L’Inter B si qualifica, ma ha perso

L’Inter B ha perso. La sfida con il Pordenone giustifica le scelte di Spalletti. Questa squadra non è in grado di reggere il turnover. Perde corsa, qualità e incisività.

di Redazione Il Posticipo

L’Inter B si qualifica, ma ha perso. Se Padelli è decisivo, Nagatomo diventa l’eroe della serata e San Siro esulta agli errori di Misuraca e Lulli si percepisce che qualcosa evidentemente non è andata per il verso giusto. Le seconde linee scese in campo con il Pordenone giustificano le scelte di Spalletti e il suo insistere sulla sporca dozzina.

L’Inter non è in grado di fare turnover

L’Inter non è in grado di fare turnover. Non lo regge. I ricambi non sono stati capaci, in 120′, di segnare un gol alla quinta della serie C. Il match con il Pordenone, al netto delle sofferenze e delle difficoltà, lascia in eredità alcune certezze: Spalletti ha tre ricambi. Karamoh, Dalbert e Cancelo. Anche se qualcuno è decisamente meno pronto. In questa ottica il brasiliano è quello con più margini di progresso. L’ingresso di Icardi, in sè, è già un’ammissione di sconfitta dopo 80′ di attacchi inutili. Una partita passata sottogamba, considerata già vinta, rischia di entrare nella storia dalla porta sbagliata. La vitttoria è un toccasana al di là del risultato. Una sconfitta, la prima stagionale, con il Pordenone, avrebbe aperto scenari inimmaginabili.

Karamoh, ritenta, sarai più fortunato

Karamoh parte, forse, un po’ troppo largo, anche rispetto alle richieste di Spalletti poi però quando punta l’uomo è imprendibile. Piuttosto frenetico in zona gol dove paga un pizzico frenesia che lo tradisce in tre occasioni. Le qualità però non si discutono. Accelera e semina avversari. E con diverse soluzioni: partendo da fermo e sfidando l’avversario sul breve, sovrastandolo con lo scatto. Oppure nell’uno-due. Spalletti lo sta sgrezzando. Il ragazzo è innamorato del pallone. Lo tocca troppo, però non tenta mai il dribbling, piuttosto detta il passaggio o il taglio in profondità. La sua partita finisce con il terzo gol divorato. É un 1998. Acerbo, ma dalle prospettive interessanti. E comunque non pronto.

Cancelo, aperto in fase difensiva

Cancelo, quando trova spazio per allungare la falcata fa paura. Quando difende…anche. Il portoghese ha progressione da quattrocentista e per certi versi ricorda Maicon. Però ha un problema: se il signor Emanuele Berrettoni, anni 36, di cui un terzo speso in Lega Pro va via e lo sorprende alle spalle, qualche domanda sulla fase difensiva è anche lecito farsela. Pregi e difetti di un calciatore che forse è più un esterno d’attacco, da schierare nel tridente dietro Icardi, piuttosto che nella linea a quattro.  E comunque Spalletti continuerà  preferirgli D’Ambrosio, che in questo momento offre maggiori garanzie.

Il grande cuore del Pordenone

Il Pordenone fa quello che deve: resiste e accetta la sfida senza abbassare troppo il baricentro e intasare l’area di rigore. Colucci sceglie la densi sfiora anche il gol. Il palo colpito da Magnaghi è una storia incompiuta da raccontare fra una trentina di Natali. Pallone che rimbalza, perfetto per il collo piede dai sedici metri. Padelli smanaccia e con l’aiuto del palo salva l’Inter. Orgogliosissimo dei suoi ragazzi, il Pordenone comunque, non ha perso. Al netto del risultato, ha mostrato un’ottima organizzazione di gioco e tonnellate di personalità. E per qualche minuto ha rischiato di tornare in Friuli a…piedi

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy