Spalletti e l’Inter pazzi di Karamoh

Il francese è molto più funzionale al gioco di Spalletti rispetto a Candreva e può essere il protagonista della rincorsa Champions dei nerazzurri.

di Redazione Il Posticipo

Yann Karamoh. L’uomo nuovo di Luciano Spalletti. L’Inter scopre un’arma in più per la rincorsa Champions. Il ragazzo francese, al netto dei barocchismi, è molto più funzionale al gioco rispetto a Candreva che fra infortunio e calo di forma rischia di giocare l’ultima parte di stagione da attore non protagonista.

CARATTERISTICHE – Questione di caratteristiche. Karamoh, rispetto all’ex biancoceleste, ha forse meno resistenza, ma un gioco molto più lineare e adatto alle transizioni offensive. Ha lo strappo necessario per lasciare, anche da fermo, sul posto qualsiasi avversario, ma supera l’uomo in modo assolutamente diverso rispetto a Candreva. La peculiarità di questo ragazzo consiste nel non perdere il tempo di gioco. La corsa è fluida, lineare. Dritta. La ricerca della profondità passa attraverso la costruzione del gioco. Anche nello stretto, con il compagno. Karamoh salta l’uomo sfruttando la velocità e l’uno-due, senza ghirigori e dribbling di troppo. E non tende al cross, quanto alla penetrazione in area e allo scarico per l’attaccante o il calciatore a rimorchio.

GIOCO – Con Karamoh e Rafinha è tutta un’altra Inter. Meno prevedibile, sebbene, paradossalmente, più lineare e geometrica nella proposta offensiva. Anche Icardi si giova della presenza del francese. Il puntero argentino, fra l’altro, ha giocato una partita differente dal solito, senza attendere il pallone in ara di rigore ma sfruttando il contromovimento. L’argentino si è allontanato dal perimetro dei sedici metri chiamando a sé i difensori centrali. Ciò ha creato gli spazi necessari alle spalle della linea difensiva del Cagliari. E lì vi si sono infilati, a turno, Cancelo, Perisic e Karamoh. Non a caso le occasioni da gol sono fioccate e l’Inter, per la prima volta, ha goduto dei gol degli “altri”. In una partita finita 4-0 non c’è stata la doppietta o la tripletta di Icardi, quanto piuttosto una cooperativa del gol. Ciò che ha sempre caratterizzato le squadre di Spalletti che ha mandato, storicamente, in doppia cifra almeno due o tre uomini.

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