Il Manchester City è riammesso alle coppe: i motivi della decisione del TAS e i problemi del Fair Play Finanziario

Di Francesco Paolo Traisci. Il Manchester City ottiene dal TAS il ribaltamento della sentenza e potrà prendere parte alle coppe europee. Quali sono i motivi di questa decisione? Crea giurisprudenza? Si può parlare di due pesi e due misure? Il fair play finanziario ha ancora davvero un senso?

di Francesco Paolo Traisci

Il Manchester City ottiene dal TAS il ribaltamento della sentenza e potrà prendere parte alle coppe europee. Quali sono i motivi di questa decisione? Crea giurisprudenza? Si può parlare di due pesi e due misure? Il fair play finanziario ha ancora davvero un senso? Vincono sempre i club più forti, quelli ricchi, a scapito dei più poveri? Tante domande, una risposta: nulla di nuovo sotto il sole!  Pochi si possono stupire per la pronuncia della Corte Arbitrale dello Sport che ha restituito l’Europa che conta al Manchester City, riformando il precedente bando di due anni comminato insieme ad una multa di 30 milioni ai Citizens (ora ridotta a 10 milioni) per le presunte violazioni al Fair Play Finanziario fra il 2012 ed il 2016. Nessuna sorpresa perché la sentenza fa il paio con quella recente del PSG, che ha visto i francesi sfuggire alla sanzione dopo analoghe accuse.

Il Fair Play Finanziario

In realtà la vicenda ha origini lontane quando qualche anno fa la Liga Spagnola, aveva denunciato PSG e Manchester City per le ingenti spese sul mercato, chiedendo all’UEFA un indagine approfondita sui due club accomunati dal fatto di essere di proprietà di due fondi sovrani di paesi del Golfo Persico e quindi di fatto di essere di proprietà statale. Un qualcosa che ha sempre consentito loro di tenere comportamenti border line nei confronti delle regole del FPF. Tutti conoscono bene o male che cos’è il Fair Play Finanziario dell’UEFA: l’obbligo di raggiungere la parità di bilancio con i ricavi, ossia senza apporti, se non limitati, della proprietà. Quindi i ricavi devono almeno pareggiare i costi, al fine di non incorrere nelle sanzioni dell’UEFA che può arrivare fino alla esclusione del club riconosciuto colpevole dalle proprie competizioni. E, fra i ricavi considerati a tal fine ovviamente il botteghino, il merchandising, i proventi dei diritti di immagine ed audiovisivi, i premi per i risultati e, naturalmente le sponsorizzazioni, purché vere ed effettive. Vietati gli apporti dei soci superiori ad alcuni limiti. In caso non si arrivi alla parità di bilancio, con un leggero sforamento comunque consentito, gli azionisti possono ripianare il debito immettendo denaro proprio, ma non oltre una certa somma: 45 milioni di euro nell’ultima versione del FPF. Oltre a quella cifra ogni apporto del padrone è considerato illegittimo.  La sanzione finale è la mancata concessione della licenza UEFA, ossia dell’iscrizione alle competizioni continentali.

Club controllati da fondi sovrani

Certo che il club inglese, così come il Paris Saint Germain, ha sempre avuto rapporti travagliati e conflittuali con il FPF, senza però mai arrivare ad una squalifica.  Tutto ciò è anche il frutto della guerra dichiarata da altre big, spagnole e inglesi in testa, ai due club di proprietà dei fondi sovrani di paesi del Golfo, con prese di posizioni ufficiali, soprattutto da parte della Liga Spagnola, che più volte ha denunciato le possibili violazioni al FPF che le due società avrebbero commesso, beneficiando di aiuti di stato e di sponsorizzazioni fatte “in famiglia”. Come è noto, infatti, il Manchester City è di proprietà del fondo sovrano Abu Dhabi United Group, mentre il PSG è del fondo sovrano del Qatar, cosicché gli investimenti fatti per le campagne acquisti faraoniche dei due club sono, secondo le accuse delle concorrenti, a carico dei rispettivi stati. E così, dopo alcune campagne acquisti particolarmente faraoniche, si sono sollevate le voci di protesta, accompagnate dalle richieste ufficiali da parte della Liga spagnola di indagare sulle possibili violazioni del FPF da parte delle due squadre. Nelle varie interviste il n.1 della Liga aveva spesso sottolineato che PSG e Manchester City beneficerebbero di coperture che non hanno alcun senso economico, la cui effettiva incidenza sui meccanismi del FPF non sarebbe stata sino a poco tempo fa valutata correttamente. E ciò in quanto, i finanziamenti di cui hanno beneficiato e beneficiano tuttora i due club, debbono, secondo le accuse, essere considerati aiuti di stato, falsando così le competizioni europee.

Sponsorizzazioni gonfiate e indagini troppo lunghe

Nel mirino quindi le sponsorizzazioni “ingiustificate” o “gonfiate”, concesse da società amiche senza alcuna giustificazione se non quella di aggirare i divieti del FPF. Ma ecco il problema: come provare che le sponsorizzazioni siano effettivamente fasulle, ossia che non siano il modo attraverso il quale, il proprietario di ciascun club faccia confluire “indirettamente” e quindi attraverso una altra sua società i fondi necessari per ripianare i costi di questi mercati? Nella specie si tratterebbe di denaro per sponsorizzazioni che la compagnia di bandiera, l’Etihad, di proprietà del fondo sovrano, avrebbe versato nelle casse del club, sempre di proprietà dello stesso fondo. Come provare che si tratti di effettive sponsorizzazioni e non di semplici versamenti.  Per farlo sarebbe necessaria una indagine capillare basata su prove solide.  E, per questo, il PSG l’ha passata liscia: troppo tempo per le indagini… Quando fu richiesta una proroga dagli inquirenti, questa fu bocciata ed il PSG fu assolto.

Al contrario, per il Manchester City la prova fu trovata attraverso delle mail reperite, non si sa bene come (o meglio, si sa, hackerandole), da un hacker portoghese ora in carcere. Un caso di Wikileaks in chiave calcistica.  La UEFA aveva ritenuto attendibili queste mail e soprattutto legittima la loro provenienza. Ora vedendo la cosa in un’ottica più garantista il TAS ha ribaltato tutto.  Ed il Manchester City, come il PSG, si è salvato. Speriamo che il garantismo sia uguale per tutti.

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