contesto giusto. Io credo molto nella meritocrazia, nelle capacità, nei sacrifici. In questo mondo oggi ci sono molte scorciatoie che fanno solo illudere genitori e bambini.

Che cosa fa quando non fa calcio?

Ho una meravigliosa figlia di quattro anni, l'ho avuta molto tardi e me la sto godendo con la maturità di un uomo di 44 anni. Mi diverto molto con lei.