calcio

Il pagellone di fine anno – Inter, un 2017 dai due volti: bella ma indecifrabile

Mandiamo in archivio il 2017 con le pagelle dell'anno di calcio che sta terminando. Per l’Inter un anno a due volti, anzi...pazzo (e come potrebbe essere altrimenti?). Che Inter sarà nel 2018? Difficile immaginarlo.

Redazione Il Posticipo

L'Inter saluta il 2017 dove avrebbe voluto essere, al terzo posto dietro Juventus e Napoli. A dirla tutta, forse è anche un gradino in più sopra le aspettative di inizio stagione. Il problema di questo San Silvestro risale a...ferragosto. L'Inter non aveva mai perso prima di dicembre ed era prima in classifica. Poi il crollo.

1o - La pazienza dei tifosi

Il tifoso dell'Inter, ormai è assimilabile al personaggio biblico di Giobbe. Pazienta, fiducioso, che arrivi la stagione buona per tornare a vincere. La squadra, però, non appare all'altezza di alzare un trofeo. A meno che non arrivino rinforzi. E anche quest'anno, si vince l'anno prossimo.

9 - Mauro Icardi

Bomber e goleador. Gli manca l'ultimo step, quello che forse non raggiungerà mai: essere uomo squadra trascinare i compagni risolvere le partite da solo. Una prerogativa che probabilmente non gli appartiene. Senza i rifornimenti di Perisic e Candreva non è decisivo. Restano però negli occhi le prodezze del derby e i tantissimi gol realizzati. Anche se sarebbe meglio spalmare una rete a partita piuttosto che alternare triplette e doppiette e poi sparire.

8 - Samir Handanovic

Il portiere nerazzurro ha vissuto un’annata sull'ottovolante. Su e giù. Giù e su. Prima ritrovatosi ultimo baluardo di una difesa che lo lasciava solo e da prendere a pallonate che neanche un orsetto del luna park. Spesso ha salvato baracca e burattini (intesi come compagni di reparto) intenti a osservare gli avversari senza intervenire. La seconda parte dell'anno è coincisa invece con uno straordinario periodo di forma. Ha chiuso la porta e buttato la chiave parando l'imparabile. L'Inter gli deve almeno un quarto dei punti in classifica. Il 2018 lo conservi sano e forte.

7 - Luciano Spalletti

Non sarà un mostro di simpatia, ma ha preso in mano le redini dell'Inter e l'ha condotta fino anche alla vetta della classifica. Una squadra retta più sulle individualità che sul bel gioco, ma comunque ben registrata in difesa. Quando è calata la condizione atletica, però, i nodi sono venuti al pettine. Resta da capire se sia solo un calo di forma...

6 - Stefano Pioli

Dimenticato protagonista della prima parte dell'anno, quando centra un filotto di vittorie che spingono l'Inter in zona Champions. Tradito dalla discontinuità di un gruppo che lascia intravedere anche nelle ultime settimane le stesse magagne, ha subito un trattamento che non meritava. Nè dai giocatori, nè dalla dirigenza.

5 - Le ali: senza, non si vola

Candreva e Perisic, due giocatori dal talento pari alla discontinuità. Due calciatori da venti partite l'anno. Umorali quanto decisivi, nel bene e, sopratutto, nel male. Nel gioco avvolgente di Spalletti gli esterni sono fondamentali. Il problema di questi due è che si inceppano insieme.

4 - Joao Mario

Un giocatore che non si è mai ambientato pienamente a Milano. Nè ha mai convinto il popolo nerazzurro. Atteggiamento sbagliato mentalmente, oltre che vittima di un equivoco tattico. Non è un incursore, ma neanche un regista. E gioca sempre con quella svogliatezza quasi irritante. Vuole giocare di più. Mai che dicesse, però, dovrei dare di più.

3 - Le prospettive di mercato

Suning ha chiesto la Champions per spingersi oltre con le spese. E comunque ha già chiarito che non è consigliato attendersi acquisti folli a gennaio. Non che questa estate sia stata diversa. I rinforzi sono arrivati da Fiorentina e Sampdoria. Bravo Sabatini a centrare Skriniar, ma il direttore sportivo ha bucato clamorosamente l'acquisto degli esterni: Dalbert continua a essere un oggetto misterioso, Cancelo è stato in naftalina sino a poche settimane fa. Non vi sono alternative a Icardi e manca un centrocampista. Per il resto tutto bene....

2 - L'atteggiamento dello spogliatoio

Spalletti ha messo in chiaro che lo spogliatoio dell'Inter va così: ci si accontenta, come se arrivare a un certo limite fosse sufficiente per poi adagiarsi. E anche a Brunico ha immediatamente sottolineato una certa attitudine a scansare le responsabilità. Così, non si va lontano.

1 - Il finale di stagione del 2016/17

L'Inter non è stata sempre brillante. Anzi. Sul finire della scorsa stagione, dopo la sconfitta con l'Atalanta, ha totalmente tirato i remi in barca, lasciandosi trascinare dalla marea che ha inghiottito il povero Pioli, autore di una buona stagione. Meritava un trattamento diverso, anche da parte dei calciatori.

0 - Titoli

Frase molto cara a Mourinho, che si è trasformata in un boomerang. L'Inter probabilmente non riuscirà a portare a casa alcun trofeo, complice alcune scelte perlomeno discutibili di una proprietà che si muove come un elefante in cristalleria. D'accordo la prudenza, ma per vincere bisogna anche osare. Quale Inter si vedrà nella seconda parte di stagione? L'incubo Mancini-bis è dietro l'angolo.