Il Posticipo
I migliori video scelti dal nostro canale

il post

L’Appunto

L’Appunto - immagine 1

Di Stefano Impallomeni. Derby d’Italia che finisce tra le polemiche. Vince l'Inter in una sfida tirata. A Bergamo vince anche il Napoli ma è un'altra storia. Bene anche Mourinho che dopo sei anni alla Roma cala una striscia da 10.

Stefano Impallomeni

Un altro Derby d’Italia che finisce tra le polemiche, forse neanche quotate. Vince l'Inter in una sfida tirata dove i nervi stendono i contenuti, le giocate, gli assoli dei singoli. E dove l'episodio si trasforma nel centro di tutto. Di nuovo il Var, gli arbitri e i soliti sospetti. Il rigore decisivo di Calhanoglu assegnato dopo un pestone di Morata a Dumfries è stato battuto, sbagliato, ripetuto e quindi segnato, diventando così l'attrazione principale. Prendiamo il largo dalla questione perché sono argomenti che non ci appassionano. Li lasciamo volentieri a chi, secondo scienza e competenza, ne sa di più. Spostiamoci, in breve, sulla partita. La Juventus avrebbe meritato di più, molto di più, ma alla fine l'Inter la spunta grazie a un sacrificio inedito, quasi disperato, per conservarsi la chance scudetto. La somma: tre punti nel deserto. Acqua fresca che ha saputo spegnere le secchiate calde e velenose, specialmente iniziali, di una Juventus brillante come non mai, che ha fatto sua la partita ma non l'incontro. Una vittoria importante, quella nerazzurra, e chissà se da oggi ci sarà una vera ripartenza perché oltre la vittoria c’è poco altro. Dietro la prestazione di sostanza, poca personalità e tanta preoccupazione di subire e di non farcela. Se non altro resta il colpo, e che colpo, che consente lo scollinamento del promontorio della paura, di quel senso di abbandono svanito in una notte dove la fortuna ha lanciato segnali evidenti. Variabili a favore, in attesa di verifiche.

A Bergamo vince anche il Napoli ma è un'altra storia. Spalletti frulla carattere, infonde fiducia e mentalità. È una squadra presente a sé stessa che capisce le partite e soprattutto cosa si sta giocando. Scelte illuminate e tre reti su poche azioni offensive proposte, colpendo però nel momento giusto. Un rigore, una punizione trasformata su schema e contropiede perfetto a chiudere e circoscrivere il furore della Dea. Zanoli non fa rimpiangere Di Lorenzo, è un giovane di belle speranze che va cresciuto e seguito. Il resto è già tutto consolidato. Al Napoli manca un livello e ci siamo. Quello della concentrazione: deve averla sempre e comunque a prescindere dell'avversario di turno. Mai abbassare la guardia, come dice giustamente Spalletti, perché la differenza tra chi vince e chi si piazza, in fondo, è tutta lì. Lo sa bene anche Mourinho che dopo sei anni alla Roma cala una striscia da 10, quanto i risultati utili consecutivi in campionato. La Roma, non li faceva proprio con Spalletti alla guida. Stagione 2015-16. Tanto tempo fa. Non tutto, ma abbastanza per spiegare la rinascita dei giallorossi, quinti e più ambiziosi che mai.