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Infantino: “Alle sanzioni preferisco il dialogo. No alla Superlega, ma il calcio cerchi soluzioni condivise”

(Photo by Paolo Bruno/Getty Images)

Il presidente della FIFA a tutto campo.

Redazione Il Posticipo

Infantino chiede al calcio di essere unito. Il presidente della FIFA ha risposto, in una intervista per AS, alle domande sulla Super League, il conflitto con la UEFA, le sanzioni contro il Club dei 12, la perdita di interesse dei giovani nel calcio, le perdite milionarie e la necessità di controllare le spese.

RESPONSABILE - Il presidente parte da un assunto che è anche il suo compito. "Sono il presidente della FIFA e la mia responsabilità è difendere tutto il calcio, ovunque. Ciò include club, leghe e federazioni di tutto il mondo, siano esse piccole, medie o grandi, con diversi livelli di sviluppo. Sono stato molto chiaro sulla mia posizione e su quella della FIFA su questo argomento. Sosteniamo la UEFA nel suo rifiuto della Superlega. Siamo contrari e ci opporremo sempre a qualsiasi competizione che non faccia parte della struttura internazionale del calcio. Detto questo, è anche mio obbligo mediare tra le parti in modo che inizi un dialogo profondo e costruttivo alla ricerca di soluzioni positive. Occorre affrontare insieme i problemi del calcio"

DIALOGO - Il presidente ritiene che il dialogo sia molto più costruttivo rispetto alle sanzioni. "Per quanto riguarda le sanzioni, ci sono organi competenti e indipendenti che analizzeranno cosa si può e si deve fare al riguardo, quindi non è mio compito parlarne. Le porte della FIFA sono sempre aperte ma non accetteremo proposte che contraddicono i valori del nostro gioco, come il merito sportivo, la solidarietà, l'integrità e l'equo accesso alle competizioni". I numeri però dicono che tre delle quattro semifinaliste di Champions e le due finaliste abbiano avuto problemi con il FPF. "Nel 2011, i club europei avevano un deficit netto di 1,7 miliardi di euro. E grazie a queste regole, le perdite si sono ridotte a meno di 300 milioni. È vero che le cose cambiano nel tempo e che la crisi del COVID-19 ci ha anche insegnato che dobbiamo adattarci. I tifosi, in primis, devono essere al centro di tutto ciò che facciamo. Senza la loro passione, il calcio non sarebbe quello che è".

INTERESSE - Proteggere il calcio significa anche valorizzare il prodotto. La platea è cambiata. I giovani sembrano aver perso interesse per il calco. "Il mondo cambia rapidamente e quella che prima è stata una formula per il successo potrebbe non esserlo più per il futuro, ma non possiamo e non dobbiamo scendere a compromessi. D'altra parte, mantenere tutto esattamente uguale potrebbe non attrarre un pubblico più giovane come prima, ed è per questo che penso che dovremmo discutere l'idea se sia possibile avere meno partite, ma più importanti"