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Inghilterra, Lingard: “Quando ho perso l’Europeo ho pianto, ma giocare per l’Inghilterra è una benedizione”

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Il calciatore dello United ha confessato gli ultimi mesi vissuti con e senza la nazionale inglese.

Redazione Il Posticipo

Lingard racconta i suoi ultimi mesi con l'Inghilterra. Il calciatore dello United ha confessato gli ultimi mesi vissuti con e senza la nazionale inglese in una intervista rilasciata al Player's tribune in cui ha ripercorso un percorso fatto di lacrime di gioia e dolore. Prima e dopo l'Europeo.

LACRIME - L' attaccante del Manchester United complice un grandissimo finale di stagione con il West Ham. I suoi nove gol gli hanno permesso di entrare nella rosa provvisoria dei 33 di Southgate. Poi però è stato estromesso. E non l'ha presa benissimo. "A giugno, pensavo davvero di aver fatto abbastanza per entrare nella finale 26 per gli Europei. Ovviamente, ho rispettato la decisione di Gareth , ma quando ho telefonato per dirlo a mio fratello, beh non sono riuscito a trattenermi. E ho pianto. Due anni fa, quella notizia mi avrebbe completamente annientato".

PAPPAGALLO - Lingard ha comunque seguito l'Europeo. E le immagini del giocatore con la maglietta di Rice e un pappagallo sulla spalla hanno attraversato a velocità supersonica l'autostrada del web. "Quando i ragazzi hanno giocato la prima partita, non avevo alcuna intenzione di deprimermi. Anche se non scendevo in campo, restavo pur sempre un grande tifoso della squadra. E dunque ho indossato una maglietta e sono andato al pub con alcuni amici. C'era un tizio con un pappagallo, all'improvviso si è seduto proprio sulla mia spalla e abbiamo battuto la Croazia. Fantastico. Consiglio a tutti di andare in un pub quando gioca l'Inghilterra,  è una prospettiva diversa.  Ho scattato alcune foto, firmato autografi. Non sono sicuro di come sia successo, ma sono finito accanto al Dj".

INGHILTERRA - Il ritorno in nazionale è ancora più piacevole. "Sia chiaro, guardare i ragazzi è sempre molto divertente, ma giocare e indossare la maglia dell'Inghilterra è un qualcosa di enorme. Ogni volta che indosso quella maglietta mi sento benedetto. Poter chiamare la mia famiglia e dire loro che avevo ricevuto di nuovo la convocazione per gli internazionali a settembre è stata una sensazione enorme, è bello essere tornato. Certo, aver fatto parte della squadra che ha giocato gli Europei sarebbe stato davvero speciale, visto sin dove è arrivata e il modo in cui ha unito le persone. Ma ho scelto di osservare la situazione da una prospettiva generale. A novembre 2020, non ero neanche lontanamente vicino alla nazionale".