Un Pordenone da Champions…chiama una riforma della Coppa Italia

La Coppa Italia regala la favola di Perilli e un Pordenone da…Champions. I “ramarri” hanno sfiorato l’impresa e ribadito che è necessaria una riforma della formula del torneo.

di Redazione Il Posticipo

Inter-Pordenone non è stata una partita di calcio. Piuttosto, l’incarnazione dell’articolo 21 della costituzione applicata al calcio: tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. E quello del Pordenone è un messaggio particolarmente apprezzabile. I “ramarri”, arrampicatisi a un passo dal sogno dei quarti di finale a San Siro, possono rappresentare per la Lega Calcio una necessità di qualche modifica al regolamento della competizione. Una Coppa Italia stile FA Cup.

La favola di Perilli

Inter-Pordenone si riassume nella favola di Perilli: non c’è stato il lieto fine, ma una storia da raccontare, quella sì. Il portiere è stato il protagonista assoluto del match. 23 anni da compiere, Perilli è stato capace di arginare l’onda d’urto nerazzurra. Due prodezze su Karamoh, poi si è arreso solo ai calci di rigore, dopo aver respinto le conclusioni di Skriniar e Gagliardini. Parate che hanno restituito visibilità a un talento che ha solo sfiorato il grande calcio, vestendo la maglia della Primavera del Sassuolo, dopo un passato alla Lazio e alla Roma. E magari da una favola finita male, può nascere una storia fantastica. Quella che meriterebbero anche tanti altri calciatori di serie inferiori. Misurarsi con le grandi, per vedere l’effetto per fa. Probabilmente se ne gioverebbe anche il calcio italiano.

Il calcio di provincia piace come la Champions

Anche i dati auditel confortano la tesi e premiano il calcio di provincia: Inter-Pordenone ha incollato l’Italia ai teleschermi. 14% di media, come un match di Champions League. Inequivocabilmente, il fascino di Davide contro Golia paga. Eccome. San Siro, però, era semivuoto. Del resto, un tifoso dell’Inter, per quanto ultimamente conosca poche gioie, non si scalda per un ottavo di finale di Coppa Italia in generale, figurarsi contro una squadra di serie B o C. A questo punto, è lecito chiedersi cosa sarebbe successo a campi invertiti. Se il Pordenone, capace di imporre il pari all’Inter a San Siro, avesse avuto il sostegno dei propri tifosi. Probabilmente i nerazzurri avrebbero portato a casa ugualmente la qualificazione ai quarti, ma negli occhi e nella mente di una squadra e di una città sarebbe rimato comunque qualcosa di indimenticabile. E però, ripetibile.

Una Coppa all’inglese

L’impresa del Pordenone è un messaggio, un manifesto culturale: è necessario riformare la Coppa Italia, che al momento diviene interessante solo dagli ottavi di finale in poi. Basterebbe applicare il modello inglese. Sorteggio integrale con tutte le formazioni che compongono la FIGC. Dalla Serie A, ai dilettanti. Con la possibilità, per le “piccole” di giocarsi il passaggio del turno in casa. In modo che la favola vissuta dal Pordenone, non resti un caso isolato, ma possa avere tante piccole e grandi repliche. Per tante società sarebbe il coronamento di un sogno e, più in generale, per il calcio italiano sarebbe un toccasana.

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