Il Governo verso l’accordo salva calcio. Quali sono le soluzioni proposte per affrontare la crisi?

Di Francesco Paolo Traisci. Il calcio, tutto il calcio, da quello di elite a quello di base è in crisi, una crisi per i mancati incassi da botteghino e da sponsor in fuga. La soluzione potrebbe venire dalla prossima Legge di Bilancio, con i vari emendamenti proposti dalle nostre forze di maggioranza. Ma spunta di nuovo il salary cap…

di Francesco Paolo Traisci

Ancora non è finita la conta dei danni che la pandemia sta causando al nostro mondo sportivo. Il calcio, tutto il calcio, da quello di elite a quello di base è in crisi, una crisi per i mancati incassi da botteghino e da sponsor in fuga, che intacca tanto il patrimonio delle società quanto la loro liquidità, per pagare stipendi, debiti scaduti e tasse varie. Ed evidentemente, il problema principale, quantomeno nell’immediato, sarebbe proprio l’impossibilità di far fronte alle scadenze. Le varie soluzioni sarebbero affidate alla prossima Legge di Bilancio, con i vari emendamenti proposti dalle nostre forze di maggioranza.

Sospendere i versamenti o ammortizzare le perdite?

E, dopo l’altolà ai ristori, una di queste potrebbe essere quella contenuta nell’emendamento proposto dal deputato PD Claudio Mancini, di sospendere per i primi quattro mesi del 2021 i versamenti fiscali da parte di federazioni, enti e società sportive dilettantistiche e professionistiche, con un recupero degli arretrati da maggio 2021 in un’unica soluzione oppure in 24 rate mensili.

Questo rinvio, comporterebbe tuttavia, secondo MF Milano Finanza, con dati poi ripresi da Calcio e Finanza oneri per le casse pubbliche di:

  • 323 milioni di euro nel 2021
  • 234 milioni nel 2022
  • 89 milioni nel 2033

Risorse che verrebbero prelevate per il 2021 dal fondo da 3,8 miliardi per il sostegno alle attività più colpite dall’emergenza Covid-19 e per il biennio successivo dalle maggiori entrate dovute al pagamento degli arretrati. Meno possibilità di successo avrebbe la soluzione avanzata da Italia Viva, che avrebbe proposto un emendamento che permetterebbe alle società professionistiche di ammortizzare come oneri pluriennali le perdite le perdite al botteghino accusate in questa stagione rispetto al 2017/18 (costo stimato per lo Stato: 200 milioni nel 2021).

Ma c’è chi vuole il salary cap…

Tuttavia non tutti sono d’accordo all’interno della maggioranza. Il MS5 vorrebbe infatti porre una condizione per queste agevolazioni fiscali: visto che della norma andrebbero a beneficiare in primis i club del massimo campionato italiano, mantenendo in cassa la liquidità per pagare gli stipendi arretrati ai propri calciatori, pretenderebbero che a fronte di queste agevolazioni, le squadre di serie A introducessero il famoso salary cap! Abbattendo i ricavi la crisi ha messo a nudo la precarietà del mondo del pallone, da qui la richiesta M5S di un salary cap, che nella sua consentirebbe una maggiore stabilità ed una maggiore sostenibilità a tutto il sistema. Un tetto agli stipendi che però, qualora fosse presente solamente nel nostro campionato, lo renderebbe molto meno competitivo rispetto ai concorrenti, con la fuga all’estero di tanti campioni e con ricadute gravi sull’immagine dello stesso e, soprattutto, sui ricavi da diritti audiovisivi e di marketing. Una soluzione che, nella furia moralizzatrice dei nostri politici, si ripercuoterebbe su tutto il sistema e non solo sul suo vertice. Ma forse questo non interessa…

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