Il rapporto difficile tra il calcio e la politica

Di Bobo Craxi. É vecchio il rapporto tra il calcio la politica: questioni di interessi concreti si assommano a esistenti interessi di carattere elettorale. Figuriamoci quindi se si possa risparmiare il calcio italiano da questa sorte.

di Bobo Craxi

É vecchio il rapporto tra il calcio la politica. Questioni di interessi concreti si assommano a esistenti interessi di carattere elettorale; d’altronde quale politico non gradirebbe che la squadra della propria città, della propria “costituency” non accedesse al rango di vincitrice di scudetti, di risalite impetuose da serie inferiori verso l’alto? In parte quindi sono lecite le scorribande tecniche e il trasferimento delle dialettiche polemiche del palazzo dentro i campi di giuoco. D’altronde la neutralità dello Sport, lo spirito “decoubertiniano” é messo di un canto alle Olimpiadi, dove sovente ci sono stati i prolungamenti delle tensioni politiche internazionali o addirittura dei conflitti (purtroppo Monaco ‘72 ne fu l’apice negativo). Figuriamoci quindi se si possa risparmiare il calcio italiano da questa sorte.

SALVINI CONTRO GATTUSO – Nella settimana nella quale in una sala Universitaria di Napoli si discute, alla presenza di magistrati, nientemeno che sugli errori arbitrali e sui favoritismi nei confronti della Juventus, ci può anche stare l’intemerata del Ministro degli Interni, il dominus della politica italiana, contro la scelta del Mister Gattuso di non effettuare alcun cambio durante la partita di domenica in cui la Lazio ha acciuffato il pareggio in pieno recupero. Non rinnoverò su questo punto il parere già espresso, ovvero che Gattuso abbia ragione nel merito. Il problema scaturisce dall’opportunità che uomini politici, in questo caso il Vice-Primo Ministro, l’uomo forte del potere politico italiano, scendano nell’agone sportivo e facendo uso dell’accetta squalificano agli occhi dei tifosi l’allenatore della squadra.

BERLUSCONI AL MILAN – Berlusconi, che era uomo di sport e proprietario del Milan, limitava i suoi sfoghi convocando il lunedì l’A.D. Galliani, al quale riservava le sue critiche di merito sulla condotta domenicale della squadra, in particolare quando andava incontro a sconfitte. Aveva un’idea del giuoco e del calcio abbastanza datata, ma che però aveva in qualche modo cercato di integrare con la spinta innovativa ed interpretativa che innanzitutto Arrigo Sacchi aveva impresso con il suo arrivo al Milan. Capello era meno brillante, ma anche meno dispendioso, era solido come deve essere un uomo azienda e così anche Carlo Ancelotti.

BERLUSCONI CONTRO ZOFF – Quando entrò a piedi uniti contro un allenatore, Berlusconi lo fece, ma era un allenatore della Nazionale: Dino Zoff, colpevole a suo dire di una rovinosa sconfitta contro la Francia nella finale Europea maturata nei tempi supplementari. Il paese fu abbastanza shoccato da una sconfitta così tutto sommato imprevista e Berlusconi, all’epoca capo dell’opposizione, cercò di cavalcarne il sentimento, protestando ed ottenendo, come nei paesi africani, le sue dimissioni, avendo definito “indecente” la gestione del match da parte del vecchio capitano della Nazionale Campione del Mondo. Si aprì una furibonda polemica politica e i due alleati dell’epoca di Berlusconi, Fini e Casini, scesero in difesa del C.T. della Nazionale, mentre gli avversari politici insorsero. E il Cavaliere dovette anche subire l’ironia di Giulio Andreotti, che regolò così il presidente del Milan: “Allenare davanti alla televisione è facile: io invece ho molto rispetto di chi gioca o fa il tecnico, perchè le cose dal salotto o dalla tribuna appaiono più semplici di ciò che sono”. Ed ancora: “A me non piace fare il Cacasenno…”.

PUNTO DI VISTA – Di “Cacasenni” ce ne sono almeno cinquanta milioni quando gioca la Nazionale, poi in ogni città c’è sempre la personalità più in vista, politica o dell’economia e della cultura, che scende in campo e si sostituisce all’allenatore o al presidente. Qui sta la magia del calcio, ovvero che tutti se ne possono occupare, perché ciascuno ha sul gioco più bello del Mondo una propria idea ed un proprio punto di vista. Anche chi scrive, intendiamoci, ma le incursioni fatte nei mestieri altrui quando a malapena si è sufficienti a fare il proprio è sempre qualcosa di sgradevole, in definitiva di sbagliato. E il riferimento al collega Matteo Salvini, naturalmente, è puramente casuale.

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