Il presidente-dottore dello Sporting Lisbona attacca: “Si fanno più test ai calciatori che a chi lavora negli ospedali, è ridicolo…”

Il presidente-dottore dello Sporting Lisbona attacca: “Si fanno più test ai calciatori che a chi lavora negli ospedali, è ridicolo…”

La vita del presidente di un club in questo periodo non deve essere troppo semplice. Figurarsi se il presidente in questione non solo guida una società importante come lo Sporting Lisbona, ma fa anche di lavoro…il dottore. E Frederico Varandas, che ha diviso le sue giornate tra lo Sporting e l’ospedale, è arrabbiato…

di Redazione Il Posticipo

La pandemia di coronavirus ha avuto un effetto dirompente sul calcio, costringendo lo sport più seguito del mondo a fermarsi e creando grossi problemi alle casse dei club. Dunque, la vita di un presidente in questo periodo non deve essere troppo semplice. Figurarsi se il presidente in questione non solo guida un club importante come lo Sporting Lisbona, ma fa anche di lavoro…il dottore. E Frederico Varandas, numero uno biancoverde, ha diviso le sue giornate tra lo Sporting e l’ospedale. Una situazione che definire stressante è poco, come ha raccontato il quarantenne ai microfoni del New York Times.

DOTTORE – Prima dottore, poi presidente. Durante la pandemia, Varandas non ha avuto dubbi su quale delle sue due carriere avesse la priorità… “Ho controllato come andavano le cose tutto il tempo, perchè il calcio si è fermato, ma l’attività del club è andata avanti. E non è stato facile nel primo mese riuscire a conciliare il lavoro in ospedale e il calcio. Ma lo sport è fermo in Portogallo e ho pensato di essere più importante per il paese come dottore”.

TEST – Il fatto di vivere entrambi gli ambienti, però, gli ha permesso di rendersi conto che per la ripartenza del calcio si rischia di non considerare cose più importanti. E Varandas lo dice senza mezzi termini… “I calciatori sono sottoposti a più test di quanti se ne facciano ai dottori che lavorano negli ospedali e secondo me è una cosa stupida. Politicamente la capisco, ma scientificamente è un qualcosa di ridicolo. Il calcio in Portogallo è una cosa folle, è come una religione. È una cosa malata”.

PRESIDENTE – Da presidente, poi, Varandas deve anche pensare a come cambierà il calcio dopo la pandemia. E cifre come i 60 milioni ricevuti dallo United per Bruno Fernandes sembrano già lontane… “A volte mi chiedo come andrebbero le cose se vendessimo Bruno Fernandes in questo momento. Quale sarebbe il prezzo? 15 milioni? 10? Non so quale possa essere il valore di un calciatore in questo preciso istante. E sia noi che il Porto che il Benfica dobbiamo vendere dei calciatori”. L’importante, però, è pensare a superare il coronavirus. Su questo, il dottor Varandas non transige!

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