Lazio, la legge dei grandi numeri

Notte indimenticabile per i biancocelesti che sopperiscono ai torti con la legge dei grandi numeri: quattro gol al Salisburgo e semifinale a un passo.

di Redazione Il Posticipo

Una Lazio strepitosa: incassa due gol ma ne segna il doppio, giocando da grande squadra e interpretando nel migliore dei modi possibile. In campo personalità, testa, cuore, intensità e qualità. Anche al netto di un arbitraggio perlomeno discutibile, la Lazio risponde imponendo la legge dei grandi numeri: 4-2 come i quarantadue anni di Inzaghi. 63, come le reti di Immobile che raggiunge Klose. 106, come i gol totali segnati sinora, a tre dall’anno scudetto.

Testa e cuore

La Lazio ha giocato a ritmi pazzeschi. Europei. È partita con pazienza, facendo girare il pallone alzando i giri e sfruttando l’ampiezza del campo con i movimenti negli spazi. Il risultato non dà la certezza del passaggio del turno ma una bella spallata alle ambizioni del Salisburgo, squadra aggressiva, nonché aiutata dall’episodio controverso del calcio di rigore che poteva incidere enormemente sull’emotività, già scossa, di una squadra che ha subito troppi torti. Invece la Lazio mostra una grande maturità: non si disunisce, riparte e porta a casa il primo dei due tempi che conducono in semifinale.

Intensità e qualità

La Lazio appare superiore al Salisburgo. E il risultato maturato all’Olimpico incanala la sfida nei binari preferiti dalla squadra. I biancocelesti interpretano la gara come devono. Girano il pallone eludono il pressing e, in fase di non possesso la squadra è capace, coraggiosa. Trova il gol parendo dalla fase difensiva spostando il baricentro in avanti. Leiva alza la linea, la Lazio pressa alta, rubare palla nel centrocampo avversario, la portarla sino alla trequarti per consegnarla con i giri giusti. E se lì davanti vi sono Immobile e Anderson, non resta che abbracciarsi. A proposito di numeri, da raccontare ai nipoti e pronipoti il tacco di Marco Parolo che rinfresca la memoria dei tifosi laziali, abituati ad altri tocchi come quelli di Crespo e Mancini. Quello del centrocampista è un gesto più intelligente che estetico, ma la sensazione è che non sia il caso di essere schizzinosi. Anzi, con questi numeri, sognare non è utopico. La semifinale è a un passo. E dopo il ritorno di partite potrebbero restarne tre…

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